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venerdì, 29 aprile 2005
Gianluca Grignani è quel gran pezzo di cantante che si dice. E non è neppure antipatico come credevo. Magari è stato gentile solo per l'occasione, però mi sembrava sincero. Ha preso le distanze dall'immagine del bello e dannato, "perchè si cresce" mi ha detto. marito fedele, padre premuroso... un bravo ragazzo insomma. Persino con l'animo ecologista: "l'unica bandiera che sento di portare è quella in difesa della Terra", mi ha detto.
Hotel Aleph, Roma. Lui arriva un po oltre le 10.30, ma non perchè stesse dormendo, come malignamente avevo immaginato io. Arriva e si lamenta perchè ha dimenticato la cinta dei jeans sul set del video che ha girato ieri sera (nell'appartamento di un tipo noto nell'ambiente, a quanto pare) e nei jeans praticamente ci entra pure un'altra persona. Io gli ho suggerito di sedersi, così avrebbe evitato situazioni imbarazzanti!
Insomma, si è creato subito un clima disteso che ha favorito le confidenze.
Per il resto oggi sono continuati i festeggiamenti per i 60 anni delle Acli. Domani giornatona prima poltico-sociale (Parteciperanno infatti ai lavori: i tre leader di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti; il presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la Giustizia e la pace, S. E. Mons. Giancarlo Maria Bregantini; Anna Maria Artoni, per Confindustria; il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni; il presidente della Confcooperative, Luigi Marino. Coordinerà l’incontro il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli)...
poi parole, musica testimonianze e video storici con Antonella Ruggiero, Ugo Pagliai, Silvia Budri e Marco Marzocca (non è un caso!) tra gli ospiti artistici che si alterneranno sul palcoscenico. All’inizio del pomeriggio sono previsti i saluti del presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini; del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Roberto Maroni; del sindaco di Roma, Walter Veltroni.
Tra una cosa e l'altra ci devo pure infilare il concerto di San Giovanni dei sidnacati. Ci sarebbe la conferenza, ma spero di rimediare cmq il pass... Così quest'anno, per il primo maggio faccio en plein.
giovedì, 28 aprile 2005
Sono appena rientrata dalla lezione di canto. Affare fatto: il saggio di fine anno organizzato dalla scuola lo conduco io!
Almeno mi farò perdonare per la mia esibizione! Cioè, qualcosa saprò pur fare nella vita. Io l'ho detto che non volevo fare "la cantante", anche se cantare mi piace molto... Ci sarà da ridere! Spero per la conduzione brillante e non per coem canterò "Meravigliosa creatura"!
Intanto domani mi aspettano Gianluca Grignani in hotel... che detta così sembra che non sia un appuntamento per un'intervista su "Il Re del Niente", il suo nuovo album che comincerete a sentire dal 6 maggio e Sirya che, "Non è peccato", ma farò solo una telefonica.
Stamattina invece in radio ho raccolto un po' di consensi per il pezzo su Avvenire, con tanto di foto e, soprattutto, ho preparato la puntata del 30 aprile. L'ho fatta molto "Acli", anche se non ho citato la mia associazione, ma l'ho solo dedicata ai lavoratori, aspettando il I Maggio.
Puntata variegata. Si comincia son "Ehi Oh!" interpretata da "I sette nani", dal film di Biancaneve, per passare a "I don't che", tratta dal secondo volume della raccolta di vecchie incisioni "Cartoline da Little Italy", del 1940, dedicata ai lavoratori emigrati. Poi avanti con "Cha cha cha della segretaria", cantata da Michelino e Luis Prima, mitica canzone del 1962, e poi "Il gruista" di Jannacci, "Se io lavoro" de Le Orme, "Vita d'artista" di Cammariere, per finire con Battisti di "E penso a te", per dire, alla fine, che gli affetti sono più important del lavoro. Insomma, ce n'è per tuti i gusti, se si considera che, eccezionalmente, la puntata termina con una poesia. Ma non una qualunque, bensì con un testo scritto da Karol Wojtyla intitolata "In memoria di un compagno di lavoro", recitata da Vittorio Gassmann.
Tutto questo sabato 30 aprile, a partire dalle 12.15, su 105 live, la Radio Vaticana in diretta.
mercoledì, 27 aprile 2005
Non avevo mai scritto per un quotidiano prima di oggi. Al massimo per un settimanale. Che ansia! Ore 14:23. Mi chiama la tipa (D. Pozzoli) che mi aveva intervistato per Avvenire domenica scorsa e che già si era espressa positivamente nei miei riguardi, chiedendomi se volessi scrivere entro le 18 di oggi un"quaranta righe" di commento ad alcune citazioni di Benedetto XVI sui giovani. Gulp! Accetto subito con entusiasmo. Mai farsi sfuggire occasioni simili!
Però io stavo ancora a Frosinone, dove, per altro, è andato tutto molto bene, anche se la prossima volta che andrò a fare una cosa simile in una scuola chiederò le prime ore e non le ultime, dove i ragazzi stanno , inevitabilemtne, con l'orologio in mano.
Frosinone-Roma, casello casello, in venti minuti. Fantastico!
Casello - uscita Appia Pignatelli, più di 1 ora! Un traffico pazzesco! Ma dove era andata tutta 'sta gente? Le 16 del pomeriggio non sono propriamente un'ora di punta... A un certo punto, quando erano già le 16.30, lascio il presidente delle Acli di F. in macchina e vado piedi, visto che stavamo passando su un pezzo di Ardeatina relativamente vicino casa mia. Almeno il tempo di controllare le frasi che mi aveva inviato Avvenire (ben 3 citazioni: troppe per 2100 battute!) e raccogliere le idee per fare una cosa decente.
Pare che ci sia risucita. Ma lo scopriremo solo leggendo.
martedì, 26 aprile 2005
Domani vado alla conquista di Frosinone. Prima a spronare la fondazione di un gruppo di G(iovani delle) A(cli) lì, poi in una scuola superiore a tenere un work shop sul tema del lavoro. Ho lavorato tanto per questo incontro: speriamo di tenere alta la bandiera, è proprio il caso di dirlo! L'incontro sarà molto animato e interattivo, niente di palloso, anche se parleremo di lavoro, contratti, legge Biagi, curricula, colloqui. Ma è tutto sotto controllo. Speriamo.
Insomma, molto donna politica e anche un po' pseudo sindacalista (che poi dovrei rivederle per me certe cose!).
Tra tutte le numerose varie ed eventuali della mia vita poi, mi sono offerta di fare da "consulente spirituale" a una mia vecchia amica del liceo che si sposa a giugno. Ieri ci siamo incontrate e le ho spiattellato sul tavolino del bar la mia collezione di "libretti matrimoniali" per prendere spunto per letture e tutto il resto. La cosa, a dire il vero, mi gratifica. In cambio, mi metterà al tavolo con due singles: che sia la volta buona!
lunedì, 25 aprile 2005
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Da Avvenire di oggi
Di Daniela Pozzoli
GENERAZIONE GMG
Dopo l’omaggio a Giovanni Paolo II, migliaia di ragazzi sono tornati a Roma da tutta Italia per conoscere meglio il nuovo Papa. E non sono rimasti delusi
I giovani: sì, vogliamo seguirlo
Le voci a caldo dal «popolo» delle Giornate della gioventù, che con la sua presenza ha colorato la Messa di ieri
«Fin dall’elezione ci ha ispirato un senso di paternità che si è rafforzato» «Ci può guidare fuori dai nostri deserti interiori». «Tutto mi è sembrato tranne che un uomo freddo»
Di Daniela Pozzoli
Gasati da quel «spalancate le porte a Cristo», i giovani presenti ieri in piazza San Pietro riconoscono di avere trovato soddisfazione nel sentirsi considerati e chiamati in causa dal nuovo Papa, da quello che già chiamano affettuosamente nelle mail, sugli sms e nei blog «il nostro "B16"». Un invito all'amicizia dunque che ha commosso e spronato il «popolo della Gmg» che ascoltava, mescolato alla folla delle gente comune, dei religiosi, delle personalità. «Ha usato diverse volte l'espressione "cari amici" - sottolinea Gianni, a capo di un nutrito gruppo di ragazzi di Gioventù studentesca delle superiori provenienti dalla provincia di Milano -. E l'impressione che ci ha comunicato è che abbiamo ritrovato un padre». «Fin dal momento dell'elezione ci ha ispirato un senso di paternità che oggi (ieri per chi legge, ndr) si è rafforzato»: parla anche a nome dei suoi amici Angela della diocesi di Altamura, a Roma per l'assemblea nazionale dell'Azione cattolica. «Sappiamo che i "deserti interiori" - prosegue - per molti di noi significano solitudine, incomprensione, paura, ma abbiamo la speranza, dopo quello che abbiamo ascoltato nell'omelia, che verranno superati anche grazie alla sua guida». «No, non è stato sentimentalismo a spingerci a Roma alla morte di Wojtyla - chiarisce subito Luca, studente di Milano, che tenta di vincere la stanchezza dormicchiando sul pullman che lo riporta a casa -. Né è stata l'onda dell'entusiasmo a spingerci oggi a partecipare alla prima Messa, semplicemente io e i miei amici siamo grati a questi due uomini, adulti affascinanti, che ci testimoniano quanto è attuale e importante la proposta di Cristo nella vita». «A pelle, l'uomo Ratzinger mi ispira come potrebbe fare un nonno tenero - interviene Concita, responsabile provinciale dei giovani delle Acli di Roma -. Ho lasciato il mio gruppo e mi sono intrufolata per vederlo meglio e tutto mi è sembrato tranne che una persona fredda. Le sue parole sono andate dritte al cuore e insieme con gli amici abbiamo già pensato che utilizzeremo il testo dell'omelia per prepararci alla Giornata mondiale di Colonia». Ma Concita ci tiene a sottolineare un altro aspetto: «Vivere la fede in parrocchia è semplice perché si è tra gente che la pensa nelle stessa maniera. Il difficile è "fuori", a scuola, con gli amici che non fanno parte del "giro". Spesso chi ha fede si nasconde per paura di essere impopolare. Mi sembra che il Papa oggi ci abbia invitato a superare questa dicotomia e a rendere tutt'uno vita e fede». In cento sono arrivati da Bologna all'alba, «e ne valeva la pena - chiarisce Francesco - perché oggi è stato fatto un grande passo avanti rispetto a quel "non avere paura", ci è stato chiesto di accogliere Cristo nella nostra vita attraverso l'amicizia». È rimasto invece deluso chi si aspettava che il rito, lungo, cantato e in latino, annoiasse i più giovani: «La bellezza della celebrazione, la liturgia molto curata e tutti quei canti mi hanno lasciato una grande serenità come del resto mi ha confortato sentirmi dire che Dio mi ama», sostiene il diciassettenne milanese Giovanni. «Quei 38 applausi con cui l'abbiamo interrotto - vuole precisare Chiara da Vicenza - non erano per fare spettacolo, ma per dirgli "siamo qui", non andiamo via. Vicino a me c'era un gruppo scout di Hannover che non si era ancora ripreso dallo stupore per l'elezione di un Papa tedesco. Mi dicevano che quella sfida a portare Cristo nella loro vita intendono raccoglierla. Vedo sul blog al quale partecipo che l'attenzione ai laici è un altro passaggio che colpisce». «Eravamo in tanti noi giovani sacerdoti - si entusiasma don Alessandro Amapani, della Pastorale giovanile Cei - mi sono stupito e molto rallegrato per questo segno di unità. Credetemi, non è facile indossare una tonaca al giorno d'oggi. Ma tutti quei giovani preti di varie nazionalità erano lì per dirgli "ci siamo anche noi"». Tornano a casa, al seminario regionale marchigiano, con una marcia in più Alessio di 21 anni e Leonardo di 20: «Pensavo di rimanere male vedendo un altro Papa al posto di Gp II - rivela Leonardo -, ma non è stato così perché Benedetto XVI ha creato sintonia e ci ha fatto sentire che di noi a lui importa». «Da oltre 20 anni Papa Ratzinger non si trovava più, come pastore, davanti a una comunità guardandola negli occhi - analizza Marco -, ma mi sembra che non abbia perso l'allenamento. Come giovane mi sono sentito sfidato da un adulto che non fa sconti». Una piazza molto raccolta è ciò che più ha impressionato Anna Maria di Firenze: «Nonostante fossimo in migliaia e al di là dei cori da stadio la grande attenzione che ha regnato durante l'omelia significa che quell'uomo, che conosciamo ancora poco, ci ha già catturati».
