|
giovedì, 30 settembre 2004
Sarà difficile impiegare i pochi secondi che ho a diposizione, prima di uscire di casa, per raccontare tutto quello che mi succede in questi giorni... Vi dico solo che mi sento un po' "friccicarella".... e non è solo per il matrimonio!
Ieri tipografo-radio e poi con Marco per sopralluogo ristorante, ritiro vestito (con pausa per lo "splizz in stile veneto e la storia dei "bacari"), meeting collaboratori organizzazione matrimonio e poi raggiungiamo a cena i segretari prov. Acli riuniti in cerchia ristretta - che poi sarebbe "il Consiglio"- quest'oggi (cioè... scappo perchè è tra 1 ora l'appuntamento) per preparare il Congresso.... Prevedo altri svilppi su vari fronti per oggi.... ma questo sarà nel prossimo capitolo!
mercoledì, 29 settembre 2004
Ma cos'è che mi ha tolto il sonno all'alba di oggi? Non me lo so spiegare... Ma tan'tè che dalle 6 e poco + non ho più ripreso sonno ed eccomi qua: tanto vale sfruttare il tempo in qualcosa di utile! Eppure ieri sera ho spento il pc a mezzanotte e pochi minuti, dopo la serata passata a elaborare le idee per la tesi del congresso di GA che mi hanno affidato, mentre seguivo contemporaneamente Porta a Porta sulla liberazone delle Simone. Ma non sarò mica un po' emozionata? La scusa ufficiale potrebbe essere il matrimonio di Gigi e Annachiara, ma non è il mio, anche se mi sento molto partecipe e mi sembra esagerato azzardare questa ipotesi (per quanto, nella testa, continuano a girare vorticosamente tutte le cose che mi mancano da fare/scrivere/organizzare). A proposito... Ieri ho passato un full-day tra tipografo- radio e Acli regionali (uscendo dalla sede alle 19.10!) e oggi invece passerò un full day tra tipografo-radio-sopralluogo al ristorante con Marco F.-ritiro vestito... Che come prospettiva mi sembra un po' meglio di quella di ieri...
martedì, 28 settembre 2004
lunedì, 27 settembre 2004
Ma che tempo farà il primo ottobre? L'incognita si abbatte nei miei pensieri e soprattutto, metaforicamente, nel mio armadio, visto che non ho ancora ritirato il vestito che ho preso sabato mattina per il matrimonio, ma so benissimo che non è di lana! A proposito dello shopping di venerdì pomeriggio e sabato: mi sono resa conto che la maggior parte dei negozi di abbigliamento di Roma, in molti dei quali sono cliente abituale... sono tutti di proprità degli ebrei che hanno fesetggiato il loro capodanno e mi hanno fatto camminare inutilmente ... Sabato ero quasi disperta, quando per caso sono arrivata in via del Pozzo, traversa di via del Corso dove non vado mai! E invece...
A proposito di puntini di sospensione... ne aggiungo anche adesso, in riferimento a... che ancora non ho capito se scherza così con tutte oppure solo con me... Ma poi, scherza o dice sul serio? E' ancora presto per dirlo... però... Intanto... capito, no?
domenica, 26 settembre 2004
sabato, 25 settembre 2004
Ho appena chiamato "il maestro" in redazione per fargli gli auguri e mi ha fatto i "complimenti per la trasmissione" che andrà in onda oggi pomeriggio! Wow! Cmq, se vi va di ascoltare alcune tra le nuove canzoni del'album di Gino Paoli e Ornella Vanoni in questa puntata un po'amarcord...

sintonizzatevi alle 14.30 su 105 live per ALTA FEDELTA'!
venerdì, 24 settembre 2004
Che cosa c'è, senza fine... E' inziato con queste canzoni da filmati di repertorio lo spettacolo di eri sera dedicato ai 70 anni di Gino Paoli e Ornella Vanoni. Purtroppo non è stato un concerto dal vivo, eccezion fatta per 3 canzoni cantate alla fine ( e non hanno fatto neppure "Una lunga storia d'amore...sigh!)... C'era Borgna che li intervistava, qualche illustre ospite dalla platea (tipo Stefania Sandrelli e Ennio Morricone) che ricordava e i filmativ d'epoca che andavano... Però è stato bello, peccato che l'età media del pubblico era notevolmente alta... eppure certe canzoni hanno ancora molto fascino su di me... Come sono romantica!
Stamattina al pre con Gigi e Annachiara per i libretti dei canti, poi super giro tra via del corso-frattina-condotti-carrozze e cola di rienzo per carcare un vestito per il matrimonio. Risultato: gran mal di piedi e nessuna busta in mano! Devo ricominciare....
Stasera MR, ovvero ricomncia il gruppo di giovani che seguo in parrocchia. Sono felice di esserci ancora e spero che quest'anno riuscirò ad esserci sempre!
E poi ieri.... ....
giovedì, 23 settembre 2004
Si è parlato di sogni e di ricordi alla presentazione dell'album "Ti ricordi? no, non mi ricordo" di Gino Paoli e Ornella Vanoni e del loro libro "Noi due, una lunga storia".... Conferenza ai musei Capitolini (dove ero andata l'altro giorno...) gremiti di giornalisti "in vista" e qualche faccia nuova... Arrivo trafelata dalla Cassia, dopo aver salutato Marco Marzocca e Rino Petrosino che aveva finito le foto e aver chiacchierato con Cinzia Marongiu che avrebbe continuato con Marco. Pare che il servizio uscirà su Tv Sorrisi e canzoni entro 3/4 numeri: semplicemente fantastico! Torniamo alla conferenza, al termine della quale l'assessore alla cultura Borgna, che faceva gli onori di casa, ci invita in terrazza per l'aperitivo (wow! Immaginatevi cosa sia la terrazza del Campidoglio, sotto questo meraviglioso sole settembrino ancora caldo!)... Me lo ritrovo dietro mentre usciamo dalla sala e ne approfitto per presentarmi e dirgli che ero già venuta lì proprio pochi giorni prima per vedere Caravaggio. Compiaciuto esclama: "Ah, brava! Adesso lo diciamo a Gino!"... Che pr che sono! Così torno davanti al Caravggio con Gino Paoli, pittore, tra l'altro, che ci spiegava la tecnica del colore, Borgna che illustarva il resto e pochi altri intimi... Facciamo un altro pezzo di corrodio nel museo insieme, mentre la direttrice del medesimo spiegava altre cose. Arrivati nella sala dove c'è la testa della Medusa, lei la presenta a Paoli e io da dietro incalzo prontamente: "Ah, sì, del Bernini!". Lei si volta e mi sorride contenta. Le svelo che ro venuta all'alba della notte bianca, anzi, quando la notte era finita. Mi chiede se avssi trovato fila e le spiego che ereano già le 9 e che io ho pagato il biglietto. Era felicissima di questo! Che figurone! Prendo l'ascensore con Paoli e i suoi scagnozzi (oops! erano agente e manager vari probabilmente) per salire su in terrazza. Ne approfitto per compliemntarmi con Paoli e il suo ritorno al jazz. Gli riferisco di averlo ascoltato con alto gradimento a Villa Celimontana e che Roberto Gatto mi aveva raccontato tanto di questa serata. Lui si è gasato e mi ha detto che si divertono tanto insieme e che sicuramente faranno ancora molto, a grande richiesta! Cmq, aggiungo un'altra tacca alla lista delel belle figure di oggi: che donna! Chiacchiere, aperitivo e poi via alla radio per preparare la trasmissione.
Stasera si va alla festa di Paoli e VAnoni all'Auditorium... ma questo sarà il racconto di un altro giorno....
Manca poco al matrimonio di Gigi e Annachiara e dire che i preprarativi fervono, mi sembra alquanto riduttivo! Tra tavoli da organizzare e canti da provare, la situazione pare essere sotto controllo, speriamo che non sia un'illusione! Il 1 ottobre sarò emozionatissima, perchè mi sento direttamente coinvolta in questo "evento" e soprattutto per l'amicizia che mi lega in particolare a Gigi... La sceltadi invitare moltissime persone e di dedicare la lista di nozze alla costruzione dell'asilo in Guinea Bissa, rende questo matrimonio ancor + speciale!
Mattinata infuocata questa che si sta aprendo pian paino: prima alla Farmacia Marzocca per il serizio con Tv Sorrisi e Canzoni, poi al campidoglio per Gino Paoli e Ornella Vanoni -e speriamo di trovare almeno 2 posti in piedi per stasera alla loro festa all'Aditorium!- poi ancora alla radio per preparare "Alta fedeltà" di sabato...!
mercoledì, 22 settembre 2004
Dopo i fasti dell'alba bianca, rieccomi qui a raccontare di me... Questa settimana è alquanto movimentata... Tra lavoro, impegno siociale e serate pseudo mondane...
