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mercoledì, 28 settembre 2005
Sono passati 4 giorni, ma del mio futuro sposo ancora non c'è traccia. Pazienza.
Nel frattempo, passo le serate al computer per smaltire il lavoro che mi sono accumulata (forse, tra le 2 cose c'è un nesso?). Scrivere-scrivere-scrivere. Per Buone Notizie, per Romasette (che sarà on line dal 3 ottobre), per il programma di GA (cose para politiche)... Pazienza.
Intanto, sui pacs non ci si è messi ancora d'ccordo. Betori ieri alla conferenza a Radio Vaticana dichiara ufficialmente che la CEI continuerà ad intervenire "su temi di grande rilevanza morale come la vita umana, la famiglia, la giustizia e la solidarietà", parlando "serenamente, come chiede il Vangelo". Bene, ne sono compiaicuta.
Personalmente non le considero affatto delle ingerenze da potere spirituale vs. potere temporale.
Visto che il Vangelo, in 2 mila anni, non è stato ancora capito, la Chiesa ci aiuta a declinarlo. E non obbliga nessuno.
Sui giornali e nei tg c'è spazio per tutti ( poi, va beh, non sempre è diviso in maniera democratica, ma questo e un altro discorso - cfr le polemiche di questi giorni e poi, scusatemi se la prima categoria di notizie è più interessante!).
E se a qualcuno non gli sta bene, pazienza.
domenica, 25 settembre 2005
A distanza di 3 mesi ho un altro bouquet della sposa! E stavolta me lo sono guadaganto con un'atletica presa e senza manco troppa fatica (anche perchè avevo tacco 7 cm!).
E così, se al matrimonio di Miriam, la sposa aveva scelto di donarmelo come buon augurio, ieri Fabiana, come vuole la tradizone l'ha tirato e la fila di ragazze in pole position non era neppure esigua. Solo che io ero l'unica non fidanzata e il fato ha voluto che mi cadesse quasi tra le mani!
3 mesi fa avevo già scritto che 6 mesi erano pochi per sposarsi. Adesso mancano 3 piccoli mesi alla fine dell'anno e già se mi riuscissi a fidanzare come dico io... e come vuole il Signore, ok, sarebbe un miracolo!
giovedì, 22 settembre 2005
Io & Gaetano Curreri degli Stadio: ieri, più o meno (anzi, meno) a quest'ora, a Radio Vaticana, per l'intervista (mi permetto di dire ben riuscita) che potrete ascoltare su 105 sabato 24 settembre alle 12.15.
Ho ritrovato con piacere Gaetano, già intervistato per "Donne e colori", l'album del 2000, a Cagli, nelle Marche e poi per "Storie e geografie", del 2003, alla EMI, la loro casa discografica. Attento, serio e simpatico, cordiale, alla mano. E' uno con cui ti vien facile confidarti oltre intervistarlo. E ci parli di tutto, dal calcio alla preghiera.
Ieri era in studio da me, accompagnato dalla discografica SB e dal fido ufficio stampa nonchè mio ex capo (ecc. ecc.) DM, per parlare di "Amore volubile", il loro nuovo e splendido album (segnalo in particolare la traccia omonima, poi "Fine di un'estate", "Assolutamente sì", nonchè il primo singolo "Buona sorte"). Ma io non facio mai interviste "commerciali", quindi le nuove canzoni sono state il pretesto per parlare di incomunicabilità, sentimenti, rapporti interpresonali, pudore, coerenza, amore per il prossimo, fede, preghiera.
"Ama il prossimo tuo e tutto quello che hai dentro e non svenderlo mai, non svenderti mai. Spero solo che tu che tu abbia una buona sorte, io voglio che tu viva una buona sorte, io pregherò perché tu, perché tu viva una buona sorte, non chiedo niente di più" (Da "Buona sorte")
Gaetano mi ha raccontato del suo stupore nel sapere che uno sconosciuto prega per lui. Il nuovo singolo è nato durante la tournèe in America Latina e lì gli hanno spiegato il significato dll'augurio "Suerte" che si usa spesso dire e che non vuol dire, pare, lsoo "buona fortuna", ma è proprio una promessa di preghiera di accompagnamento. Alla fine dell'intervista gli ho raccontato che anche le mie bambine tribali pregano per me dall'India (e io per loro da qui). E ci siamo soffermati a pensare a quanto sia bella la loro fede spassionata e il loro modo di sorridere agli altri. Commozione...