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domenica, 24 aprile 2005
"Papa rottweiler?" Mi ha chiesto la giornalista di Avvenire oggi, durante l'intervista alla fine della messa (e anche del pic nic). Macchè! Le ho risposto! (al limite, pastore tedesco, volevo risponderle, ma ho pensato che non era il caso...). E' tenero, capace di emozionarsi mentre parla, umile. Non l'ho visto un granchè da vicino, nonostante mi sia intrufolata con il pass della Radio, fino a trovare un posto seduta, dietro i bavresi in costume tradizionale (con tanto di cappello fiorito e piumato- che mi copriva la visuale!-), però l'ho ascoltato profondamente. Salendo in radio mi ero scaricata la sua omelia ancora sotto embargo: bellissma! Incisiva, ricca di spunti, dalla politica, al potere, alla vita, la fede! Tanti i riferimenti a GP II, alla sua sofferenza, al morte, il trapasso ("Chi crede non è mai solo"!), ma anche al suo "Non abbiate paura". Bendetto XVI va oltre, integrale come lui sa fare, e ci esorta: "Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto". Grande!
Di seguito il testo dell'omelia in cui ho sottolineato le parti che mi hanno colpita di più...
Messa di inizio del Ministero Petrino di Benedetto XVI :
Testo integrale dell'omelia del Santo Padre
Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
distinte Autorità e Membri del Corpo diplomatico,
carissimi Fratelli e Sorelle!
Per ben tre volte, in questi giorni così intensi, il canto delle litanie dei santi ci ha accompagnato: durante i funerali del nostro Santo Padre Giovanni Paolo II; in occasione dell'ingresso dei Cardinali in Conclave, ed anche oggi, quando le abbiamo nuovamente cantate con l'invocazione: Tu illum adiuva - sostieni il nuovo successore di San Pietro. Ogni volta in un modo del tutto particolare ho sentito questo canto orante come una grande consolazione. Quanto ci siamo sentiti abbandonati dopo la dipartita di Giovanni Paolo II! Il Papa che per ben 26 anni è stato nostro pastore e guida nel cammino attraverso questo tempo. Egli varcava la soglia verso l'altra vita - entrando nel mistero di Dio. Ma non compiva questo passo da solo. Chi crede, non è mai solo - non lo è nella vita e neanche nella morte. In quel momento noi abbiamo potuto invocare i santi di tutti i secoli - i suoi amici, i suoi fratelli nella fede, sapendo che sarebbero stati il corteo vivente che lo avrebbe accompagnato nell'aldilà, fino alla gloria di Dio. Noi sapevamo che il suo arrivo era atteso. Ora sappiamo che egli è fra i suoi ed è veramente a casa sua. Di nuovo, siamo stati consolati compiendo il solenne ingresso in conclave, per eleggere colui che il Signore aveva scelto. Come potevamo riconoscere il suo nome? Come potevano 115 Vescovi, provenienti da tutte le culture ed i paesi, trovare colui al quale il Signore desiderava conferire la missione di legare e sciogliere? Ancora una volta, noi lo sapevamo: sapevamo che non siamo soli, che siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio. Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l'intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano. Infatti alla comunità dei santi non appartengono solo le grandi figure che ci hanno preceduto e di cui conosciamo i nomi. Noi tutti siamo la comunità dei santi, noi battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo, per mezzo del quale egli ci vuole trasformare e renderci simili a se medesimo. Sì, la Chiesa è viva - questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni. Proprio nei tristi giorni della malattia e della morte del Papa questo si è manifestato in modo meraviglioso ai nostri occhi: che la Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva - essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto. Nel dolore, presente sul volto del Santo Padre nei giorni di Pasqua, abbiamo contemplato il mistero della passione di Cristo ed insieme toccato le sue ferite. Ma in tutti questi giorni abbiamo anche potuto, in un senso profondo, toccare il Risorto. Ci è stato dato di sperimentare la gioia che egli ha promesso, dopo un breve tempo di oscurità, come frutto della sua resurrezione.
La Chiesa è viva – così saluto con grande gioia e gratitudine voi tutti, che siete qui radunati, venerati Confratelli Cardinali e Vescovi, carissimi sacerdoti, diaconi, operatori pastorali, catechisti. Saluto voi, religiosi e religiose, testimoni della trasfigurante presenza di Dio. Saluto voi, fedeli laici, immersi nel grande spazio della costruzione del Regno di Dio che si espande nel mondo, in ogni espressione della vita. Il discorso si fa pieno di affetto anche nel saluto che rivolgo a tutti coloro che, rinati nel sacramento del Battesimo, non sono ancora in piena comunione con noi; ed a voi fratelli del popolo ebraico, cui siamo legati da un grande patrimonio spirituale comune, che affonda le sue radici nelle irrevocabili promesse di Dio. Il mio pensiero, infine – quasi come un’onda che si espande – va a tutti gli uomini del nostro tempo, credenti e non credenti. Cari amici! In questo momento non ho bisogno di presentare un programma di governo. Qualche tratto di ciò che io considero mio compito, ho già potuto esporlo nel mio messaggio di mercoledì 20 aprile; non mancheranno altre occasioni per farlo. Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia. Invece di esporre un programma io vorrei semplicemente cercare di commentare i due segni con cui viene rappresentata liturgicamente l’assunzione del Ministero Petrino; entrambi questi segni, del resto, rispecchiano anche esattamente ciò che viene proclamato nelle letture di oggi.
Il primo segno è il Pallio, tessuto in pura lana, che mi viene posto sulle spalle. Questo antichissimo segno, che i Vescovi di Roma portano fin dal IV secolo, può essere considerato come un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle. Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio. Questa è anche la nostra gioia: la volontà di Dio non ci aliena, ci purifica – magari in modo anche doloroso – e così ci conduce a noi stessi. In tal modo, non serviamo soltanto Lui ma la salvezza di tutto il mondo, di tutta la storia. In realtà il simbolismo del Pallio è ancora più concreto: la lana d’agnello intende rappresentare la pecorella perduta o anche quella malata e quella debole, che il pastore mette sulle sue spalle e conduce alle acque della vita. La parabola della pecorella smarrita, che il pastore cerca nel deserto, era per i Padri della Chiesa un’immagine del mistero di Cristo e della Chiesa. L’umanità – noi tutti - è la pecora smarrita che, nel deserto, non trova più la strada. Il Figlio di Dio non tollera questo; Egli non può abbandonare l’umanità in una simile miserevole condizione. Balza in piedi, abbandona la gloria del cielo, per ritrovare la pecorella e inseguirla, fin sulla croce. La carica sulle sue spalle, porta la nostra umanità, porta noi stessi – Egli è il buon pastore, che offre la sua vita per le pecore. Il Pallio dice innanzitutto che tutti noi siamo portati da Cristo. Ma allo stesso tempo ci invita a portarci l’un l’altro. Così il Pallio diventa il simbolo della missione del pastore, di cui parlano la seconda lettura ed il Vangelo. La santa inquietudine di Cristo deve animare il pastore: per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto. E vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi. Perciò i tesori della terra non sono più al servizio dell’edificazione del giardino di Dio, nel quale tutti possano vivere, ma sono asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione. La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza. Il simbolo dell’agnello ha ancora un altro aspetto. Nell’Antico Oriente era usanza che i re designassero se stessi come pastori del loro popolo. Questa era un’immagine del loro potere, un’immagine cinica: i popoli erano per loro come pecore, delle quali il pastore poteva disporre a suo piacimento. Mentre il pastore di tutti gli uomini, il Dio vivente, è divenuto lui stesso agnello, si è messo dalla parte degli agnelli, di coloro che sono calpestati e uccisi. Proprio così Egli si rivela come il vero pastore: “Io sono il buon pastore… Io offro la mia vita per le pecore”, dice Gesù di se stesso (Gv 10, 14s). Non è il potere che redime, ma l’amore! Questo è il segno di Dio: Egli stesso è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte. Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini.