Lunedì sera sono andata all'Auditorium a vede VOCI CONTRO IL POTERE (Voci oltre il Buio)– SPEAK TRUTH TO POWER, progetto portato in Italia lo scorso maggio da Kerry Kennedy, figlia di Robert Kennedy e fondatrice del Robert F. Kennedy Memorial Center for Human Rights. L’edizione italiana del play, scritto dal rinomato attivista e romanziere drammaturgo Ariel Dorfman e tratto dal libro-intervista di Kerry Kennedy “Speak Truth To Power”, verte sulle esperienze di vita di alcuni dei più grandi difensori di diritti umani nel mondo, dal Dalai Lama a Vaclav Havel, da Desmond Tutu a Elie Wiesel. Sul palco gli otto “defenders” (“difensori”), quattro uomini e quattro donne, e “The Man” (“L’Uomo”) diretti da Lucio Dalla che ha curato anche le musiche della rappresentazione. Gli attori erano Anna Bonaiuto, Piera Degli Esposti, Anna Galiena, Ornella Vanoni, Marco Alemanno, Niccolò Fabi (ch tanto attore non è...), Alessandro Haber, Enrico Lo Verso, Gad Lerner (che non è un atore ma era + convincete di Niccolò che stimo + come cantautore!). Iniziativa molto lodevole, ma altrettanto noiosa, se posso permettermi! Alessandra ed io ce ne siamo andate dopo circa un'ora e mezza dall'inizio. Perchè, seppur l'idea fosse interessante, di questo racconto corale delle vittime delle torture in varie condizioni e parti del mondo, dopo un po', anche se le testimonianze (impersonate dagli attori, a turno), cambiavano... lo schema era troppo ripetitivo! Prima di noi molti altri hanno rinunciato. Non so se magari più in là qualcosa sia cambiato... Ma intanto...
Ieri mattina alla Acli con G e C per preparare la riunione di ieri sera con i vari responsabili dell'Associazionismo cattolico per dibattere insieme la proposta di referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita. Poi alla radio come ospite sul canale ufficiale di Orizzonti cristiani per parlare di Terra Santa (e per tutto oggi potete, se volete, riscoltarmi qui: http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/on_demand3_it2.asp) e sera prima in parrocchia per salutare almeno quelli degli MR che erano lì per la cena e poi a questo meeting politico-religioso-culturale alla sede della FUCI. E' bello ritrovarsi a una tavola rotonda per cercare di metterci d'accordo intanto noi sul da farsi. Da cristiani dobbiamo tutelare e difendere la vita fin dal suo concepimento e soprattutto, cosa cui tengo molto, dobbiamo avere il coraggio di esporre le nostre idee. In Italia, paese che si dichiara cattolico, manca una coscienza cattolica. Il Papa non basta, purtroppo e forse prende ancora + importanza una responsabilizzazione da parte dei laici impegnati. Le obiezioni proposte dal comitato dei "sì" ci fanno riflettere su una considerazione: la nostra società ha paura della morte, del dolore, della sofferenza e cerca, a tutti i costi, il bello, la perfezione. Ma accettare il dolore e trasformarlo in vita è una sfida che soprattuto noi, dobbiamo raccogliere! Cmq, prima fase sarà la formazione, poi elaboreremo degli strumenti per sensibilizzare i nsotri rispettivi moviemnti, allargando anche la aprtecipazioni a dei moviemti laici vicini a noi.
Ieri poi, tra il serio e il faceto... anche un'altra cosa mi ha fatto riflettere... ma trattasi di cose strettamente personali che, causa lettori "in agguato", non posso riferire... Però son cose belle.... Speriamo!
domenica, 19 settembre 2004
Non vi racconterò della notte bianca, dei 2 milioni di persone sparse per le strade della magnifica Roma. Degli angoli illuminati, della musica e dei bar. Di tutte le generazioni che hanno goduto delle più svariate iniziative... Dei romani e di quelli che sono venuti da fuori per sentirsi al centro del mondo. Non vi racconterò niente di tutto questo perché... io dormivo! La mia scelta alla fine è stata quella di vivere l'alba e insieme a Maura ci siamo viste poco prima delle sei per andare al Pincio. Alba in jazz, dunque, con una suite di saluto alla città a cura del grande jazz di Danilo Rea, Maurizio Giammarco, Gianluigi Trovesi, Enzo Pietropaoli, Maria Pia De Vito, Gianluca Petrella, Roberto Gatto, Enrico Rava, Luciano Biondini, Jivan Gasparyan.
E allora, vi parlerò dei colori ritrovati. Della notte che ha salutato il giorno aprendosi alla luce. Della brezza tra gli alberi. Dell'umidità che bagnava le foglie di villa borghese. Del cielo che diventava sempre più blu e limpido e pulito, dopo la pioggia dei giorni scorsi. Oggi Roma si è svegliata con una splendida giornata e io l'ho vista nascere cullata dal ritmo di quelle note jazz. Era cuorioso sbirciare i volti di quanti stavano ancora in giro. Per lo + giovanissimi. Notevole era il bivacco per le strade. Bottiglie vuote per tenersi su e coppie a baciarsi e rubare intimità affacciati al lungotevere. Ci siamo ritrovate ad andare controcorrente, uniche, insieme a pochi altri, ad avere il volto riposato e a non puzzare di fumo e notte passata in giro... Parcheggiamo la macchina e ci addentriamo all'intero del parco. E tra un albero e l'altro si fa giorno. Chiediamo un passaggio a un furgone con un tipo semplice e fidato, che trasportava il materiale cinematografico. Era contento, anche se aveva lavorato tutta a notte, perché c'era un sacco di gente e almeno ne era valsa la pena! Arriviamo a piedi poi davanti al palco e c'era ancora tanta gente, soprattutto giovani. Gli artisti sono abituati a una vita sballata... però suonare all'alba dopo aver suonato anche la sera prima, per fortuna, non capita tutti i giorni! Il concerto finisce prima delle annunciate 8. Saluto Roberto Gatto e rimaniamo a chiacchierare un po'. Poi con Maura riceviamo anche un timido approccio di due ragazzi. Cioè, uno era il portavoce e ci ha invitate a guardare il panorama sul Pincio mentre noi eravamo tutte concentrate sul Trovaroma per vedere cosa fare Ha provato anche con i cornetti e con una mezza conversazione, ma non ce lo siamo filato molto, eppure era carino... Fossero tutti così teneri i ragazzi! Forse le tenerezze sono fatte apposta per l'alba...
Un giro al Gianicolo, altro panorama sulla città che si svegliava piano piano. C'erano dei ragazzi che dormivano per terra. Colazione e poi ai Musei Capitolini per vederci "La Cena di Emmaus" del Caravaggio. In realtà facciamo un giro per il resto del museo, tra affreschi, oli su tela, quadri e sculture, bronzi e marmi che sanno di un fascino antico. Erano le 9... Che bello guardare il mondo attraverso le suggestioni dell'arte! E gli sguardi, le gesta, i colori che hanno fatto la storia!
Da lì giusto in tempo per la messa... E ringrazio il Signore per quello che mi dà, perchè vivo e posso godere di quanto Lui ha creato e di quanto di bello l'uomo riesce a fare!
sabato, 18 settembre 2004
Oggi alle 14.30 va in onda la puntata di Alta Fedeltà dedicata ai
"Cappello a Cilindro" e al loro primo album "Poeticherie"...

Chi mi segue, avrà già letto di loro sul mio blog... C'è un aneddoto particolae che ci lega... Quando conobbi Andrea di Modena a Firenze, lui mi portò un cdr, chiedendomi di asocltarlo. Lui li aveva sentiti a una festival a Pievepelago, il suo paese e voleva sapere che ne pensassi, ma non li conosceva personalmente! Come già detto, mi sono piaciuti molto e li ho contattati tramite il loro sito, dicendo che, a mio modeste parere, avevano talento e avrebbero prorpio dovuto fare un album e farsi conoscere! Dopo qualche tempo mi scrisse il loro produttore/tour manager, che io consocevo benissimo, perchè aveva collaborato con Daniele M. ai tempi in cui io lavoravo per lui! Quant'è piccolo il mondo! L'album nel frattempo è uscito (6 settembre per l’etichetta indipendente Cinico Disincanto), ed è anche interessante. E' rimasto cantautorale/intimista, con numerosi sprazzi vitali... I testi rispecchiano un amore per gli autori e i cantautori e le musiche si sviluppano tra jazz, rock acustico e tradizione popolare… I ragazzi (7 in tutto), sono coraggiosi e un po' beoni, affezionati al dopolavoro ferroviario di Velletri, e spero vivamente (per loro) che vengano promossi bene! In studio mi hanno raggiunta 3 cilindrici, come si definiscono loro: Emanuele Colandrea - voce, chitarra acustica ; Corrado Maria De Santis - chitarre ; Matteo Scannicchio - piano, fisarmonica. Ho notato che hanno ricordato l'appuntamento anche sul loro sito! Almeno per questo meritano attenzione!
Buon ascolto!
La pioggia che ho preso ieri mi aveva destabilizzata... Roma sta diventantdo un disastro non appena piove... Sarà anche che ne è scesa parecchia, con veemenza, però non sapevo dove mettere i piedi e ho fatto il guado delle strade per rientrare a casa... Pom. alle Acli per riunione... Poi rinuncio alla serata per Gigi e Emiliano, perchè avevo voglia di... chiamiamolo "tepore"!
Oggi, anche se è sabato, sono già in piedi perchè ho un appuntmaento per quagliare il mio contributo all'interno di un convegno sulla "Reality Generation e i linguaggi giovanili", o qualcosa di simile... Oltre a portare Piotta, vedremo cosa c'è da fare.