Abbiamo parlato anche del suo ictus di un paio di anni fa e di come sia cambiata la sua prospettiva della vita e il suo modo di rapportarsi con le persone. La sofferenza ti segna ma lui ne ha tratto speranza! Trovo che sia un messaggio molto cristiano.
Con lui e gli altri della combriccola, siamo rimasti poi fino alle 19.30 davanti al mini televisore della portineria perchè volevano vedere la sua intervista al tg3, che però poi è saltata. Poco male. Ne abbiamo approfittato per chiacchierare allegramente, tra frizzi, lazzi, foto (quella della sua gatat e quelle che ci siamo fatti e che quando imparerò a scaricarle dal palmare vi farò vedere) e cellulari.
Sono tornata a casa alle 21.30 circa, stanca, ma con la trasmissione pronta e la serata è terminata ancora nella commozione generale per a serenata che Gianluca ha dedicato alla futura (il matromonio è sabato!) sposa Fabiana, che oltre ad essere una mia amica d'infanzia, abita alla scala accanto alla mia e una cosa così dalle ns parti non si era vista da parecchio!
Da un'intervista all'altra poi, oggi sono stata io intervistata da L'Unità per un articolo sui giovani e i Pacs. Ho pranzato con il giornalista, RM, e più che un'intervista è stata una chiacchierata catto-politica molto interessante. Non ho capito quando esce i pezzo. Lo scopriremo solo vivendo ( e magari, anche con una telefonata, che è meno poetico, ma più efficace!).
mercoledì, 21 settembre 2005
  
Le principesse del caro, vecchio Walt Disney, splendono ancora nei sogni delle bambine post moderne.
Dalla sala da ballo di Cenerentola (la preferita in assoluto... anche della sottoscritta, non solo delle bambine della rivista "Principesse Disney"), ai fondali marini di Ariel la Sirenetta, i ciliegi fioriti dela ciense Mulan, o i deserti esotici di Jasmine, o il bosco della Bella Addormentata o ancor ala biblioteca di Belle... è qui che le fantasie delle bambie convergono per sognare un po', tra una lezione d'inglese e una piroetta in palestra.
La notizia è oggi su tutti i giornali e già da ieri i sociologi pullulavano nei tg per spiegare il fenomeno e associare le eroine ai caratteri di oggi.
Anch'io da piccola (ma, veramente, anche adesso), volevo fare la Principessa da grande. E, come detto, Cenerentola incarnava perfettamente il mio ideale, quando l'amore vince la sfiga! Lei, lì, al ballo, con il suo fantastico vestitone (che ho emulato alla Prima Comunione, incitata dai parenti che me l'hanno comprato!... pensa come stavo).
Col senno (?) di poi, devo dire che c'è un'altra principessa che mi è piaciuta molto, anche se non è Disney: Fiona, la moglie di Shrek, una donna che si lascia letteralmente trasformare dall'amore! Divertente, scanzonata, tenera e determinata, con l'ugola spacca tutto... Insomma, un po' mi assomiglia e, anzi, tra lei e Cenerentola, io scelgo la prima.

lunedì, 19 settembre 2005
Lavorare con lentezza: è quanto mi succede con la pioggia. Soprattutto dopo essere stata svegliata all'alba dal rumore del temporale e dovermi mettere al computer con la scrivania davanti alla finestra e accorgermi che fuori è tutto ancora grigio. Voglio il sole!
Per la pioggia non mi sono neanche goduta la Notte Bianca. Sinceramente non mi andava di camminare avviluppata nel k-way o con l'ombrello in mano.
Capisco quelli che sono venuti apposta da fuori, ma quando alle 2 siamo usciti da casa di S. dopo la festa per il DP (sto tutelando la privacy, co' tutte 'ste sigle?!?) e mentre andavamo verso Trastevere ha ripreso a piovere abbondantemente, non era il caso di proseguire la notte.
I commercianti, leggo stamane sul giornale, sono soddisfattissimi, perchè a causa della pioggia la gente si è riversata nei locali o nei negozi per ripararsi e ha dovuto pur consumare qualcosa! Buon per loro.
Stasera invece, pioggia o non pioggia, c'è la cena di addio al nubilato di Fab., la mia amichetta d'infanzia (fedele lettrice del blog), quindi fino a domani non aggiungerò altro sulla serata a pseudo sorpresa...
Posso solo dire che saremo un sacco di donne tutte insieme, il che farebbe la felicità di qualcuno.