Una delle caratteristiche fondamentali del pastore deve essere quella di amare gli uomini che gli sono stati affidati, così come ama Cristo, al cui servizio si trova. “Pasci le mie pecore”, dice Cristo a Pietro, ed a me, in questo momento. Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza, che egli ci dona nel Santissimo Sacramento. Cari amici – in questo momento io posso dire soltanto: pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge – voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi. Preghiamo gli uni per gli altri, perché il Signore ci porti e noi impariamo a portarci gli uni gli altri.
Il secondo segno, con cui viene rappresentato nella liturgia odierna l’insediamento nel Ministero Petrino, è la consegna dell’anello del pescatore. La chiamata di Pietro ad essere pastore, che abbiamo udito nel Vangelo, fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto. Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a tirarla su; 153 grossi pesci: “E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò” (Gv 21, 11). Questo racconto, al termine del cammino terreno di Gesù con i suoi discepoli, corrisponde ad un racconto dell’inizio: anche allora i discepoli non avevano pescato nulla durante tutta la notte; anche allora Gesù aveva invitato Simone ad andare al largo ancora una volta. E Simone, che ancora non era chiamato Pietro, diede la mirabile risposta: Maestro, sulla tua parola getterò le reti! Ed ecco il conferimento della missione: “Non temere! D’ora in poi sarai pescatore di uomini” (Lc 5, 1–11). Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita. I Padri hanno dedicato un commento molto particolare anche a questo singolare compito. Essi dicono così: per il pesce, creato per l’acqua, è mortale essere tirato fuori dal mare. Esso viene sottratto al suo elemento vitale per servire di nutrimento all’uomo. Ma nella missione del pescatore di uomini avviene il contrario. Noi uomini viviamo alienati, nelle acque salate della sofferenza e della morte; in un mare di oscurità senza luce. La rete del Vangelo ci tira fuori dalle acque della morte e ci porta nello splendore della luce di Dio, nella vera vita. E’ proprio così – nella missione di pescatore di uomini, al seguito di Cristo, occorre portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio. E’ proprio così: noi esistiamo per mostrare Dio agli uomini. E solo laddove si vede Dio, comincia veramente la vita. Solo quando incontriamo in Cristo il Dio vivente, noi conosciamo che cosa è la vita. Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario. Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui. Il compito del pastore, del pescatore di uomini può spesso apparire faticoso. Ma è bello e grande, perché in definitiva è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio che vuol fare il suo ingresso nel mondo.
Vorrei qui rilevare ancora una cosa: sia nell’immagine del pastore che in quella del pescatore emerge in modo molto esplicito la chiamata all’unità. “Ho ancora altre pecore, che non sono di questo ovile; anch’esse io devo condurre ed ascolteranno la mia voce e diverranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16), dice Gesù al termine del discorso del buon pastore. E il racconto dei 153 grossi pesci termina con la gioiosa constatazione: “sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò” (Gv 21, 11). Ahimè, amato Signore, essa ora si è strappata! vorremmo dire addolorati. Ma no – non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa, che non delude, e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l’unità, che tu hai promesso. Facciamo memoria di essa nella preghiera al Signore, come mendicanti: sì, Signore, ricordati di quanto hai promesso. Fa’ che siamo un solo pastore ed un solo gregge! Non permettere che la tua rete si strappi ed aiutaci ad essere servitori dell’unità!
In questo momento il mio ricordo ritorna al 22 ottobre 1978, quando Papa Giovanni Paolo II iniziò il suo ministero qui sulla Piazza di San Pietro. Ancora, e continuamente, mi risuonano nelle orecchie le sue parole di allora: “Non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo!” Il Papa parlava ai forti, ai potenti del mondo, i quali avevano paura che Cristo potesse portar via qualcosa del loro potere, se lo avessero lasciato entrare e concesso la libertà alla fede. Sì, egli avrebbe certamente portato via loro qualcosa: il dominio della corruzione, dello stravolgimento del diritto, dell’arbitrio. Ma non avrebbe portato via nulla di ciò che appartiene alla libertà dell’uomo, alla sua dignità, all’edificazione di una società giusta. Il Papa parlava inoltre a tutti gli uomini, soprattutto ai giovani. Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a lui – paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? Ed ancora una volta il Papa voleva dire: no! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No! solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita. Amen.
sabato, 23 aprile 2005
Serata casalinga, chè domani ci si sveglia presto per andare alla prima messa di Bendetto XVI da pellegrina e non da raccomandata stavolta, con un gruppo di giovani della parrocchia. Mi ha convinta una giornalista di Avvenire che mi ha chiamata oggi per chiedermi se domani mi poteva fare un'intervista... E mi tocca raccontarle qualcosa di credibile!
Mai quanto in questo periodo i giovani fanno notizia... meglio tardi che mai!
Prima sono andata a lezione di canto.Il maestro FP è contento. Oggi ho fatto i vocalizzi belli prolungati (e non con le vocali scandite). Ho anche imparato 2 termini tecnici: il battimento armonico (che sarebbe la vibrazione delle vocali) e il vocalizzo della regolarità (l'esercizio della scala a 9 note). Soprattuto ho deciso la canzone che porterò al saggio, che sarà il 18 giugno (oggi mi sono offerta a FP per condurlo, così almeno qualcosa di buono la faccio!)... Meravigliosa creatura, di Gianna Nannini! FP non la consoceva... sigh! Però, che sia un bravo maestro, lo si deduce anche dal fatto che gli è bastato sentire la base con il flautino guida e l'ha subito cantata mooooooolto meglio di me!
L'altro giorno, quando ho intervistato Anggun al telefono, per parlare del suo nuovo album ("Luminescence" che uscirà il prossimo 27 maggio) - in inglese... voglio vedere se Progress me la paga doppia, per la fatica della traduzione e per la telefonata internazionale... che cmq ho fatto dalla radio! per cui la userò, naturalmente, dopo l'uscita dell'album) abbiamo finito a tarallucci e vino perchè, in chiusura, le ho detto che mi piaceva la sua voce e, poichè stavo studiando canto, mi paiceva ascoltare voci diverse dal mondo (vero!). Lei però ha capito che anchio ero una cantante (colpa del mio inglese o del fuso orario?!) e allora io le ho detto: "No, I don't want go on the other side! I'm just a journlist, but I love sing"... Lei ha riso di gusto (spero non per la mai espressione maccheronica) e mi ha augurato buona fortuna!
Ma, come dice FP, ce la posso fare!
Benedetto XVI ai giornalisti e operatori della Comunicazione stamattina...
Udienza del Papa con i Rappresentanti dei
Mezzi di Comunicazione Sociale |
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ore 11, Aula Paolo VI, 23 aprile
Illustri Signori, gentili Signore!
1. E' con piacere che incontro e cordialmente saluto voi, giornalisti, fotografi, operatori televisivi e quanti, a vario titolo, appartenete al mondo della comunicazione. Grazie per la vostra visita e particolarmente per il servizio che avete reso in questi giorni alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica. Un cordiale saluto rivolgo a Monsignor John Patrick Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, e lo ringrazio per le parole che mi ha indirizzato a nome dei presenti.
Si può dire che, grazie al vostro lavoro, per diverse settimane l'attenzione del mondo intero è rimasta fissa sulla Basilica, sulla Piazza San Pietro e sul Palazzo Apostolico, all'interno del quale il mio Predecessore, l'indimenticabile Papa Giovanni Paolo II ha chiuso serenamente la sua terrena esistenza, e dove in seguito, nella Cappella Sistina, i Signori Cardinali hanno eletto me come suo Successore.
2. (pronunciato in inglese) Questi eventi ecclesiali di storica importanza hanno avuto anche per vostro merito una copertura mondiale. So bene quanta fatica ciò ha comportato per voi, costretti a restare lontani dalla famiglia e dalle vostre case, lavorando con orari prolungati e in condizioni non sempre agevoli. Mi sono note la competenza e la dedizione con cui avete svolto questo non facile compito. Di tutto vorrei ringraziarvi a nome mio personale e specialmente dei cattolici che, vivendo in Paesi assai distanti da Roma, hanno potuto condividere questi momenti emozionanti di fede in tempo reale. Prodigi e straordinarie potenzialità dei mezzi moderni di comunicazione sociale!
Al promettente sviluppo di questi strumenti guardava già il Concilio Vaticano II. Ad essi, infatti, i Padri Conciliari vollero dedicare il primo dei loro documenti in cui si afferma che tali mezzi “per loro natura sono in grado di raggiungere e muovere non solo i singoli uomini, ma le stesse moltitudini e l'intera umanità” ( Inter mirifica , 1). Dal 4 dicembre 1963, quando venne promulgato, il Decreto Inter mirifica ad oggi l'umanità ha conosciuto ed è tuttora testimone di una straordinaria rivoluzione mediatica, che ha investito ogni aspetto e ambito dell'umana esistenza.
3. (pronunciato in francese) Consapevole della sua missione e dell'importanza dei media, la Chiesa, specialmente a partire dal Concilio Vaticano II, ha cercato la collaborazione con il mondo della comunicazione sociale. Grande artefice di questo dialogo aperto e sincero è stato senz'altro anche Giovanni Paolo II che con voi, operatori delle comunicazioni sociali, ha intrattenuto in oltre 26 anni di Pontificato costanti e fecondi rapporti. Ed è proprio ai responsabili delle comunicazioni sociali che egli ha voluto dedicare uno dei suoi ultimi documenti, la Lettera Apostolica dello scorso 24 gennaio nella quale ricorda che “la nostra è un'epoca di comunicazione globale, dove tanti momenti dell'esistenza umana si snodano attraverso processi mediatici, o perlomeno con essi devono confrontarsi” ( Il rapido sviluppo , 3).