Nel frattempo sono alla ricerca di qualcuno con cui passare questa notte bianca....
venerdì, 17 settembre 2004
|
Sì... alla vita! Da Avvenire di oggi
Resa a Nablus di due donne «kamikaze»
Nuova impennata nello scontro a Gaza tra i palestinesi sulle riforme: rapito e liberato un generale
Di Graziano Motta
Due ragazze palestinesi Adalah e Lina Jawabrah, coetanee (20 e 21 anni), imparentate fra loro, dello stesso villaggio della Samaria (Asira al Shamaliya) e della stessa università (al-Najah di Nablus), si sono costituite ai soldati israeliani del posto di blocco di Beit Iba, alla periferia della città. Hanno consegnato ai militari le cinture esplosive con cui, uccidendosi, avrebbero dovuto compiere insieme una strage di civili a Tel Aviv proprio ieri, all'inizio delle feste del capodanno ebraico. Il loro gesto ha fatto fallire il progetto terroristico ordito e organizzato da Hani Aked, l'esponente del Fronte popolare ucciso ieri l'altro durante il lungo conflitto a fuoco nella casbah di Nablus dai soldati israeliani (erano pure stati uccisi quattro militanti delle Brigate dei martiri al-Aqsa). Un gesto che forse comporterà per le due ragazze il carcere, ma che ha già avuto un impatto nella realtà sociale palestinese e certamente avrà delle ripercussioni. Rivela le crepe nel disegno dei capi della guerriglia di stravolgere le tradizioni familiari musulmane e palestinesi, implicando in essa delle donne. Questo mentre si stringe sempre più il cerchio delle forze di sicurezza israeliano attorno a dirigenti e attivisti dell'Intifada, grazie a un'efficiente rete di informatori, che sono palestinesi. Fenomeni che coincidono con una crescente insofferenza di vasti strati della popolazione, estenuata per le disastrose conseguenze di quattro anni di Intifada, e con l'aperta sfida all'Autorità palestinese - al cui vertice è Arafat - da parte di gruppi armati, emanazione del partito al-Fatah fondato e diretto da Arafat, per le promesse mai rispettate di lotta alla corruzione e di riforme istituzionali. Ieri questa contestazione ha visto a Gaza città la cattura a opera di una ventina di guerriglieri, e il rilascio poche ore dopo, del generale Mohamed Ahmed al Batrawi, controllore generale finanziario delle forze di sicurezza, amico fidato di Arafat. A Khan Yunis, nel sud della S triscia, si è verificata l'occupazione degli uffici del ministero del Lavoro da parte di altri guerriglieri. Sembra che il rilascio sia avvenuto in seguito alla promessa del rais, subito coinvolto nella trattativa, che militanti dell'Intifada siano presto arruolati nella polizia. L'occupazione del ministero è stata motivata dalla richiesta di una politica per l'impiego di migliaia di disoccupati, specialmente laureati e diplomati, dopo il ritiro da Gaza dei soldati e coloni israeliani. Finora analoghe precedenti manifestazioni - rapimenti lampo di generali (il 16 luglio quello del capo della polizia Ghazi al Jabali; il 25 agosto il ferimento del vice capo Tareq Abu Rajab) e proteste di piazza, dietro le quali c'è il colonnello Mohammed Dahlan, ex responsabile dei servizi di sicurezza nel governo di Abu Mazen - non hanno avuto esito. Per tornare alla vicenda delle due ragazze di Nablus va riferito un retroscena: nella casa dell'ucciso Hani Aked agenti israeliani avevano scoperto indicazioni sulla progettata strage di Tel Aviv che avevano loro consentito ben presto di identificare le kamikaze designate e i loro genitori, ai quali avevano rivolto intimazioni e minacce. Ma Adalah e Lina avrebbero potuto ignorare il pericolo per le loro famiglie. La loro è stata invece una scelta di vita. | |
|
Negli ultimi giorni non ho avuto neppure il tempo di pensare a Gilberto. Ogni tanto qualcuno (tesorini e amici vari) mi chiede che fine abbia fatto. Il "test" dell'ultima volta che ci siamo visti, martedì 7 scorso, mi è bastato... Mi sa che tra noi non c'è più più ninte. E paradossalmente sono io a volere questa conclusione, perchè lui mi ha dimostrato il contrario. Davanti a lui mi sono accorta di provare un grande affetto, ma niente, niente di più. Neppure la fatidica e fatale attrazione... (e lui starà ancora chiedendosi come sia possibile... per non parlare della sua perplessità su quando comicnio a fare discorsi su come siano cambiate le mie priorità, le mie premure...)
Insomma, negli ultimi giorni non ho pensato a Gilberto. Ieri sera ho rivisto il mio amico Aletto e l'ho aggiornato fornendogli spiegazioni... "una ragione vera non c'è"... Forse sono + di una... Forse non è una ragione... è una persona....
E intanto prego per il mio discernimento e prego per te, Amica mia, per il coraggio che ti manca, per questa storia che ti ha devastata, per la serenità che non hai e non riesci a costruirti... Le tue scelte sconclusionate, sogni misti a follia. Mi arrabbio perchè ti voglio bene, spero che tu lo capisca!
giovedì, 16 settembre 2004
Dicono che per il fine settimana sarà bello... Io non vado alla finale del Festivalbar per restare a Roma per la Notte Bianca... Lo voglio ben sperare!
Oggi è il compleanno di Gigi e ho festeggiato "alla sua memoria" (perchè lui è arrivato tardi), con un tiramisù alle Acli, pare, molto gradito... Chiacchiere, pr, pranzetto ed eccomi qua! Cmq vadano le cose, in questo periodo mi sto divertendo molto e mi piace scoprire e conoscere persone nuove e magari... chissà...
mercoledì, 15 settembre 2004
Ok, sincerità! Ultimanete racconto sempre meno cose personali, lo ammetto. E riconosco di star snaturando la mia stessa creatura. Rischio! Rischio di mettere a nudo i miei sentimenti, i miei sogni, le mie ambizioni. Non ho al momento ansie e preoccupazioni. Per lo meno hanno meno influenza delle questioni positive. Ma questo fa parte della mia personalità. Ho messo i freni da quando, come già detto, mi sono resa conto di aver un pubblico vasto e impensabile... Anche tra persone che non mi conoscono bene ma sanno chi sono... -E attraverso il blog lo sanno meglio! -... O cmq, chissà, vorrebbero conoscermi meglio, evidentemente. Ok, fatevi avanti! ... "more than words" !
Ieri sera con Gigi, Pietro, Annachiara (posso citarti?!?), Peppa, Betta e Meggy (che sarebbe Marco); siamo stati ricevuto poco ufficialmente dal vescovo di Bafatà (Guinea Bissau), a Roma per un congresso mi pare di aver capito). Abbiamo parlato dell'asilo in Guinea Bissau, quello progettato da Pietro con Poilon e finanziato dalla lista di nozze di Gigi e Annachiara... (Apro parentesi: Che bello! Manca poco al matrimonio! Sono felice di poter aiutare Gigi con i preparativi! L'altro giorno l'ho accompagnato a provarsi il vestito e nessuno avrebbe mai pensato che potessi essere io la sua look creator!). Io gli ho portato materiale informativo sulle mie suore, nell'ipotesi, annunciata di aprire una nuova missione lì. Mi deve aver preso in simpatia, il vescovo. Visto che quando parlava si girava sempre verso di me per trovare consenso e poi quando dopo ha scoperto che mi occupavo di musica e consocevo la musica del suo paese, il Brasile, non mi ha più mollata! Anche con gesti affettuosi, tipo pacche sulla testa! Alla fine ha fatto dire ame pla preghiera che io avevo chiesto di fare in chiusura! Insomma, quando siamo usciti Pçietro già ci considerava amici. E stamattina il vescovo mi ha telefonato! Un po' per sapere se avevo sentito la madre superiora, un po' per altro... Abbiamo chiacchierato ancora un bel po'! Beh... La cosa non può che gratificarmi!
Oggi sono rimasta a casa, un po' per lo sciopero annunciato, un po' per sbrigare varie cose, un po' per scrivere un aticolo che non ho ancora iniziato... oops! La cosa bella del mio alvoro è che in alcuni casi basta una telefonata! Tipo che ieri, tra una cosa e l'altra a lla radio, ho risolto il servizio su Tv Sorrisi e canzoni per il mio Marco Marzocca e finalmente si farà! Con tanto di servizio fotografico di Petrosino! E con questo non mi sono guadagnata solo "la pagnotta"!!! Solo che sarà lo stesso giorno della prossima settimana in cui è previsto l'incontro con la stampa di Gino Paoli e Ornella Vanoni, che "sono 50 anni che hanno 20 anni" e festeggeranno all'Auditorium.... Io non possiedo ancora il dono dell'ubiquità, e mi si pone un bel dilemma: dove devo andare? Farmi vedere da tv sorrisi e canzoni oppure intervistare il duo per la mia trasmissione e per Progress (ergo 2 lavori)?Ho pensato che potrei andare a salutare la Marongiu e poi andarmene... Soluzione professionale e plausibile...
Stasera cena con l'MR... tesorini! Mi è costato non andare al campo quest'anno, ma già so di aver investito bene in quei medesimi giorni!
A proposito di cene... è fatta! Penso che frequenterò il corso per sommelier al pub vicino casa mia!
Degustazioni, lezioni e visite- 10 appuntamenti con il vino
L’AIES (Accademia Internazionale Enogastronomi Sommeliers) – delegazione di Roma e provincia - al fine di promuovere la conoscenza dell’arte enogastronomica, organizza un corso rivolto a tutti coloro i quali intendono ampliare la propria cultura sulla civiltà del vino e della tavola. Sono otto lezioni, della durata di due ore e trenta, su un argomento di grande fascino.
Il corso offre:
- valigetta con bicchieri degustazione, libro di testo e dispense didattiche;
- degustazione guidata di tre diversi vini di qualità per ciascuna lezione;
- iscrizione annuale all’AIES, con relative facilitazioni e sconti;
- visite guidate in aziende di produzione;
- diploma e distintivo di “ Accademico Sommelier ” al superamento dell’esame finale.
Si affronteranno: l’analisi sensoriale, con numerose prove pratiche; la terminologia della degustazione; la viticoltura; la vinificazione; legislazione; il servizio e l’abbinamento cibo-vino. Il corso comprende una visita in azienda ed una gita con visita guidata e degustazione in una cantina di produzione di vini di qualità. Giovedì 2 dicembre ore 20.00 esame con test scritto e prova di degustazione. Costo complessivo 250 €.
Speriamo di invistire bene i soldi... Così potrò fare bella figura alle cene, perchè riconsoco i vini!... Mi farà compagnai Marco F. ... .. E poi vi racconterò!
Per la serie: "Riso amaro"....
Sono usciti i risultati di un sondaggio effettuato per conto della FAO. La domanda era: "Per piacere, dica onestamente qual'è la sua opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo."
Il risultato è stato il seguente: - gli europei non hanno capito cosa sia la "scarsità". - gli africani non sapevano cosa fossero gli "alimenti". - gli americani hanno chiesto il significato di "resto del mondo". - i cinesi , straniti , hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di "opinione". - nel parlamento italiano, si sta ancora discutendo su cosa sia "onestamente".
lunedì, 13 settembre 2004
Sorry Baby Can I Hold You
(Tracy Chapman)
Sorry Is all that you can't say Years gone by and still Words don't come easily Like sorry like sorry
Forgive me Is all that you can't say Years gone by and still Words don't come easily Like forgive me forgive me
But you can say baby Baby can I hold you tonight Maybe if I told you the right words At the right time you'd be mine
I love you Is all that you can't say Years gone by and still Words don't come easily Like I love you I love you
ARRIVA A ROMA LA CAROVANA DELLA PACE.
E LA CITTÀ APRE LE BRACCIA.
Un appuntamento da non perdere per il “popolo della Pace” il 16-17 settembre prossimi. In occasione dell’arrivo a Roma della Carovana della Pace promossa dai Missionari Comboniani e dai GIM, la città capitolina torna a rilanciare il suo messaggio di accoglienza e di dialogo sul tema della Pace. Giovedì 16 nella sede della Provincia verrà ribadito, alla presenza del Presidente Enrico Gasbarra e dei carovanieri, il ripudio di ogni forma di guerra e di violenza con l’inaugurazione della Sala della Pace presso Palazzo Valentini, mentre nel pomeriggio e sera del 17 al Gran Teatro di Roma si terrà l’evento “ROMA CAMMINA CON LA PACE” per la cittadinanza introdotto dal Sindaco Walter
Veltroni e da alcuni testimoni d’eccezione della Carovana, tra cui Padre Alex Zanotelli e don Luigi Ciotti.
Radunate sotto la Tenda della Pace, le associazioni e le multiformi espressioni della realtà locale ricreeranno simbolicamente il cammino della Carovana proponendo un percorso di conoscenza e condivisione, che si snoderà nei diversi spazi del Teatro, per vivere insieme un’esperienza di Pace. Tra musica, danze, spettacoli teatrali e giochi interattivi, nelle aree costellate di stand, ciascun visitatore è chiamato a soffermarsi sul proprio impegno personale per poi partecipare attivamente al momento di riflessione e dibattito che si terrà in serata nella sala grande del Teatro.
In preparazione di questa giornata, l’ACSE (Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi) a cui fa capo il Comitato organizzativo incaricato di organizzare l’accoglienza a Roma della Carovana, propone una veglia di preghiera come richiamo ad interiorizzare la pace prima di donarla e condividerla.
La veglia si terrà contemporaneamente, la sera del 16 settembre, in quattro Parrocchie dislocate sul territorio della capitale: San Giuseppe Moscati in zona Cinecittà, Santa Maria della Luce in centro, San Giuseppe da Copertino in zona Laurentina e dalle Suore Comboniane in zona Boccea.
Una testimonianza esemplare, quella dei carovanieri e delle diverse anime della società civile impegnate nell’accoglienza, che hanno saputo trasmettere lo spirito della Carovana alle realtà della Chiesa locale, dell’associazionismo e delle Istituzioni, le quali coralmente oggi si uniscono all’appello di una “Vita piena per tutti: Adesso non domani!”.
Aderiscono alla carovana – Tappa di Roma: ACSE – Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi, Missionari Comboniani, Istituto Missionarie Comboniane, GIM, Cipax, Gruppo Abele, Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, AIAB, AIFO, Ambalaky, Amnesty International, ARCI Cultura e Sviluppo, Aspeace onlus - Alta scuola romana della diplomazia preventiva e del peace building, Associazione condividi, Associazione per la pace, AVAZ – Popolinsieme, Caritas Diocesana Roma – S.E.P.M., Casa dei Diritti Sociali, Casa della Pace Comune di Roma, Centro Studi Difesa Civile, COMI - Cooperazione per il mondo in via di sviluppo, Comitato della Pace X° Municipio,Comitato per la Pace di Nepi, Comune di Nepi, Comunità Cristiana di base di S. Paolo – Roma, École instrument de Paix, Economia Alternativa, EIPI, Emergency, Equovadis, Fondazione Exodus, Giovani Comunità di base, ICS, Ipsia, Labor Mundi, Legambiente, Nessun luogo è lontano, OPAM, Pax Christi, Progetto Continenti, Rete, Rete Lilliput – nodo di Roma, Reti di Pace - laboratorio Monteverde, Ridere per vivere, S.A.E. - Segretariato Attività Ecumeniche, Sanganà, Soci del Lazio Banca Etica, Seniores Italia – Partner per lo sviluppo, Tam Tam per Korogocho, Tavolo Pace Comune di Roma, Telefono Azzurro, UJAMAA, VIS, Volontari nel mondo - Focsiv

Questa sono io durante la serata di sabato alla "tribuna elettorale" organizzata per la campagna sui referendum dell'Agorà... Io, come da camicetta (la classe non è acqua!), ero del partito dell' Arcobaleno!
Il bilancio di Orvieto è assolutamente positivo, sotto tanti punti di vista: da quello dell' investimento personale a quell umano. L'Agorà Nazionale dei Giovani delle Acli "Con (1) senso politico" e il convegno di studi generale "Postglobal. Religioni, generi, generazioni: le nuove sfide alla democrazia” si sono rivelati occasioni di arricchimento sia per la mia formazione sulla politica e il mondo del lavoro (temi cardine della nostra associazione) che per il bagaglio delle mie consocenze... che, sopratutto i questi ambiti, hanno un'mportaza fondamentale
Non è facile avvicinare e interessare i giovani alla politica. Per la maggior parte delel perosne è meglio lamentarsi e manifestare, nella migliore delle ipotesi, il proprio dissenso contro le cose che non vanno e le persone che non lavorano bene e traggono solo profitto personale... Ma da sempre io sono per le iniziative e non per le mere reazioni e spero di aver seminato bene questo imput almeno nei giovani del mio gruppo! Una conferma mi è già arrivata.... Dunque mi auto promuovo come leader!
Mi rimane la voglia di approfondire ancora i temi trattati, i racconti di Agnese Moro, figlia di Aldo e la testimonianza di Sandro Calvani, reppresentante dell'ONU per la droga e il crimine in Colombia, che ha ricambiato pubblicamente la stima! Le persone, noi tutti, possiamo fare la differenza, anche partendo dal basso... io ci credo!
mercoledì, 08 settembre 2004
Scappo ad Orvieto per l'Agorà Nazionale dei Giovani delle Acli "Con (1) senso politico"...
A presto...
lunedì, 06 settembre 2004
Stamattina è resuscitato Gilberto. La notizia, credetemi, è degna di rilievo, considerato il silenzio degli ultimi tempi. Non sentivo la sua voce dal 6 agosto, esattamente un mese fa. Ci eravamo salutati prima della sua partenza, in una simpatica telefonata tutta allusioni... Io ero convinta che mi avrebbe richiamato al ritorno, per salutare me... O almeno che si sarebbe fatto sentire con un sms durante il viaggio, Invece niente. Il giorno che sono arrivata Gerusalemme (il 23 agosto) gli ho mandato io un messaggio molto significativo e lui mi ha rispsto nella maniera più banale possibile. Ci ero un po' rimasta male... Ma per fortuna avevo (un) altro a cui pensare! E stamattina invece mi ha mandato un messaggio per sapere come era andata la mia estate. L'ho chiamato e mi ha raccontato la sua, deludente, settimana di vacanza per sommi capi... Oh, quanto mi dispiace! ... Forse passerò domani in ufficio da lui... O forse no. Ci devo ancora pensare e più che altro ho un sacco di cose da fare domani!
Oggi ho scoperto un quasi assiduo lettore insospettabile... Abitualmente sta a Pordenone... Non ho ancora capito come mi abbia trovato. Da una parte mi fa piacere, dall'altra, ogni tanto... questo mezzo mi spaventa! Dunque, lo ammetto, mi tocca auto-censurarmi... A malincuore! Una cosa la voglio dire pubblicmante: grazie a Marco Menc. per il balafòn che mi ha portato dalla Guinea Bissau, una specie di xilofono etnico fichissimo! ...tipo questo.... 
Oggi poi mi sono persa (causa riunioen ns. circolo, urgente e doverosa!) l'iniziativa che segue, cui ero - e sono- vicina cmq con il cuore...
Le Acli partecipano alla fiaccolata
per i bimbi di Beslan
Candele accese per ricordare le vittime del terrorismo in Ossezia
Roma, 6 settembre 2004 – Le Acli aderiscono all’iniziativa promossa per questa sera dal sindaco di Roma Walter Veltroni, che ha proposto di ricordare le vittime della strage avvenuta in questi giorni nella cittadina di Beslan, in Ossezia, attraverso una fiaccolata lungo le strade del centro della Capitale. Con la loro presenza le Acli intendono esprimere la propria vicinanza e solidarietà a tutta la popolazione dell’Ossezia, in particolare alle famiglie coinvolte nell’immane tragedia. L’Associazione ribadisce la condanna senza appello nei confronti di ogni forma di terrorismo e sottolinea al tempo stesso la necessità di continuare a percorrere la via del dialogo tra le culture e le religioni, come unica strada possibile per costruire un futuro di convivenza pacifica.