E' mio desiderio proseguire questo fruttuoso dialogo, e condivido, in proposito, quanto ha osservato Giovanni Paolo II che cioè “il fenomeno attuale delle comunicazioni sociali spinge la Chiesa ad una sorta di revisione pastorale e culturale così da essere in grado da affrontare in modo adeguato il passaggio epocale che stiamo vivendo”( ibid. , 8).
Grazie – Passo adesso alla mia lingua materna:
4. (pronunciato in tedesco) Perché gli strumenti di comunicazione sociale possano rendere un positivo servizio al bene comune, occorre l'apporto responsabile di tutti e di ciascuno. E' necessaria una sempre migliore comprensione delle prospettive e delle responsabilità che il loro sviluppo comporta in ordine ai riflessi che di fatto si verificano sulla coscienza e sulla mentalità degli individui come sulla formazione della pubblica opinione. Non si può poi non porre in evidenza il bisogno di chiari riferimenti alla responsabilità etica di chi lavora in tale settore, specialmente per quanto riguarda la sincera ricerca della verità e la salvaguardia della centralità e della dignità della persona. Solo a queste condizioni i media possono rispondere al disegno di Dio che li ha posti a nostra disposizione “per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno” ( ibid. , 14).
Finalmente – essendo a Roma – ritorniamo all'italiano:
5. Illustri Signori, gentili Signore, vi ringrazio ancora per l'importante servizio che rendete alla società. A ciascuno giunga il mio cordiale apprezzamento con l'assicurazione d'un ricordo nella preghiera per tutte le vostre intenzioni. Estendo il mio saluto alle vostre famiglie e a quanti fanno parte delle vostre comunità di lavoro. Per intercessione della celeste Madre di Cristo, invoco abbondanti su ciascuno i doni di Dio, in pegno dei quali a tutti imparto la mia Benedizione.
Grazie per la vostra attenzione!
Direi, qui siamo da cristiani riuniti e concludiamo con la preghiera del Padre Nostro e con la Benedizione.
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E così è andato il servizio su 
di RAI UNO! Ovvero una delle rubriche + istituzionali del TG 1! Ovviamente hanno tagliato molto, però è venuto bene. Mi hanno ripresa in primissimo piano. Modestamente non era neanche male! Soprattutto abbiamo detto cose interessanti! Il merito è anche di Francesco Votano, giornalista attento e pacato, che incalzava con le sue domande "partecipando alle risposte" come ha premesso lui stesso prima di cominciare.
Ora, attendo altre proposte... Vanno bene anche quelle matrimoniali!
venerdì, 22 aprile 2005
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Per farmi perdonare, vi invito a leggere questo sentito editoriale di Cervellera sul nostro Papa Benedetto XVI.
19 Aprile 2005
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| VATICANO |
| Benedetto XVI, cooperatore della Verità |
| di Bernardo Cervellera |
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C’è la gioia dell’infanzia e della semplicità nel modo in cui Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, si è affacciato alla loggia di san Pietro per salutare la folla traboccante e per impartire la sua prima benedizione Urbi et Orbi. Le mani levate con entusiasmo giovanile e con timidezza e questo suo definirsi “un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore”, di fronte al “grande papa Giovanni Paolo II”, hanno subito scatenato l’applauso e gli slogan appassionati della popolazione.
Chi l’ha conosciuto sa che queste parole, infanzia, semplicità, umiltà non sono una posa, ma il cuore vero del nuovo pontefice, molto diversa dall’immagine di panzerkardinal e di inquisitore che gli hanno cucito addosso.
L’umiltà è quella che ha vissuto lavorando per decenni come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Quando nel 2003, al compiere dei 75 anni, voleva dare le dimissioni e tornare al suo lavoro di studioso e di pastore, ha detto ancora sì a Giovanni Paolo II che lo aveva come amico e come sostegno.
La semplicità gli deriva dal suo amore alla verità. Il motto del suo stemma è “Cooperatori della verità”. E per cooperare alla verità, a suo tempo aveva espresso tutta la sua opposizione alla guerra in Iraq, come alle discussioni Onu astratte e fumose sul futuro del mondo, non attento al realismo del presente.
Un cooperatore della verità sa che la verità esiste. Ieri nell’omelia magistrale alla messa pro eligendo pontifice ha parlato di “dittatura del relativismo”. Il mondo spocchioso e disperato del relativismo e della manipolazione lo può bollare come “fondamentalista”, ma la sua finezza è conosciuta da tutti gli intellettuali: sulle radici cristiane dell’Europa ha ricordato a politici e opportunisti che perfino un filosofo ateo e marxista come Habermas riconosce il cristianesimo come elemento essenziale dell’identità dell’occidente europeo.
Un cooperatore della verità sa che la verità è la persona di Gesù Cristo. Annunciare Gesù Cristo non è un integralismo “della vendetta”, ma l’espressione di una grande misericordia all’uomo e alla sua dignità. Questo tentare di non svendere la fede in Gesù ha portato il cardinale Ratzinger a correggere la teologia della liberazione nella sua violenza, salvaguardando l’impegno per i poveri come missione cristiana e non come derivato ideologico; ha corretto i lefebvriani, accettando la messa in latino, ma chiedendo loro l’ubbidienza alla Chiesa di oggi; ha corretto i tentativi un po’ astratti e frettolosi di inculturazione in India e Sri Lanka, spingendo vescovi, teologi e fedeli a dialogare con gli elementi più profondi delle culture e a testimoniare la santità più che l’organizzazione.
Si può dire che in tutti questi anni di lavoro abbia “studiato da papa”: nel difendere il centro della fede cattolica e nel cucire l’unità con ogni periferia sta il ministero di Pietro. E quanto più la fede si radica nella certezza di Cristo, tanto più è aperta e desiderosa a conoscere l’altro. Per questo, pensiamo, Ratzinger sarà un creativo continuatore del Concilio, dell’annuncio e del dialogo ecumenico e con le religioni. Per questo egli sarà anche un purificatore della “sporcizia” della Chiesa, che si annida dove si banalizza il dono ricevuto, la Verità che si è donata a noi. E sarà un rinnovatore della ricerca della verità fra gli uomini e le culture, sopraffatte oggi dalla putrefazione delle ideologie.
Benedetto XVI, desideriamo seguirti anche noi come lavoratori nella vigna del Signore.
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Vi sembrerà irriverente... Ma mi è venuta in mente una battuta sul nuovo Papa, già definito, per provenienza, Pastore Tedesco...
Habemus PAPAM REX!
Va beh,... tanto non volevo andare a lavorare a Zelig....
mercoledì, 20 aprile 2005
Anche oggi doppio appuntamento mediatico. Stamattina la diretta con SAT 2000, io "di passaggio" a via della Conciliazione, stasera il TG 1, redazione di "Sette" per uno speciale sui giovani e il Papa (tanto per non sbagliare). La puntata andrà in onda venerdì 22 aprile alle 23.10.
Intanto oggi Benedetto XVI (mi devo ancora abituare a chiamarlo così) ci ha già invitato a Colonia.... E noi penso proprio che ci saremo.
La sede vacante è ormai un ricordo da francobollo... A proposito, oggi li ho comprati per la cantante che me li aveva chiesti e, siccome sono già saliti a 15 euro, li ho presi anch'io... che non sono una feticista... Ma dovessi aver scoperto il fiuto per gli affari...
L'annuncio dell'avvenuta elezione è stato dato dal protodiacono card. Medina Estevèz, che ha pronunciato la formula
"Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam. Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum Joseph sanctae romanae ecclesiae cardinalem Ratzinger, qui sibi nomen imposuit Benedicti XVI".
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"Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi del suo aiuto permenente andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà, Maria sua Santissima Madre sta dalla nostra parte".
Ieri. Pochi minuti dopo le 18, forse 2 o 3. Esco dalla metro di Ottaviano di corsa eprchè ero già in ritardo per l'appuntamento con Porta a Porta. Mi chiama la mia presidente reg. da Catania per annunciarmi che avevano eletto il Papa e voleva notizie dalla sua addetta stampa-collaboratrice del Vaticano... Cado dalle nuvole. Le dico che mi sembrava strano perchè intorno a me tutto scorreva tranquillamente, ed eravamo a due passi da paizza San Pietro... Lei insiste. Io che scalpitavo per capire. Un ragazzo, accanto a me, mi conferma tutto. Mi dirigo tempestivamente verso la Basilica. Chiamo tutti e avviso che ubi major minor cessat: niente Porta a Porta!
Che sensazione strana... Avevo i brividi. Era davvero emozionata. Un'emozione insolita. La gente comincia a correre sempre più velocemete. C'è una frenesia particolare. Manco allo stadio quando aprono i cancelli al derby o al concerto di una star fighissima. Mi affaccio sulla paizza: stracolma! Tutti che invitano il Papa "Fuori"! Io non avevo nessun tesserino con me, però mi ricordo del mitico cartoncino del direttore della radio fatto per consentirci di rientrare in sede la scorsa settimana. Trovo un resp. di sicurezza gentile che mi fa passare sotto il colonnato e arrivo davanti. Trovo dei tecnici della radio e poi un prete giornalsita, con cui condivido l'emozione dell'annuncio. Ero sovreccitata! Ho filmato tutto con il cell. Quasi tutto... Però ho la nomina, il discorso, la sua benedizione, la folla che lo acclama!
Mi sono sentita al centro della storia. Davanti a me, ho pensato, c'era proprio l'eredità di GP II, con i cori e l'entusiasmo strabordante. I giovanai subito ad acclamare "Benedetto". (Tra l'altro, pochi minuit prima della nomina, il prete accanto a me mi aveva chiesto: "Secondo te come lo chiamano?" E io: "Ma Bendetto a quanti siamo arrivati?". Lui. "No, troppi!"..... Che donna profeta!