Sul mio balcone, c'è una candela che accendiamo la sera da 3 giorni. Un piccolissimo gesto di fronte alla pazzia umana che non ha alcun rispetto per la vita, che non si ferma più nemmeno davanti agli occhi innocenti di un bambino.... E prego....
domenica, 05 settembre 2004
Sono tornata da una settimana... Nel frattempo ho ripreso le mie varie attività e anche di più a dire il vero... Ho sacrificato il campo scuola per dedicarmi ai vari impegni Acli e ora all'MGM (Movimento Giovanile Missionario)... Sento che posso dare molto. L'esperienza recente in Terra Santa deve necessariamente trovare un seguito nel mio quotidiano. E se savvero riuscirò a conciliare lavoro e attività sociale, allora potrò dire di essere soddisfatta. A tutto questo manca il potrelo condividere con una persona... cioè, non una persona a caso! Attualmente non ce n'è neppure una particolare... ed è questo che mi manca di più.... Cioè una ci sarebbe, e sarebbe bello scoprirlo ancora di più... Ma per adesso non se ne parla... Visto che lui è lontano (ed è pure già fidanzato)... Va beh... non potrebbe andare tutto benissimo... Quindi per adesso faccio la donna in carriera... E non penso di smettere... ma potrei distrarmi molto volentieri! Questo era un appello!

Nel deserto di Giuda, da Gerusalemme a Gerico...
mercoledì, 01 settembre 2004
Between
Il mio viaggio in Terra Santa tra ricordi e speranze: prego.
“Più o meno” le cose sono andate così… Potrebbe essere l’incipit di una delle spiegazioni di don Giuseppe, la nostra guida alle prese con le ricostruzioni storiche dei luoghi liturgici…
Invece stavolta sarà l’inizio del mio racconto del pellegrinaggio in Terra Santa sulla via della pace. Tra i ricordi ancora vivi e le speranze per il futuro.
Si intitola “between” perché è un’espressione usata da Daniel Rossing, direttore del centro per le relazioni giudaico - cristiane di Gerusalemme, che abbiamo incontrato per la serie di testimonianze sulla convivenza.
La normalità, in Terra Santa, è fatta di militari israeliani con il mitra sempre all’erta, tra l’impegno di vigilare e il desiderio – umano- di porre fine alla paura. E te li ritrovi sul pullman a controllare passaporti al check point. Il cuore salta in gola, la mente va a tutti coloro che ormai convivono con questa trafila. Gente che esce 4 ore prima di casa per andare a lavorare o che si è ritrovata la famiglia divisa dal muro (quello che gli israeliani stanno costruendo per ripararsi dagli attacchi terroristici, detto “di contenimento” ma che ha trasformato le città in prigioni e la vita di tutti, mussulmani e cristiani, ma anche degli stessi ebrei, in inferno. E che, oltretutto, costa 2 milioni di dollari a chilometro. E che, tragica ironia della sorte, dà lavoro a tanti palestinesi).
E scopri il filo sempre più sottile della speranza, tra la dignità negata e il sogno di convivere in pace.
Il 19 agosto da Tel Aviv ci portano subito a Nazareth. Intorno a me tanti giovani da varie diocesi d’Italia, ciascuno impegnato a vario titolo in qualche associazione, tra Pastorale Giovanile e Cooperazione Missionaria tra le Chiese, tra Caritas e Pastorale Sociale e del Lavoro. Questa nostra differenza, sarà la nostra ricchezza. “Uniti dalla sacca”, dirà qualcuno, riferendosi alla borsa regalataci dalla PG, residui della GMG del 2000 riviste e corrette. Ironia a parte, siamo anche uniti dalla nostra fede e dalla curiosità. In tanti capiremo di volerci mettere in gioco sul serio.
E ci scopriamo di giorno in giorno, confrontandoci su quello che vediamo, scandagliando ciò che viviamo. Non siamo osservatori dell’Onu. Qualcuno è partito senza saperne niente. Si torna con la certezza che qui in Italia la verità non arriva e lì, al momento, la soluzione non c’è affatto. Tra notizie oscurate e reportage velati, tra scomode constatazioni e storie più grandi di noi.
Una delle prima sensazioni più forti è stato celebrare la messa, all’aperto, all’istituto Betharram, dove era già arrivato il gruppo del giorno prima, ed essere interrotti dal muezzin che richiamava i mussulmani alla preghiera della sera, una delle 5 della giornata. Avverti che in questa terra tutto è potenzialmente possibile, appartenendo a tre grandi religioni mondiali, tra ebrei, mussulmani e cristiani. E ti senti al centro del mondo, con la certezza che non lo si può lasciar morire così, ma che questo mondo ha bisogno anche della tua attenzione. L’unica cosa da combattere è l’indifferenza.
La sera, dopo cena, ci presentiamo. Con noi c’è anche Rami, un ragazzo arabo cristiano che studia a Bologna e vive a Cesena. Uno dei primi a chiarirci che se vogliamo capirne di più dobbiamo informarci diversamente in Italia.
Venerdì 20 siamo a Nazareth e visitiamo dapprima la basilica dell’Annunciazione. Tra la storia e la fede, come in moltissimi altri posti dove andremo nei giorni seguenti. A Nazareth c’è la casa di Maria e quella di Giuseppe. Qui “il Verbo di Dio si è fatto carne”. Per chi, come me, crede, pregare tra queste pietre è molto significativo. E poi ora ci sono le “pietre vive”, che ci parlano di Gesù... E di questa spiritualità incarnata nel volto dei bambini sofferenti che non hanno mai conosciuto la pace.
Nel 2002 alcuni estremisti islamici volevano costruire di fronte a questa basilica una moschea, rendendo così ancora meno accessibile l’Annunciazione ai cristiani. Dopo varie trattative religo-politche la questione si è conclusa, per fortuna, senza successo per loro.
Ecco, un altro aspetto particolare è la connivenza, in Terra Santa, tra la religione e la politica.
Anzi, il principale dato caratterizzante del conflitto arabo-israeliano è proprio il suo intrecciare ragioni di stato e ragioni religiose, tra diritto civile e diritto sacro, tra leggi di Cesare e leggi di Dio.
Dal 1948, anno di proclamazione dello Stato d’Israele, almeno un milione di arabi ha accettato di vivere da cittadini in questo paese. Ce ne sono poi altri 1200 che vivono in Cisgiordania, territorio palestinese occupato militarmente dagli Ebrei, che rivendica la propria autonomia sotto la guida di Arafat. E poi ci sono gli arabi cristiani, schiacciati tra ebrei e mussulmani, che vedono continuamente negata la propria libertà, minata dalle rispettive rivendicazioni degli altri due popoli.
Dunque, per capirci, la regione geografica dove mi trovo si chiama Palestina, e poi, politicamente, è suddivisa in Israele e territori palestinesi (occupati), come la Cisgiordania e la striscia di Gaza. L’80% della popolazione è costituita da ebrei, il resto sono divisi tra arabi e cristiani. Tutti scrutati ai check point onnipresenti alle frontiere e nei territori occupati.
“Se vuoi conoscere lo spirito di un uomo, devi conoscere la sua terra” diceva Goethe. Ma dire di conoscere la Palestina è alquanto azzardato, anche se adesso, la consapevolezza che ho addosso, mi rende un po’ diversa da come sono partita.
Intanto sono ancora a Nazareth e spesso questo racconto si mescolerà tra cronaca e considerazioni personali, tra quello che è stato e quello che mi rimane…
Don Giuseppe Pellegrini è la nostra guida, suo malgrado imprecisa alcune volte. Ma grande! Ci spiega storia e religioni con passione. Apre la Bibbia e ci fa rivivere le nostre origini.
Con don Pasquale Spinoso, parliamo invece della spiritualità del lavoro, visto che ci troviamo nei luoghi in cui Gesù ha lavorato con il padre Giuseppe. “Lab-orare”, lavoro e preghiera. La Terra Santa ci insegna che è un tutt’uno davvero. L’idea dovrebbe entrare meglio anche nelle nostre vite, dove il posto per la preghiera si inserisce, nella migliore delle ipotesi, in un po’ di tempo libero. Tra fede e vita, tra comunione con Lui e con i fratelli.
Nel pomeriggio andiamo alla comunità dei Piccoli fratelli di Gesù, Jesus Caritas, ispirata a Charles de Foucauld, che qui ha visto nascere la sua vocazione. Juan, il fratello che ci accoglie ci fa riflettere sulla spiritualità di Nazareth, fatta di una vita semplice in cui ognuno fa quello che è chiamato a fare. Gesù è vissuto qui 30 anni… senza fare niente, apparentemente. Ma è qui che ha coltivato la sua divinità e questo ci insegna proprio ad accettare la nostra vita, in semplicità. Subito dopo c’è l’incontro con alcuni studenti e lavoratori della comunità locale, che fanno riferimento a dei salesiani. Una ragazza ci dice che: “Il passato è bellissimo, il presente così così, il futuro non si sa”. C’è una grande crisi economica che ha travolto tutto il paese. Gli ebrei sono sostenuti dagli americani, ma per gli altri sempre peggio. Gli studenti all’università devono studiare in ebraico, mentre loro conoscono l’arabo. E nessuno si batte per questo. Anche la tv trasmette solo programmi in ebraico, c’è solo un notiziario di mezz’ora in arabo, ma sono vietati programmi di intrattenimento in lingua araba. I cristiani si ritrovano ad essere una minoranza insignificante, pur non avendo contrasti di natura religiosa. Ci parla Vida, che sogna di cantare, ma a parte la corale salesiana, per lei, lì, non ci sono molte prospettive. I giovani non riescono a immaginarsi un futuro in Palestina. Tra ali tarpate e sogni che non decollano.
La sera ci invitano a fare un po’ di festa con loro, i ragazzi vogliono organizzare una partita di calcio (per la serie, stavolta, “ogni mondo è paese”).
Io ed altri invece, ce ne andiamo a mangiare in una specie di fast food arabo, la Shawerma, carne di manzo e agnello che cuoce in un enorme spiedo verticale a forma di cono. Il ragazzo che è alla cassa parla un po’ italiano perché ha studiato a Fisciano, e conosce il mio paese! Quanto è piccolo il mondo!
Sabato mattina ci spostiamo a Ibilline, per incontrare padre Elias Chacour, presidente della Mar Elias Educational Institutions -un insieme di scuole dall’asilo all’università. Chacour è uno dei maggior mediatori per la pace in Israele, che si batte per mantenere l’unità nella diversità. Fiero di essere Galileo come Gesù. Padre Chacour ci dice che “non si reagisce alla violenza con la non violenza, semplicemente, perché la pace non deve essere una reazione, ma un’iniziativa”! Quanta verità in queste poche parole! Tra istinto di libertà e voglia di non arrendersi.
Siamo poi sulla strada per Tiberiade. Da lontano si intravedono i confini con il Libano e la Siria. La zona è molto suggestiva. Qui Gesù andava a pescare… A pranzo siamo dalle suore che ci preparano il pesce di San Pietro. Qui tutto ha il gusto della storia. Realizzo il primo servizio per il Radio Giornale, intervistando don Giuseppe che ci dichiara: “Credo che sia importante in questa fase storica dare un segno e un segnale di pace. E ‘pace’ non é solo una parola, ma prima di tutto una persona, Gesù Cristo che ha detto: “Io sono la pace”. Ecco perché, come Conferenza episcopale italiana, in alcuni uffici abbiamo scelto di portare i giovani rappresentanti di diverse istituzioni, di diverse realtà ecclesiali italiane, ad incontrare Gesù Cristo. Sono le pietre che ci parlano di Lui e per questo abbiamo scelto le visite molto significative ai luoghi storici, ma sono importanti soprattutto le pietre vive, come ci dice l’apostolo San Pietro. Le pietre vive che sono fatte dalle comunità cristiane, che vivono nella terra di Gesù, nella Terra Santa. Una parte del nostro pellegrinaggio consiste proprio nell’incontrare queste comunità cristiane”.
E poi nel pomeriggio arriviamo a Cafarnao, per visitare i resti della casa di Pietro… più o meno.
Poi al monastero di Tabgha, una scogliera sul lago, dove i discepoli ancoravano le loro barche e qui divennero “pescatori di uomini”.
Qui si ricorda il primato spirituale di Pietro, qui è avvenuta la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Quante volte ho letto questi brani! E quante altre lo farò rivivendo negli occhi queste immagini!
Facciamo una sosta al bordo del lago ed è subito grande la tentazione di sguazzarci dentro, ma siamo a un pellegrinaggio e non ad una gita e così l’entusiasmo rientra e celebriamo la messa con questo panorama.
La sera ci riceve Mons. Marcuzzo, vescovo di Nazareth, felice del nostro pellegrinaggio, ci invita a non avere paura di andare in Terra Santa e a riferirlo il più possibile. Ci spiega un po’ la triste situazione dei cristiani, con tutte le loro varie suddivisioni, e parliamo di questa pace negata. Analizza la situazione di Nazareth e l’alto tasso di disoccupazione a causa della guerra e del terrorismo, che a Nazareth, tra l’altro, per fortuna, non c’è mai stato. Eppure la crisi è di tutti. Gli alberghi falliscono, i negozi chiudono, i presepi non si vendono più. In una terra che sogna il futuro ma stenta a riprendersi. E ti chiedi se puoi vivere tra contare sul futuro e contare i soldi in tasca.
Mons. Marcuzzo, che ritiene il muro un passo indietro per la costruzione della pace, che dunque, a suo avviso (condiviso), non è vicina, ci ricorda però la frase del Santo Padre ribadita ad Assisi nel 2002: “La pace è possibile, la pace è un dovere, la pace è una responsabilità fondamentale di ogni uomo." E alla fine ci regala mandorle e fichi secchi da mangiare… La mandorla, nella Bibbia, rappresenta la fedeltà all’Alleanza, mentre il fico è simbolo dell’amore per la parola d Dio.
Domenica 22, di buon mattino, partiamo per la salita al Monte Tabor, quello della trasfigurazione. La salita non è lunga, ma è resa ardua dal sole a picco. Quando arriviamo condividiamo la fatica e ci sentiamo più uniti. Don Paolo Giulietti, ci guida in una lectio divina e poi entriamo per la nostra liturgia della luce. Pranzo al kibbutz Lavi, con ricco e gradito self service. Il kibbutz, che significa gruppo, rimane una comunità dove vige un sistema egualitario, il lavoro è pianificato dall’assemblea, non si guadagnano soldi, ma si ha una specie di credito a disposizione per le spese, che si accumula in base alle ore di lavoro svolte e alle necessità della famiglia, come mi spiegano due inservienti.
Nel tardo pomeriggio arriviamo ad Haifa, una piccola città industriale sul mare. Siamo ospiti di un convento carmelitano, dove ci aspetta suor Albertina, una tipa molto coraggiosa che non teme di dire le cose come stanno e che desidera che nelle scuole si insegni ad essere “uomini e basta”. Celebriamo la messa in arabo e poi per la cena ci dividiamo nelle famiglie cristiane del posto, che sono molto accoglienti con noi. Condivido questa esperienza con Simone, che si offre di parlare in spagnolo ma in casa Helou, dove veniamo ospitati, c’è Shirine, 25 anni e un marito arabo che studia fisioterapia a Bari e che quindi ha imparato a parlare italiano. La serata è molto familiare e piacevole. Una normalità fatta di cose semplici, ma anche di paura. Ammettono di non sentirsi sereni, di desiderare che il conflitto finisca al più presto. Tra l’amore per le proprie origini arabe e la voglia di andare a cercare la libertà altrove. Si parla di noi, dell’Italia filtrata, come ci conferma Shirine, dell’Intifada e dei piatti arabi, di come si mangia il felafel e del muro. Condividiamo un po’ di vita quotidiana attraverso i loro racconti. Con papà Helou che mette alla prova le mie nozioni di storia dell’arte e le altre due figlie in cerca di un fidanzato, che si lamentano perché i ragazzi se ne vanno a studiare fuori. E il sorriso della mamma, perfetta padrona di casa e della piccola Martina, la figlia di Shirine, nata in Italia, tre mesi e il desiderio di un futuro di pace. Ci scambiamo regali e indirizzi e procuriamo a Shirine un contatto con i nostri compagni di viaggio baresi, perché quando torni in Italia possa trovare l’amicizia che le è mancata.
Il 23 agosto, lunedì, ci trasferiamo a Gerusalemme, con tanto di ingresso festoso e canterino, fedeli a don Alessandro Amapani, il nostro amabile liturgista, e non appena arriviamo, raggiungiamo Mons. Michael Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme, che ci riceve in un incontro tra il religioso e il diplomatico. Sabbah è uno dei saggi del Medio Oriente attuale. Ci ringrazia per l’appoggio alle comunità cristiane locali, facendoci riflettere sul fatto che questi luoghi santi sono, paradossalmente, la ragione del conflitto. Tra instabilità politica e militare. Città trasformate in prigioni e fallimento di rapporti sociali: dire che la pastorale in questa città è complicata è poco.
Ecco cosa dichiarerà anche al mio microfono, per la Radio Vaticana: “Questa decisione di non evacuare gli insediamenti e di non mettere un limite al popolamento delle colonie nei Territori palestinesi è un nuovo ostacolo sul cammino verso la pace. Denota una volontà di continuare il conflitto, fa temere una scelta di guerra permanente. Se veramente si vuole la pace, occorre accettare l’idea di lasciare i territori ai loro abitanti: la Palestina ai palestinesi, Israele agli israeliani. Dovrà arrivare un tempo in cui ciascuno potrà svilupparsi e crescere, ma solo nel proprio territorio: farlo nei territori degli altri è un atto di aggressione, che alimenta solamente la guerra e non la pace”. Gli chiedo quale messaggio intende lasciare ai giovani italiani. Risponde: “Il mio messaggio è che la pace in Terra Santa è una responsabilità non solo di chi abita questi luoghi e dei cristiani che vi risiedono, ma piuttosto di tutti i cristiani del mondo: siccome la Terra Santa è la terra delle radici di ogni cristiano, questo conflitto non può non essere il conflitto di ogni cristiano. Ognuno di noi ne porta le responsabilità, ognuno ha il dovere di farlo finire presto. Non è necessario schierarsi per una parte o per l’altra, non è sufficiente manifestare a parole la propria solidarietà. Credo che ogni comunità cristiana sia chiamata a venire qui, per portare gesti di riconciliazione”.
Nel pomeriggio ci hanno organizzato l’incontro con l’Imam Mustafa Abu Sway, presidente dell’Istituto di ricerche dell’Università indipendente palestinese di Gerusalemme e poi con l’israeliano direttore del centro per le relazioni giudaico cristiane di Gerusalemme, Daniel Rossing, quello di “Between”…
Ci parlano del fascino spirituale di Gerusalemme, ognuno dal punto di vista della sua cultura e della sua religione. Peccato che entrambi si siano rifiutati di incontrarsi insieme, contemporaneamente, per un vero confronto e non una lezione per noi.