Incontro degli amici. Condivido subito con loro l'emozione di aver sentito che Papa Ratzinger si è definito un umile lavoratore. Ho visto stamattina che le Acli hanno mandanto un comunicato apposta! Con noi c'è un alto prelato che ci dà delle chicche su Ratzinger che ho promesso di non rivelare.... (tipo la sua bibita preferita...). Si propone di andare a festeggiare goderecciamente il nostor nuovo Papa. Io la butto là: "Beh, potremmo fare con wurstel e birra, in onore del Papa tedesco!"... Ma poi ripeghiamo su una cosa più multiculturale. A proposito. Ieri sera ho anche già sentito una battuta degna di Decablog e Psicovirginio: "Dopo il Papa dei Papaboys*, adesso abbiamo il Papa Bau: Il nuovo Pastore Tedesco!"...
*= diffidate delle imitazioni!
martedì, 19 aprile 2005
Fumi di parole
Non sono ancora riuscita a godermi il brivido della fumata per l'elezione del Papa.
Ieri però mi è successa una cosa strana. Stavo tornando dall'ufficio prov. delle Acli e mentre l'autobus passa davanti alla Chiesa della Navicella, suonano le campane. Guardo subito l'orologio: erano le 19 in punto, cioè quando avevano annunciato la fumata. Però mi sembrava strano che non mi avesse chiamato nessuno. Emozione rientrata.
Stamattina invece ero a casa ad accudire mia nonna influenzata (che santa ragazza). Stasera alle 19 sarò a Porta a Porta. Mi hanno richiamata per portare un po' di pubblico e sono riuscita a racimolare, in meno di 2 ore, 7 persone, grazie a un colpo di fortuna finale con un "+ 4" a sorpresa. La prossima volta mi faccio dare la percentuale dalla tipa che mi ha preso in simpatia, ok, ma è pagata apposta per raccattare pubblico!
Puntata politica, ma se mentre registriamo c'è la fumata bianca si inverte la rotta e andiamo in diretta. Mi auguro di no, perchè vorrei godermela live (mica posso raccontare ai nipoti che quando hanno eletto il nuovo Papa io ero da Bruno Vespa!). Però, se dovesse accadere, Vespa potrebbe chiedere ai giovani presenti delle impressioni a caldo... almeno, oltre a scaldare i sedili, applaudire quando lo dice il direttore di studio e farci inquadrare le teste da dietro, potremmo fare anche una cosa diversa!
Intanto prego lo Spirito Santo per i cardinali e l'arduo compito che hanno. E poi, se mentre si profonde per la Cappella Sisitna volesse passare anche da queste parti, mi farebbe una cosa gradita. Potrebbe aiutarmi a risistemare anche le mie idee, che ne ho tante che si accavallano e ho paura di scorsarmi qualcosa.
Le farfalle si sono trasformate in bolle in pentola....

lunedì, 18 aprile 2005
domenica, 17 aprile 2005
Non ho ancora trovato il lucano (magari quello degli sguardi di ieri sera da Nuvolari a Borgo Pio lo era! - colgo l'occasione per ricordare che va bene qualunque provenienza geografica... "lucano" era solo per parafrasare una nota poubblciità!), però nel frattempo sono stata eletta nella segreteria dei GA e sono ufficialmente Consigliere Nazionale delle Acli. Wonder Conch...con un po' di sassi dalla scarpa che mi sono tolta, tanti "amici" che mi hanno manifestato stima e apprezzamenti (in politica ci vuole poco ad avere amici e a nemici, dipende da chi sei, con chi vai e dove vai... Io sono per il "cosa fai": una pecora nera!- ps. Se vi va... cliccate sul link....). Insomma, tutto è bene quel che finisce bene (?) e speriamo pure di cominciare meglio!
Tra le cose che poi farò in settimana dalle parti del Vaticano, tra la radio, il conclave etc, devo pure rimediare i francobolli della "Sede vacante" per una nota cantante (di cui tutelo la privacy) che prima mi ha chiamato in persona per chiedermeli! So che siete curiosi di sapere chi sia... andatevi a rivedere la mia puntata di sabato scorso... potreste intuirlo! Sono felice che si sia rivolta a me... Al di là dei rapporti professionali e degli scopi promozionali.... Queste cose fanno sperare che ogni tanto ci sia qualcosa (anzi, qualcuno) di buono nel dorato star system.
venerdì, 15 aprile 2005
E' tornata la primavera, ho firmato due "contrattini" nel giro di una settimana, ho ricevuto, tutto sommato, una buona proposta per GA se non altro a livello politico (domani si vota all'Assemblea), sono piena di idee che non so dove mettermele.... Ne ha guadagnato anche la mia preghiera recentemente... Insomma, cosa voglio di più dalla vita?
Andrebbe bene anche un lucano....
giovedì, 14 aprile 2005
In mezzo all'ondata di tristezza di questi ultimi tempi, anche la musica resiste! Mi è giunta notizia di un Festival Blues che faranno a Roma e che segnalo, a mia volta, per gli appassionati...
Il significato di blues è: triste. (Il termine "blues" deriva, con ogni probabilità, da un'espressione ripresa dagli inglesi "to have the blues" che significa "essere triste,depresso".) E' un genere musicale nato fra gli schiavi negri del Sud degli Stati Uniti d'America, circa nella prima metà del XIX secolo, e formalizzatosi nel 1870. Il blues è nato prima del jazz e, in parte, è confluito in esso.
"Nelle strofe del blues l'universo dolente e squallido del negro americano si tradusse in poesia. Ma era ed è una poesia di tipo nuovo. 'Avere i blues' è qualcosa di diverso dall'essere triste dell'uomo bianco. E' essere afflitti da un tedio esistenziale, da una malinconia greve che non lascia spazio alle fantasticherie, vuol dire autocommiserazione, rassegnazione, vuol dire disperazione sorda, grigiore, miseria.... Non c'è, nè ci vuol essere, nel blues, trasfigurazione lirica, che è un lusso da bianchi; non c'è dramma, perchè il dramma è fatto di ombre ma anche di luci. C'è invece la consapevolezza di una tragedia in atto, che non finirà mai." (Arrigo Polillo, Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, Milano, Mondadori, 1975).
C'è tutto un mondo interiore, insomma, nel blues, che, a mio avviso, la musica sublima e conduce al di là della tristezza.
Azzardo: Come la fede per i cristiani....
(sintetizzo dal comunicato della BIG TIME)...
Dal
Dal
Dal 22 al 24 aprile il Parco della Musica presenta il ROMA BLUES FESTIVAL. ...
BO DIDDLEY (22 aprile), autentica leggenda vivente che ha scelto Roma per festeggiare i 50 anni di attività,
JOHN HAMMOND (23 aprile), l’esponente del blues bianco più importante attualmente, e i
BLIND BOYS OF ALABAMA (24 aprile), l’ensemble Gospel noto al grande pubblico grazie alle collaborazioni con Peter Gabriel e Ben Harper effettuate in questi ultimi anni.
Oltre ai concerti, il Roma Blues Festival promuove altre iniziative.
SEMINARIO
JOHN HAMMOND terrà un seminario di improvvisazione blues
(domenica 24 aprile, ore 11.00 – 13.00 e 15.00 – 17.00, Sala Prove). Info 06-80241226
FILM
Durante il Festival saranno allestite nei foyer cinque postazioni dove verranno proiettati alcuni famosi film dedicati al blues. Ingresso libero
MOSTRA FOTOGRAFICA
Nell’ Area Archeologica del Parco della Musica verrà allestita una mostra del fotografo PAOLO CAVALCANTI dal titolo BLUES IN CHICAGO, un reportage realizzato nella famosa città dell’Illinois nel 1984 in occasione del Chicago Blues Festival.
Ingresso libero
BLUES BAR
Nella Spazio Serra, verrà allestito un club dove ascoltare musica dal vivo, con le esibizioni di gruppi provenienti dalle migliori scuole di musica romane (Percento Musica, CIAC, St. Louis).I concerti si terranno all’ora dell’aperitivo (ore 19.00) e nel dopo festival (ore 23.30). Ingresso gratuito
Ci sono momenti in cui guardi in faccia un'amica e pensi che le vuoi davvero bene. Che siete cresciute e ne avete passate tante. Discussioni, litigate, amarezze. Ma quante gioe condivise insieme! Il tempo passa, le strade si dividono. L'amicizia resiste. Resiste anche alle telefonate che latitano e alla scarsa frequentazione...
E ti ritrovi a pregare perchè anche don Aldo, il grande saggio, parroco-padre-pastore per tanti anni se n'è andato...
Lui ci ha viste crescere e ha sempre benedetto la nostra amicizia. Forse è questo, cara Fab., che ci sostiene ancora!
mercoledì, 13 aprile 2005
Ricordi sinceri e commossi quelli che ieri mi hanno testimoniato al telefono Ron, Antonella Ruggiero, Beppe Carletti dei Nomadi e Sergio Cammariere per la prossima puntata di Alta Fedeltà. Puntata non promozionale, senza musica leggera. La Radio Vat. è in lutto anche discografico. Ma ci tenevo a rendere ancora un omaggio a GP II attraverso una delle arti che lui ha amato di più. Il mio amico Cammariere mi ha anche proposto una chicca: ha suonato al pianoforte e cantato "Padre della notte", canzone dedicata proprio a Papa GP II, eseguita al Concerto di Natale in Vaticano del 2003 -scritta con il fido e bravo Kunstler - e mai incisa. Nonostante lo stessi chiamando sul cellulare e non si prendeva neppure troppo bene, i livelli dell'esecuzione sono venuti decentemente e la posso trasmettere, "vantando" anche un alto momento di reality radio!
Tutto questo sabato 19 aprile alle 12.15 su 105live- La Radio Vaticana in diretta (e, ogni tanto, registrata!)....
A Mosaiko su Sat 2000 nel pomeriggio. Ormai sono alquanto disinvolta e intervengo senza una domanda diretta. Soprattutto eprchè si parla del Papa, di GP II e di quello che vorremmo... dunque mi sento "padrona" dell'argomento!
Concludo la giornata mediatica e Porta a Porta... E' stato faticoso trattenere gli sbadigli, un po' per i toni (fiacchi) della puntata, un po' per l'orario. Abbiamo cominciato a registrare alle 21.30 passate e siamo stati tenuti in "ostaggio" anche per registrare un pezzo di puntata-che-non-posso-dire-per-non-svelare-i-trucchi-di-Vespa-che-pare-brutto. Fino alle 23.30 circa! Il pubblico serve solo ad appaludire. Non ci ha neppure citati. Alla fine mi sono andata a presentare e gli ho detto che anche noi siamo "I ragazzi del Papa". Quelli veri, intendevo. Però Vespa se ne stava già andando e non mi è parso molto interessato. Sigh! La prossima volta ci vado solo se mi pagano, allora!
lunedì, 11 aprile 2005
Non chiamatemi Prezzemolina, ma, effettivamente, per domani mi attende una sovraesposizione televisiva.... Nel pomeriggio a Mosaiko - Sat 2000, puntata su "Il Papa che vorremmo"... Poi, la sera, udite udite, a Porta a Porta. Bruno Vespa dedica l'ennesima puntata al Papa e domani hanno invitato a presenziare tra il pubblico anche i giovani delle Acli... Molto probabilmente non avrò possibilità di intervenire, però, non si sa mai... un buco sulla scaletta, un imprevisto... Cmq ho messo su un gruppetto di 10 persone... merito almeno una (con)citazione!
L'obiettivo è quello di farmi pagare prima o poi... però per il Papa questo ed altro, non è il caso di sottilizzare!
Domani mattina invece in radio ho una serie di interviste per preparare lo speciale sui cantanti e GP II, nell'ordine: Ron, Antonella Ruggiero, Sergio Cammariere. Vorrei tentare il colpaccio e chiedere per Battiato. Branduardi non mi h risposto al telefono... forse è all'estero...
Insomma, riprendo il naturale ciclo dei miei eventi, chè però non è mai prevedibile... Nel frattempo, non rivelate, sono successe un po' di cose... Le farfalle continuano a svolazzarmi ogni tanto in testa, però la situazione è più sotto controllo. Almeno credo.
venerdì, 08 aprile 2005
Ho seguito le esequie di Papa GP II dalla loggia del braccio di San Carlo, sopra l'ingresso del Bronzone... praticamente la galleria sopra il sagrato, in corrispondenza dell'altare. Ho seguito con attenzione e commozione l'intensa cerimonia e ho annotato impressioni che provo a rielaborare. Non cronaca, ma annotazioni personali.
Ci sono 600 mila persone circa davanti e intorno a me: impressionante!
Il sole splende, fa già caldo, ma all'improvviso si alza il vento: un brivido che non è di freddo (quello arriverà dopo!). I cardinali fanno un lunghissimo e suggestivo corteo. Aprono i Patriarchi orientali, e provo subito un senso di ecumenismo. Il colpo d'occhio, da quassù, è fenomenale. La folla partecipa con applausi e cori. "Subito Santo!".
L’odore dell'incenso arriva fino a noi. Il rito è solenne, in latino, ma scorre... scorre insieme alle emozioni.
Si arriva all'omelia, toccante, semplice e arguta al tempo stesso. Con il "seguimi" che fa da sfondo. Quello di Gesù a Pietro che si è perfettamente incarnato nella vita di GP II.
E gli applusi. riesco ad annotarli (il servizio informativo della radio pure... ma giuro che non ho copiato!)
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applauso "compianto ed amato Papa Giovanni Paolo II... profonda gratitudine"
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applausi prolungati quando cita i giovani.
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applauso quando cita Karol Wojtyla lavoratore in fabbrica... Parte con "Rimanete nel mio amore".
- applauso: “difficili prove degli ultimi mesi”.
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applauso: “senza riserve fino all’ultimo momento”.
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“Signore tu sai tutto: Tu sai che ti amo”. (brividi!)
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“rimanete saldi nel Signore come avete imparato”.
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“messaggio della sua sofferenza e del suo silenzio è stato così eloquente e fecondo”.
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“conformarsi a Cristo”.
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“benedizione urbi et orbi”.
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“ci vede e ci benedice”.
- "Amen", ovvero al termine dell'omelia.
Credo che in molti l'abbiate seguita: Una cerimonia commovente, partecipata, piena di speranza! Non resisto e piango quando i cardinali si avvicinano al feretro. Tutti acclamano... io piango. Piango perchè mi commuove questo grande amore. Questi chilometri di fede!
Il momento corale della supplica delle Chiese Orientali, ripresa dalla liturgia Bizantina, lascia una grande segno a simboleggiare l'unione. Un ulteriore insegnamento del nostro Papa! Lo scambio della pace: il mondo si stringe in un ultimo abbraccio a Lui, allarga i confini, abbatte i muri, rompe i protocolli. Autorità di governo e rappresentanze religiose, tutti sullo stesso sagrato, attorno alla sua bara. Un miracolo politico e religioso.
L'affetto grande, smisurato che 4 milioni di persone gli hanno dimostrato venendo qui da ogni parte del mondo.... senza contare tutti quelli che si sono collegati dal resto del pianeta!
Vorrei proprio che non finisse tutto qui. Che non si fosse consumato tutto ad uso delle telecamere e degli obiettivi di tutto il mondo sulla piazza che è stata il centro del mondo nell'ultima settimana.
Giovanni Paolo II è passato ad altra vita e la nostra vita continua. Se davvero almeno un po' dei suoi insegnamenti rimanessero in tutti i pellegrini accorsi a Roma in questi giorni e diventassero vita quotidiana, qualcosa potrebbe realmente cambiaare. Non è retorica, non è idealismo. E' vivere la fede come Cristo ci ha detto e come Papa GP II ci ha ripetuto! E vale anche per gli ebrei e i musulmani, e tutti gli altri che gli hanno reso omaggio come Grande uomo di pace. Lui ci ha lasciato... ma, perdonatemi il gioco di parole, ci ha lasciato la Sua Pace!
Il vento oggi in piazza ha scompigliato capelli e papaline, ma soprattuto, ha sfogliato le pagine del Vangelo appoggiato sul sarcofago... La Parola che scorre... Fino a chiuderle... un segno? Forse il segno che GP II ha rappresentato tutto, alfa e omega, principio e fine... Ci saranno tante intepretazioni... ma noi, intanto, continuiamo a lasciarci scuotere... dentro!
Omelia del card. Ratzinger per le esequie di Giovanni Paolo II
“Seguimi” dice il Signore risorto a Pietro, come sua ultima parola a questo discepolo, scelto per pascere le sue pecore. “Seguimi” – questa parola lapidaria di Cristo può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio che viene dalla vita del nostro compianto ed amato Papa Giovanni Paolo II, le cui spoglie deponiamo oggi nella terra come seme di immortalità – il cuore pieno di tristezza, ma anche di gioiosa speranza e di profonda gratitudine.
Questi sono i sentimenti del nostro animo, Fratelli e Sorelle in Cristo, presenti in Piazza S. Pietro, nelle strade adiacenti e in diversi altri luoghi della città di Roma, popolata in questi giorni da un’immensa folla silenziosa ed orante. Tutti saluto cordialmente. A nome anche del Collegio dei Cardinali desidero rivolgere il mio deferente pensiero ai Capi di Stato, di Governo e alle delegazioni dei vari Paesi. Saluto le Autorità e i Rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane, come pure delle diverse religioni. Saluto poi gli Arcivescovi, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i fedeli tutti giunti da ogni Continente; in modo speciale i giovani, che Giovanni Paolo II amava definire futuro e speranza della Chiesa. Il mio saluto raggiunge, inoltre, quanti in ogni parte del mondo sono a noi uniti attraverso la radio e la televisione in questa corale partecipazione al solenne rito di commiato dall’amato Pontefice.