“La terra non santifica nessuno, è il comportamento che lo fa”, dichiara tra le altre cose l’Imam. Significativo da parte sua! E poi Rossing e la sua serie di “between” tradotti poeticamente da Davide Bernocchi, l’operatore della Caritas italiana che ci ha accompagnati durante il viaggio.
Gerusalemme si trova tra est e ovest, dove l’ovest è organizzato in schemi e tabelle e l’est è più fluido. Gerusalemme è a metà tra passato e futuro, con i suoi quattro mila anni di storia databile. Gerusalemme, tra minoranza e maggioranza che si può scegliere di essere (e nessuno che scelga di esserlo contemporaneamente), tra destra e sinistra, tra fede e politica, tra cielo e terra, tra divino e umano. “Non bisogna vedere le differenze ma il divino in noi!”. Sentenzia… Ma poi scopriamo che né lui, né l’altro, pur parlando a noi di convivenza, hanno voluto incontrarsi insieme. Tra verità scomode e comodi compromessi…
E poi il Santo Sepolcro! La commozione è tanta. Non abbiamo molto tempo per rimanere lì pregare, ma bastano pochi minuti, abbracciando la pietra del sepolcro vinto, per ritrovarsi a risorgere con Cristo. Ci spiegano dello Status Quo, in vigore dall’8 febbraio del 1852, che riguarda tanto la proprietà quanto i diritti religiosi che si hanno al Santo Sepolcro, nella basilica della Natività a Betlemme e alla Tomba della Madonna a Gerusalemme. Praticamente sono determinati i soggetti della proprietà dei Luoghi Santi, e più concretamente gli spazi dentro il Santuario, e anche gli orari e i tempi delle funzioni, gli spostamenti, i percorsi e il modo di realizzarle, sia in canto che in semplice lettura. Bisogna ricordare che le comunità ufficianti nel Santo Sepolcro, oltre ai Latini, sono i Greci, gli Armeni, i Copti e i Siriani e che per ogni cambiamento occorre tener conto di tutte le comunità. Le comunità del Sepolcro si regolano secondo il calendario proprio si ciascun rito. E se un giorno si ritarda per un qualsiasi motivo, si perde il diritto!
Per la sera ci attende un altro incontro molto significativo, con l’Associzione Parent’s Circle, fondata da un ebreo, Rami Elhanan e un mussulmano, Adel Misk, che raccoglie parenti delle vittime del conflitto e del terrorismo, da entrambe le parti, all’insegna del perdono. Uno degli incontri più belli!
Rami Elhanan ha perso la figlia in un attentato: “Vendicarmi la farebbe tornare?”, si chiede con lucida rassegnazione. Ci dice: “Abbiamo lo stesso colore del sangue, le stesse lacrime, lo stesso dolore. Se noi, che abbiamo pagato il prezzo più alto, possiamo parlare, allora tutti ci possono provare!” So che stanno dando una bella lezione a molti in Terra Santa. Prego perché possano ascoltarlo davvero. Adel Misk ha visto morire il padre colpito da un colono: “Il nostro dolore è uguale”. Ripete fermamente anche lui. E ci tiene a dire che vuole parlare non di perdono, ma di riconciliazione, perché si rivolge al futuro e non al passato, ormai dimenticato. Meditiamo, gente, meditiamo…
Martedì 24 siamo ancora a Gerusalemme. Visitiamo la spianata delle moschee, dove prima sorgeva il tempio, previo check point, naturalmente. Poi ci spostiamo nei territori palestinesi, in Cisgiodiania, o West Bank. Arriviamo ad Aboud, un piccolo villaggio di 5 mila abitanti, di cui il 57% cristiani. La parrocchia è il fulcro del villaggio anche per i mussulmani. Incontriamo Piergiorgio e Adriano, di “Operazione colomba”, un corpo non violento di pace dell’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, che dopo pranzo intervisto. Gli chiedo della loro esperienza sul posto. Mi risponde: “Operazione colomba condivide la vita delle persone in zone di guerra, per cui siamo a fianco a persone che soffrono e soffriamo con loro. E cerchiamo di essere un ponte di comunicazione tra le vittime delle guerre che, da entrambe le parti, comunque, sono uguali. Chi muore in una guerra sono soprattutto sempre i più poveri e, da un lato e dall’altro, sono comunque vittime. Quindi, cerchiamo di essere un ponte di comunicazione tra le persone che sono separate dal conflitto. Al momento, la nostra presenza è costante: tra le due e le cinque persone ogni mese, a seconda dei volontari che condividono con noi quest’esperienza. Siamo, oltre che qui ad Abud, anche a sud di Hebron con una comunità di beduini, quindi pastori nomadi, che hanno dei grandissimi problemi con alcuni coloni e a volte anche con i soldati dell’esercito israeliano che compiono violenze gratuite e vietano a queste persone di vivere come hanno sempre vissuto finora, cioè facendo pascolare le pecore sulla loro terra. Con la nostra presenza di cittadini internazionali, riusciamo a far vivere queste persone come hanno sempre vissuto, quindi evitando che alcuni coloni, o a volte i soldati, commettano delle violenze gratuite, caccino via queste persone dai loro pascoli di cui necessitano per far vivere i loro animali. Quali sono le difficoltà di questa vostra convivenza? Gli chiedo ancora e lui: “La prima è che alle frontiere per entrare in Israele, subiamo qualche problema. Diciamo: non vogliono che noi entriamo. Non vogliono che le persone vengano a vedere come si vive realmente nei territori occupati palestinesi, non vogliono che si sappia che ci sono anche cittadini israeliani favorevoli alla convivenza, che ci sono ebrei israeliani che lavorano per la convivenza. Noi siamo qui per sostenere queste persone, i palestinesi e gli ebrei che lavorano per la convivenza. Siamo qui per far conoscere al mondo la realtà che a volte è molto meno brutta di quanto la televisione ci mostri, a volte ha molta più speranza, questa realtà, di quanto crediamo”. E ancora chiedo di cosa hanno bisogno le comunità di arabi cristiani… “Hanno bisogno di solidarietà concreta, in particolare della vostra presenza. Per cui invito i pellegrini a venire in pellegrinaggio in Terra Santa, ma non a fermarsi solamente a Gerusalemme o a Betlemme. Chiedete al vostro parroco, al vostro vescovo di andare anche solo una volta, un giorno, a Messa in una comunità dei cristiani palestinesi, dentro ai territori occupati. Ci sono 15 parrocchie dentro i territori occupati: andate a Messa, incontrate i nostri fratelli che vivono qui”.
Nel pomeriggio un’altra esperienza forte: Hebron, una città fantasma ormai. Spaccata in due nel 1995, si ritrova ancora una parte sotto il controllo palestinese e l’altra sotto il controllo israeliano, ma senza muro.
L’occupazione dunque, non è temporanea, come, presumibilmente, nelle altre città, ma permanente e fatta da coloni e non dall’esercito.
La città vecchia, in cui si trova la tomba di Abramo (tomba dei patriarchi e/o moschea di Abramo) è sotto il controllo militare israeliano. L’edificio rimane diviso in due: una parte è adibito a moschea l’altro a luogo di raccolta per gli ebrei. Infatti Hebron è religiosamente molto importante per gli ebrei, perché qui il re Davide vi ha stabilito la capitale. E così questa città così cara alle tre religioni monoteiste, per la presenza delle tombe dei patriarchi, è oggi uno dei luoghi simbolo del conflitto israelo-palestinese. Paradossalmente poi, i coloni trattano male gli stessi ebrei dell’esercito. E la violenza è all’ordine del giorno. La strage è cronaca. Tra ragioni negate e ideali falliti. Solitamente è molto difficile entrare a Hebron, perché gli stranieri sono visti come portavoce dei palestinesi. (Ripenso ai controlli dell’aeroporto e a quelle assurde domande per indagare di una eventuale relazione con i palestinesi). Ci riusciamo grazie al vice console italiano a Gerusalemme, Sergio Bianchi e alla guida israeliana che ha rimediato Davide.
La sensazione che ne ricaviamo è alquanto desolante. Le case sono semi disabitate. Le strade abbandonate. Bambini che prendono a calci lattine ammaccate. Quale futuro per loro?
Da lì ci trasferiamo a Betlemme. La serata è libera. Mi affaccio in piazza con degli amici. Veniamo subito circondati dai bambini mendicanti, tenuti alla larga dai più grandi e dalle guardie per “non disturbare i turisti”, quei pochi che ancora si vedono da queste parti. In realtà la piazza è grande e vuota e mi si prospetta come il luogo ideale per improvvisare un gioco con loro. Ma non mi capiscono e devo rinunciare. Alle pareti di una stradina di fronte ci sono i manifesti dei kamikaze martiri, come li definiscono qua. Tra vite immolate e falsi principi. Chiacchieriamo un po’ con dei ragazzi, alcuni sono studenti che ritroveremo il giorno dopo. Il grido è unanime. Qui non c’è niente di normale. C’è la guerra.
Mercoledì 25 visitiamo la basilica di Betlemme, costruita sulla grotta dove è nato Gesù. Secondo un’interpretazione ortodossa, il luogo liturgico della nascita è accessibile da due gradinate con 5 scalini a destra e cinque a sinistra, come 2 braccia con le mani. La stella che identifica il luogo è in testa alla grotta, che si estende poi in maniera stretta e lunga, come il corpo crocifisso.
I francescani sono presenti qui dal 1347, ma la basilica è gestita in parte da ortodossi, in parte da armeni e poi dai latini ( i francescani, appunto).