Seguimi – da giovane studente Karol Wojtyła era entusiasta della letteratura, del teatro, della poesia. Lavorando in una fabbrica chimica, circondato e minacciato dal terrore nazista, ha sentito la voce del Signore: Seguimi! In questo contesto molto particolare cominciò a leggere libri di filosofia e di teologia, entrò poi nel seminario clandestino creato dal Cardinale Sapieha e dopo la guerra poté completare i suoi studi nella facoltà teologica dell’Università Jaghellonica di Cracovia. Tante volte nelle sue lettere ai sacerdoti e nei suoi libri autobiografici ci ha parlato del suo sacerdozio, al quale fu ordinato il 1° novembre 1946. In questi testi interpreta il suo sacerdozio in particolare a partire da tre parole del Signore. Innanzitutto questa: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16). La seconda parola è: “Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10, 11). E finalmente: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9). In queste tre parole vediamo tutta l’anima del nostro Santo Padre. E’ realmente andato ovunque ed instancabilmente per portare frutto, un frutto che rimane. “Alzatevi, andiamo!”, è il titolo del suo penultimo libro. “Alzatevi, andiamo!” – con queste parole ci ha risvegliato da una fede stanca, dal sonno dei discepoli di ieri e di oggi. “Alzatevi, andiamo!” dice anche oggi a noi. Il Santo Padre è stato poi sacerdote fino in fondo, perché ha offerto la sua vita a Dio per le sue pecore e per l’intera famiglia umana, in una donazione quotidiana al servizio della Chiesa e soprattutto nelle difficili prove degli ultimi mesi. Così è diventato una sola cosa con Cristo, il buon pastore che ama le sue pecore. E infine “rimanete nel mio amore”: Il Papa che ha cercato l’incontro con tutti, che ha avuto una capacità di perdono e di apertura del cuore per tutti, ci dice, anche oggi, con queste parole del Signore: Dimorando nell’amore di Cristo impariamo, alla scuola di Cristo, l’arte del vero amore
Seguimi! Nel luglio 1958 comincia per il giovane sacerdote Karol Wojtyła una nuova tappa nel cammino con il Signore e dietro il Signore. Karol si era recato come di solito con un gruppo di giovani appassionati di canoa ai laghi Masuri per una vacanza da vivere insieme. Ma portava con sé una lettera che lo invitava a presentarsi al Primate di Polonia, Cardinale Wyszyński e poteva indovinare lo scopo dell’incontro: la sua nomina a Vescovo ausiliare di Cracovia. Lasciare l’insegnamento accademico, lasciare questa stimolante comunione con i giovani, lasciare il grande agone intellettuale per conoscere ed interpretare il mistero della creatura uomo, per rendere presente nel mondo di oggi l’interpretazione cristiana del nostro essere – tutto ciò doveva apparirgli come un perdere se stesso, perdere proprio quanto era divenuto l’identità umana di questo giovane sacerdote. Seguimi – Karol Wojtyła accettò, sentendo nella chiamata della Chiesa la voce di Cristo. E si è poi reso conto di come è vera la parola del Signore: “Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà” (Lc 17, 33). Il nostro Papa – lo sappiamo tutti – non ha mai voluto salvare la propria vita, tenerla per sé; ha voluto dare se stesso senza riserve, fino all’ultimo momento, per Cristo e così anche per noi. Proprio in tal modo ha potuto sperimentare come tutto quanto aveva consegnato nelle mani del Signore è ritornato in modo nuovo: l’amore alla parola, alla poesia, alle lettere fu una parte essenziale della sua missione pastorale e ha dato nuova freschezza, nuova attualità, nuova attrazione all’annuncio del Vangelo, proprio anche quando esso è segno di contraddizione
Seguimi! Nell’ottobre 1978 il Cardinale Wojtyła ode di nuovo la voce del Signore. Si rinnova il dialogo con Pietro riportato nel Vangelo di questa celebrazione: “Simone di Giovanni, mi ami? Pasci le mie pecorelle!” Alla domanda del Signore: Karol mi ami?, l’Arcivescovo di Cracovia rispose dal profondo del suo cuore: “Signore, tu sai tutto: Tu sai che ti amo”. L’amore di Cristo fu la forza dominante nel nostro amato Santo Padre; chi lo ha visto pregare, chi lo ha sentito predicare, lo sa. E così, grazie a questo profondo radicamento in Cristo ha potuto portare un peso, che va oltre le forze puramente umane: Essere pastore del gregge di Cristo, della sua Chiesa universale. Non è qui il momento di parlare dei singoli contenuti di questo Pontificato così ricco. Vorrei solo leggere due passi della liturgia di oggi, nei quali appaiono elementi centrali del suo annuncio. Nella prima lettura dice San Pietro - e dice il Papa con San Pietro - a noi: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto. Questa è la parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, recando la buona novella della pace, per mezzo di Gesù Cristo, che è Signore di tutti” (Atti 10, 34-36). E, nella seconda lettura, San Paolo - e con San Paolo il nostro Papa defunto – ci esorta ad alta voce: “Fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete saldi nel Signore così come avete imparato, carissimi” (Fil 4, 1).
Seguimi! Insieme al mandato di pascere il suo gregge, Cristo annunciò a Pietro il suo martirio. Con questa parola conclusiva e riassuntiva del dialogo sull’amore e sul mandato di pastore universale, il Signore richiama un altro dialogo, tenuto nel contesto dell’ultima cena. Qui Gesù aveva detto: “Dove vado io voi non potete venire”. Disse Pietro: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi” (Gv 13, 33.36). Gesù dalla cena va alla croce, va alla risurrezione – entra nel mistero pasquale; Pietro ancora non lo può seguire. Adesso – dopo la risurrezione – è venuto questo momento, questo “più tardi”. Pascendo il gregge di Cristo, Pietro entra nel mistero pasquale, va verso la croce e la risurrezione. Il Signore lo dice con queste parole, “… quando eri più giovane... andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21, 18). Nel primo periodo del suo pontificato il Santo Padre, ancora giovane e pieno di forze, sotto la guida di Cristo andava fino ai confini del mondo. Ma poi sempre più è entrato nella comunione delle sofferenze di Cristo, sempre più ha compreso la verità delle parole: “Un altro ti cingerà…”. E proprio in questa comunione col Signore sofferente ha instancabilmente e con rinnovata intensità annunciato il Vangelo, il mistero dell’amore che va fino alla fine (cf Gv 13, 1).
Egli ha interpretato per noi il mistero pasquale come mistero della divina misericordia. Scrive nel suo ultimo libro: Il limite imposto al male “è in definitiva la divina misericordia” (“Memoria e identità”, pag. 70). E riflettendo sull’attentato dice: “Cristo, soffrendo per tutti noi, ha conferito un nuovo senso alla sofferenza; l’ha introdotta in una nuova dimensione, in un nuovo ordine: quello dell’amore…E’ la sofferenza che brucia e consuma il male con la fiamma dell’amore e trae anche dal peccato una multiforme fioritura di bene” (pag. 199). Animato da questa visione, il Papa ha sofferto ed amato in comunione con Cristo e perciò il messaggio della sua sofferenza e del suo silenzio è stato così eloquente e fecondo.
Divina Misericordia: Il Santo Padre ha trovato il riflesso più puro della misericordia di Dio nella Madre di Dio. Lui, che aveva perso in tenera età la mamma, tanto più ha amato la Madre divina. Ha sentito le parole del Signore crocifisso come dette proprio a lui personalmente: “Ecco tua madre!”. Ed ha fatto come il discepolo prediletto: l’ha accolta nell’intimo del suo essere (eis ta idia: Gv 19, 27) – Totus tuus. E dalla madre ha imparato a conformarsi a Cristo.
Per tutti noi rimane indimenticabile come in questa ultima domenica di Pasqua della sua vita, il Santo Padre, segnato dalla sofferenza, si è affacciato ancora una volta alla finestra del Palazzo Apostolico ed un’ultima volta ha dato la benedizione “Urbi et orbi”. Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, Santo Padre. Noi affidiamo la tua cara anima alla Madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del Suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore. Amen.
Ieri sera alle 22 è suonata la campanella qui a Radio Vaticana… Ci avvisava che stavano per chiudere. Volevamo fare il bliz e rimanere dentro a dormire. Ma tanto avevamo già la famiglia di Gilberto che ci aspettava! Abbiamo finito di lavorare tardi, ma loro ci hanno aspettato (ma come ha fatto a venir fuori un figlio come lui?)… Fuori c'era un sacco di gente assiepata fin da piazza Pia e dietro ancora intorno ai Giardini di Castel S. Angelo, o nei pressi del sottopassaggio. In fila dietro le transenne, pronti a stendersi nei sacchi a pelo per passare la notte a cielo aperto. Tanti, tantissimi.Da brave pellegrine cio avviamo a piedi, riemdiamo un passaggio sull’autobus sbagliato e preseguiamo a piedi. Arriviamo verso le 22.30 da loro. Che strano Gil e sua sorella che mi aprono la porta! Il testamento del Papa è il nostro primo, preponderante argomento di conversazione. Il papà di Gil è particolarmente interessato. Scopro che è molto simpatico, invece mi ha sempre messo soggezione al telefono. Ceniamo insieme, ma Gil e la sorella lo hanno già fatto, con la differenza che Vittoria rimane con noi, mentre lui aleggia per la casa. E’ evidentemente imbarazzato… Un’anima in pena… Ogni tanto si affaccia, partecipa alla conversazione e poi scompare.
Sono i momenti in cui mi sembra di volergli più bene. Forse perchè sono quelli in cui mi sembra che abbia bisogno di conforto, anche se la “causa” del malessere, al momento, sono io. Però non è turbato in senso negativo… E’ solo più confuso del solito.
La cena scorre tranquillamente. Clima rilassato e disteso. Si crea una bella comunione. Poi a dormire. Lo incontro per caso in corridoio. Entrambi restiamo sorpresi (a dire il vero io mi sono spaventata…. )… Ci salutiamo imbarazzati. E’ tutto così strano.
Notte insonne… sveglia alle 4 e poi alla radio. “Dove c’è GP II, c’è avventura”, continua a ripetere la mia collega… Ripenso alle corse di questi giorni… a me che scendo ieri sera a Borgo Pio, vincendo le forze dell’ordine, per andare a procacciare cibo e al ritono aiuto i carabinieri nel rispondere ai pellegrini stranieri che chiedevano informazioni (scene degne di Totò)...
Aspettiamo l’autobus invano (ma Veltroni non aveva garantito gli autobus continui?), poi ci incamminiamo a piedi e dopo un po’ facciamo fare una manovra da ritiro della patente a un taxi!
La folla che ci aspetta è inverosimile. Mai vista tanta gente tutta insieme. Di ogni ordine e grado. Donne, vecchi e bambini, tutti sotto alle coperte. Molti ancora dormono, mentre altri stanno in piedi, intorno a loro per capire quando apriranno i varchi. Un grande, immenso dormitorio a cielo aperto. Curioso anche un tipo della (eccezionale) Protezione Civile avvolto in uan coperta… Anche loro sono uomini! Con il ns super pass superiamo i presidi delle forze dell’ordine e arriviamo. Che strana la radio a quest’ora… Ci godiamo dalla finestra gli ultimi deliranti momenti prima dell’apertura dei varchi. Quando ciò avviene è il caos. Uno dei momenti + appanicanti di questi giorni.