La mattinata prosegue all’Istituto di Sr Sophie, piccola e forte come Madre Teresa. L’istituto accoglie orfani musulmani e poi anche bambini malati. Il giorno prima, a poche ore dal nostro arrivo, alcuni terroristi palestinesi hanno fatto irruzione qui, sparando all’impazzata. L’esercito israeliano non trovandoli, ha inviato un bulldozer per smantellare l’intero edificio, ma l’intervento di sr Sophie li ha fatti desistere. I terroristi sono stati arrestati in piazza. I bambini hanno ancora nelle orecchie gli spari e le lacrime dei compagni. Constatiamo, con ribrezzo, gli spari e i vetri rotti. E ti chiedi il perché di tanta violenza gratuita. E non sai risponderti. Puoi solo pregare di far rinsavire certa gente. Restiamo un po’ a giocare con i bambini, occhi puliti e timidi sorrisi che poi si scatenano.
Nel primo pomeriggio siamo all’Università di Betlemme. Ci ricevono studenti mussulmani e cristiani, molto coalizzati tra di loro. Tra la fede che ti chiede di amare il prossimo come stesso, e la rabbia nei confronti di chi gli ha occupato il territorio. Non c’è molta speranza, purtroppo, nelle loro risposte. Hanno smesso di voler dialogare con gli ebrei, oppressi dall’occupazione. E’ terribile sentirli dire che la violenza è l’unica reazione alla violenza, arrivati a questo punto. Al momento non c’è nessuno che possa intervenire diversamente. Almeno sono felici di poter studiare. Si sfogano con rancore, si sentono schiacciati e affranti. La scienza è l’unica strada che hanno per sentirsi dei giovani normali. Ma forse non basta per dargli la serenità.
Più tardi, tornati a Casa Nova, prima della messa, incontriamo padre Ibrahim Faltas, parroco di Betlemme, reso noto dalla cronaca per aver portato avanti la difesa dall’assedio palestinese del 2002, durato ben 40 giorni (iniziato il 2 aprile, pochi giorni prima di Pasqua). Ci racconta di quei giorni e di come siano sopravvissuti miracolosamente, nonostante la repressione dell’esercito israeliano che voleva che gli consegnassero i mussulmani nascosti nella basilica. E d come abbiano difeso a oltranza il loro status quo. Ancora una volta tra fede e politica in un sottile limbo in cui non dovresti schierarti, ma solo pregare.
La sera c’è la cena di gala con varie rappresentanze politiche e religiose, con il governatore dei giovani che parla di convivenza e di pace, ma poi accetta le reazioni violente. Che parla di Arafat mentre una studentessa palestinese cristiana davanti a noi, nega tutto…
Approfittiamo di questa sera nel luogo dove Gesù è nato per far nascere delle idee tra di noi per il futuro. Questa consapevolezza che ci porteremo dietro, ha bisogno di essere alimentata ogni giorno. Con l’informazione critica delle notizie che ci arrivano e soprattutto di quelle che non ci arrivano.
Il giorno dopo, giovedì 26, rientriamo in Israele e dobbiamo passare un lungo check point stavolta. Il militare che sale sul pullman ha una faccia pessima. Per spostarsi di sedile in sedile, controllando i nostri passaporti, ogni volta tira sul il suo mitra per camminare meglio. E per me, che detesto le armi, è cosa orribile da vedersi. Come pure imbattersi nelle donne armate, e purtroppo ce ne sono molte. Tra servire la patria e annullare il proprio istinto materno.
Ci fermiamo nel deserto di Giuda, lungo la strada da Gerusalemme a Gerico, quella del buon samaritano e ne attraversiamo una parte a piedi, fino al Monastero greco ortodosso di San Giorgio, incassato nella roccia. All’orizzonte solo dei beduini. Passiamo sopra le grotte di Qumran, dove un beduino ha ritrovato i resti autentici del Vangelo di Marco, per rivenderseli a pochi soldi al mercato. Il deserto è il luogo della riconciliazione, dove si incontra Dio per eccellenza. E’ nell’essenzialità che l’uomo trova se stesso e allora può trovare anche Dio. La messa nel deserto, con l’altare improvvisato sulla valigetta porta saii per i sacerdoti, è uno dei momenti più belli. Tra la scoperta di te stesso e la comunione con gli altri.
Nel pomeriggio facciamo la visita archeologica del Santo Sepolcro, passando per i luoghi del calvario e nel cenacolo, poi la chiesa della Dormizione, dove si ricorda la morte di Maria. Shopping nel suk e poi a casa. In serata incontriamo Bob, portavoce di Hand in Hand, un’associazione no profit che da sette anni porta avanti il progetto di una scuola bilingue (ormai ce ne sono quasi 3), per bambini ebrei e musulmani, che in classe convivono e hanno due maestre che insegnano, rispettivamente, la propria lingua a tutti. “Imparare la lingua è il primo passo per la pace”: vero! La maggior parte degli arabi capisce l’ebraico perché la tv è in ebraico, ed è comunque la lingua ufficiale del paese. Gli ebrei invece hanno più difficoltà con l’arabo. Ma nelle loro scuole, non insegnano solo la lingua, ma anche la cultura, la religione e vengono rispettate le feste di tutti, in un clima di reciproca accettazione e convivenza. Anche i genitori imparano a conoscersi e rispettarsi. Hanno provato a dire a un bambino ebreo che i palestinesi sono cattivi e vogliono ucciderli e lui, candidamente, ha risposto che la sua insegnante è palestinese ed è convinto che non lo ucciderebbe mai! Emblematico un altro bambino, cui, nel filmato che ci fanno vedere, chiedono di dire qualcosa ai grandi che decidono della guerra. Ebbene il bambino ha dichiarato, in tutta semplicità: “Penso che devono sedersi e discutere. Se non si mettono d’accordo, la terra non è di nessuno, ma se si mettono d’accordo, la terra può essere di tutti e due!”. Questo bambino ha un futuro da diplomatico ed è fortunato perché può vivere imparando questi sacrosanti principi. Tra spontanea innocenza e discorsi che lo faranno diventare grande in fretta. Certo, queste scuole, sono un po’ delle isole felici, perché fuori da quelle mura ebrei e mussulmani si odiano. Però è un grande esempio che ha bisogno del nostro incoraggiamento.
Venerdì 27 andiamo allo Yad Vashem, il luogo memoriale della Shoa, dal 1933 al 1945. Un grande giardino, con gli alberi dei giusti e il museo dell’Olocausto. Foto, racconti, ricostruzioni geografiche, rassegna stampa dell’epoca, video, proiezioni: tutto ricostruisce con attenzione la tragedia di quel periodo. Molto toccante è la parte dedicata ai bambini, con una grande struttura di specchi, che rimane al buio, intorno alla quale si gira mentre due voci si alternano nell’elencare nome-cognome-età-provenienza delle giovani vittime, rappresentate da tanti lumini. Tra passato che scotta ancora e presente che non ha imparato niente, tra perdono e riconciliazione.
La mattinata si conclude con un altro incontro inedito, stavolta con un pastore anglicano responsabile dell’Associazione Sabeel che ci parla del cristianesimo sionista, sempre più di moda in America che finirà con il farci odiare dai mussulmani. Nel pomeriggio, prima di andare al monte degli Ulivi, volevamo fermarci a veder l’avanzata del muro, ma siamo costretti a risalire di corsa sul pullman, causa una manifestazione. L’idea israeliana del muro è di ricongiungere Gerusalemme con Hebron e Bletlemme e chiuderle in loro stesse, praticamente. Come si può pensare alla pace e costruire una prigione che toglie la libertà e il respiro? Arriviamo al monte e ci fermiamo alla Basilica dell’Eleona, dove ci sono delle grandi maioliche con la preghiera del Padre Nostro in tutte le lingue possibili e immaginali e persino in moltissimi dialetto (tipo il piemontese, il friulano, il sardo e il romagnolo!).
Ed è bello pregare tutti insieme lì davanti. Sicuri che qualcosa sta cambiando in noi, che il nostro pane quotidiano diventerà il desiderio di pace in questa terra!
La sera si torna qui per una veglia di preghiera. E’ il momento di salutaci. Il primo gruppo parte stanotte. Con alcuni, rimaniamo svegli per salutarli alle 3, dopo aver fatto colazione con loro. Le variegate risorse umane sono state uno degli aspetti più belli di questo pellegrinaggio. L’euforia dei giorni condivisi sembra farci credere che sarà per sempre. Ovviamente questi contatti andranno alimentati e sono convinta che usciranno fuori delle iniziative speciali.
L’ultimo giorno ci aspetta la visita alla casa di Elisabetta e poi un ultimo giro per Gerusalemme. E’ sabato e c’è un sacco di gente per strada. Il mercato è pieno e alla porta di Damasco non si riesce neppure a passare. Alcuni soldati israeliani girano “in cordata”. Certo, fare la spesa con il mitra puntato non deve essere bello, ma neppure passare in due in mezzo a un centinaio di nemici. Il bambino di Hand in Hand direbbe che sarebbe bello fare la spesa insieme. Chissà quando accadrà…
E togliere il fango dalle mani e colorarle di pace, con la dignità più alta del muro e un giorno nuovo che sa di perdono. E il sole caldo che trasfiguri i volti provati dalla guerra. E il dolce lago che sfami la voglia di futuro. Un “sì” che dona al mondo mani coraggiose e una stella che si posa su una nuova vita. Vita che sconfigge la morte in un ritrovato sepolcro. Tra me e te, tra voi e noi, in un unico abbraccio: prego.
Concita De Simone
Ho appena finito il mio racconto, ma mi prendo anche domani mattina per rileggerlo a mente lucida. Di giorno sono + ironica e di sera + poetica. Sono abbastanza soddisfatta dl mix... A domani...

Ai bambini di Hebron e a quelli che non hanno mai visto la pace. A quelli che cercano un futuro che, prego, possano avere.
|
|