Ma si risolve anche questo… Condividiamo con altri colleghi e poi al lavoro…
Tra un po’ andrò in piazza per le esequie. So di essere fortunata… Ogni tanto!
giovedì, 07 aprile 2005
28 Maggio 2000 (Giubileo della Diocesi di Roma):
In Comunione con Giovanni Paolo II

Certe volte mi chiedo se tra i 5 km di pellegrini in fila per entrare a San Pietro, tutti siano veramente spinti da fede profonda e devozione. Oppure se non si faccia anche il grande sacrificio di mettersi in viaggio nella notte, sopportare oltre 10 ore di fila, come accaduto fino a ieri, pur di dire "Io c'ero"... Non voglio essere maligna, e soprattutto fare polemiche in questo contesto.... Ma il pensiero si insinua: hanno tutti seguito davvero così tanto il Papa? Letto i suoi messaggi, perseverato nei suoi moniti, pregato come lui chiedeva? Se davvero fosse così... le cose, nel mondo, non dovrebbero essere un po' diverse? Io non sono affatto uno stinco di santo, e, proprio perchè l'ho fatto, so che andare a rendere omaggio alla salma di Giovanni Paolo II è una grande esperienza di fede e di grazia. Ci credevo anche prima....
Tornando a noi... Oggi farò la giornalista pellegrina. Zaino in spalla stasera sarò ospitata da una famiglia nei pressi di San Pietro.... Insieme a una mia collega amica. Ma non si tratta di una famiglia qualunque. Non una a caso. Andrò a dormire a casa di Gilberto!
Per quanti si fossero collegati in questo momento, Gilberto è il mio ex fidanzato, protagonista di tante, a volte tormentate, a volte gioiose, pagine di questo blog. Quello dei tuffi al cuore e dei nodi in gola...
E' tutto surreale. Scusate l'ironia. Ma doveva insomma morire il Papa per farmi andare a cena a casa sua.... Incredibile ma vero!
martedì, 05 aprile 2005
Lo ammetto. Oggi più che mai mi sento molto fortunata. Ho avuto modo di rivedere la salma del Papa! Ho partecipato alla veglia per lui per più di 3 ore, dalle 6 alle 9 e ci hanno fatto avvicinare 2 volte... e la seconda, ne ho approfittato per restare un po' di più! Almeno un 2/3 interminabili minuti (la media è di 2 secondi, giusto il tempo di sfilargli davanti che poi tocca a quello dietro) davanti a lui in preghiera e vi assicuro che mi sono ricordata di tutti quelli che mi avevano detto di "vederlo anche da parte loro"! Che grande grazia, davvero!
E così ho avuto modo di leggere per lui in vita e anche adesso... ma è proprio una minima cosa rispetto a quello che lui ha fatto per me!
... Ancora una volta, grazie Giovanni Paolo II!
Giornata faticosa in radio, con la realizzazione di vari collegamenti "dalla fila"! Trova storie-testimonianze-notizie-comunicazioni di servizio... Ho fatto lo scoop del varco da via della Conciliazione per via Traspontina, Borgo Pio, Borgo S. Angelo e ancora via della Conciliazione... Che, per la situaizone, vi assicuro che è una gran cosa!
Domani si ricomincia... Mi auguro per i pellegrini che non ci siano altri scoop! Alcuni sono davvero ammirabili, anche 5/6 ore di fila per rendere omaggio alla salma del Papa e svariati chilometri macinati per arrivare da varie parti d'Italia/Europa/mondo. Il miracolo di Giovanni Paolo II continua...
La morte del Santo padre alla vigilia delle votazioni regionali aveva placato i bollenti spiriti. Tutti uniti e composti davanti al dolore. L'illusione è durata poco. Stamattina, anzi, da ieri sera, hanno ricominciato. E' giusto rendere noti e commentare i risulati. Non lo metto in dubbio.
11 governatori a 2 non è cosa di poco conto. Ha vinto la Sinistra o ha perso la Destra? Ci si chiede incessantemente. Ma, naturalmente, il dibattito non poteva avvenire con toni contenuti. La classe non è acqua. Visto che siamo ancora in lutto nazionale, si potrebbero, di grazia, evitare le provocazioni accese e attenersi alla cronaca?
Anche in tv i vaticanisti hanno lasciato spazio ai politici. Ogni tanto si aprono le finestre in piazza San Pietro, per richiuderle subito... forse per non far uscire le grida, si potrebbe pensare metaforicamente.
Il cordoglio è misto all'euforia da una parte e all'autoaccusa dall'altra.
I giornali optano per degli inserti speciali sul Papa, per non mischiare le carte.
Oggi tocca a me fare l'inviata nel pomeriggio di 105 live...
Ad majora!
lunedì, 04 aprile 2005
Sono andata a rendere omaggio alla salma del Papa! Vi racconterò del delirio per arrivarci, della folla che continua ad accalcarsi alle transenne... ecc. ecc.... Prima voglio fermare l'emozione provata.
Ho approfittato del pass della radio Vaticana per unirmi, insieme ad altri colleghi, ai dipendenti del Vaticano che da ieri potevano rendergli omaggio in maniera esclusiva insieme ai capi di Stato. La fila era molto composta. entriamo pregando il rosario. Ci raccomandano di non inginocchiarci e di fare velocemente. Quando tocca a me mi soffermo per qualche breve istante a contemplare il suo volto sereno. Avete presente di quei momenti in cui la mente va molto più veloce del tempo e delle parole? Ho rivisto i suoi occhi. Il Papa che mi dice "Spargete il seme del bene". La benedizione, l'abbraccio. Lui è lì, davanti a me, con il suo corpo immobile; la sua anima continua a parlarmi.
E' difficile poi rendere bene sulla carta, anzi, sulle pagine elettroniche, tutto quello che mi porto dentro. Però adesso sono meno triste... e porterò sempre dentro il conforto di averlo salutato un ultima volta.
domenica, 03 aprile 2005
Ero sullo scooter con G. sul Lungotevere, quando ieri sera ci ha chiamato un amico fotografo da piazza San Pietro, verso cui noi eravamo diretti. La notizia. Incredulità. Recitiamo insieme 3 "eterno riposo" per lui. Ancora faccio fatica però a credere che sia vero. Mentre parcheggiamo, l'sms dell'Ansa, secco, lapidario: "Giovanni Paolo II è morto". Intorno c'è un silenzio assordante. Ci avvicianimo veloci al centro della piazza. Tutti continuano a guardare verso le sue finestre. Ci sono reazioni diverse. Qualcuno prega sommessamete, qualcun'altro canta l'Alleluja. Molti hanno il volto rigato dalle lacrime. Anch'io non riesco a trattenermi. Abbraccio il mio amico, che, forse, senza questo Papa e le nostre GMG non avrei conosciuto.
Nel pomeriggio ero andata a Mosaiko su Sat 2000 per uno speciale in diretta tv sui giovani e il Papa. Proprio io avevo parlato della speranza della croce, del valore alto della sofferenza, di quanto a noi giovani cristiani il Papa ci avesse chiesto, "cercandoci" di continuare con entusiasmo la nostra missione. Però è difficile, adesso, non commuoversi e non sentirsi tristi. Inizia la recita del rosario. Si uniscono voci e lacrime. Intorno alle 22.37, un'ora dopo il decesso, risuonano le campane.
Avevo portato il mini disc per registrare delle interviste. Nessuno me l'aveva chiesto, ma ho pensato che sarebbero potute servire. Ma non me la sono sentita. Prego. Preghiamo. Incontro degli amici. Sono quelli di sempre e questo è un altro momento forte che condividiamo.
Siamo nei pressi del segrato. E' strano, perchè mentre in fondo alla piazza la gente è tutta accalcata e non ci sono spazi vuoti, qui, davanti, ce n'è molto. E' come se tutti fossero raccolti nell'abbraccio del colonnato. O nella zona da dove si vedono meglio le finestre dell'appartamento papale.
Restiamo lì ancora per molto. Più stretti e meno tristi.
Torno a casa e raccolgo un po' di pensieri...
Oggi si parla di Giovanni Paolo II "il Grande", ma io già lo sapevo.
Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel 2000 è difficile credere? Sì! È difficile. Non è il caso di nasconderlo. È difficile, ma con l'aiuto della grazia è possibile. In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è lui la bellezza che tanto vi attrae; è lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
Voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario.
Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro.
Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.
(Giovanni Paolo II ai giovani a Tor Vergata, GMG 2000)
Grazie, perchè so che Continuerai ad indirizzarmi e ad essere con me, in me!
sabato, 02 aprile 2005
venerdì, 01 aprile 2005
Ore 16.27... Il Comune di Roma ha sospeso le manifestazioni di spettacolo per oggi. Da stamattina RAI 1 trsmette trasmissioni speciali sul Papa. Che, lo ricordiamo, non è ancora morto. Faccio zapping e mi accorgo che su canale 5 sta andando la striscia degli Amici di Maria de Filippi, con due ragazzetti che litigano per non so cosa. Da un eccesso all'altro.
Stamattina avevo previsto di fare un giro di pr per le case discografiche di viale Mazzini e dintorni. E così è stato e non è mai mancata l'occasione per parlare del Papa. Sono tutti sinceramente dispiaciuti. Anche chi non crede. C'è un discografico che ha la foto con lui in ufficio, pur non essendo un fedele. Tante volte ne ho parlato con gli artisti. Sempre la stessa ammirazione, pur avendo idee religiose diverse (o del tutto assenti)...
In redazione, a Radio Vaticana, c'è apprensione mista ad agitazione. Sono stati sospesi i programmi musicali. Giustamente. Mi sono resa disponibile per qualsiasi altra cosa. Sotto la radio, a via della Conciliazione, delirio. File di turisti e pellegrini che si recano in piazza San Pietro e decine di camioncini di troupe televisive appostate davanti a Castel S. Angelo, al posto dei venditori ambulanti, in attesa di notizie.
Controllo le agenzie, pieni di iniziative di preghiera da ogni parte del globo, non solo dai cristiani. Torno a casa e, a parte seguire il TG1, non so bene cosa fare. Penso che dopo andrò alla messa a S. Giovanni.
Mi giro e ritrovo la mia foto con lui. Lo abbraccio.

Alla vita
-Nazim Hikmet
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.
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