Io, si sa, non amo le "serate 8 marzo"... Ma per Fab farò questo sacrificio.
E così un altro matrimonio. E' normle che aumentando anche i miei anni (a dicembre saranno 28), aumentino anche miei coetanei che si sposano e che alzano il trend (avendo poi molti amici cattolici).
Proprio mentre si discute tanto sui PACS.
Il Pa.C.S. - “Patto Civile di Solidarietà” – è un Istituto giuridico che attesta la relazione di due persone maggiorenni dello stesso o di differente sesso. Definisce legalmente la vita in comune dei contraenti: sancisce l'obbligo al mutuo sostegno morale e materiale, stabilisce i diritti e i doveri reciproci e verso la società.
Pare che Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria, in Europa, hanno approvato leggi che danno alle coppie omosessuali (ed eterosessuali) la possibilità di legalizzare le proprie unioni al di fuori dell’Istituto del matrimonio. Di male in peggio.
Ormai il matrimonio si riduce a un affare economico. Tutto in nome, secondo i sostenitori del PACS della libertà. Una libertà che paradossalmente vuole regolare per legge un rapporto che gli interessati sottraggono allo schema istituzionale.
C'è qualcosa che non quadra...
Cioè, se prima si poteva scegliere tra matrimonio tradizionale (quello in chiesa con i fiori e la festa per molti, ahimè, lo ammetto, cioè non vissuto in pieno come un sacramento, ma questo è un altro capitolo...) e convivenza, adesso l'opzione è tra due matrimonio, di cui uno è più leggero. Per fare cosa? Far adottare figli alle coppie gay? Ma stiamo scherzando?
Io, che non sono una giurista, mi sono andata a rivedere una cosa:
Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Cerca cerca ho scoperto un articolo su Avvenire in cui si è parlato proprio di questo:
"Di tutt'altro avviso la Consulta che, ad esempio nella sentenza n.352 del 2000 e nell'ordinanza n.204 del 2003, ha affermato come «la convivenza more uxorio, basata sull'affectio quotidiana, liberamente ed in ogni istante revocabile (sembra proprio la definizione dei Pacs contenuta nella varie proposte di legge,ndr), presenta caratteristiche così profondamente diverse dal rapporto coniugale, da impedire l'automatica assimilazione delle due situazioni al fine di desumerne l'esigenza costituzionale di una parificazione di trattamento».
Parole chiarissime. Ma i promotori insistono e (proposta Pecoraro Scanio n.1232) sostengono che «le forme concrete di organizzazione dei nuclei familiari hanno subito profonde metamorfosi sia all'interno di una medesima cultura nei corso dei secoli, sia nell'ambito di culture differenti» e quindi «l'idea di famiglia risulta caratterizzata, oggi, da modalità assai differenti rispetto a quelle di alcuni decenni or sono». Anche su questo punto la Consulta (sentenza n.8 del 1996) è di parere opposto, e pur riconoscendo l'evoluzione dei costumi, non ne fa automaticamente discendere l'equiparazione fra matrimonio e convivenze. Sottolinea, infatti, che la «trasformazione della coscienza e dei costumi, cui la giurisprudenza di questa Corte non è indifferente, non autorizza peraltro la perdita dei contorni caratteristici delle due figure in una visione unificante come quella che risulta dalla radicale ed eccessiva affermazione (...) secondo la quale la convivenza di fatto rivestirebbe oggettivamente connotazioni identiche a quella che scaturiscono dal rapporto matrimoniale e dunque in nulla differirebbero, se non per il dato estrinseco della sanzione formale del vincolo».
Proseguendo nella lettura, ci si accorge che gli stessi articoli della Costituzione (i pacsisti si appellano anche al 2 (La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità...) vengono doppiamente interpretati a seconda della parte da cui si sta, insomma.
Una volta non c'era più religione. Adesso non c'è manco più ragione.
sabato, 17 settembre 2005
Mentre la prossima puntata di ALTA FEDELTA' (il mio programma, per chi non l'avesse capito o si fosse perso le puntate precedenti) ospiterà in studio Gaetano Curreri degli Stadio, (se tutto va come deve andare), quella di oggi alle 12.15 sempre su 105live - la Radio Vaticana in diretta, vi riassumerà tutti gli appuntamenti musicali di questa Notte Bianca 2005, che io mi sono andata a spulciare nei vari programmi (che quando ho preparato la puntata erano ancora divisi sempre per zona... ergo non è stato così facile selezionare i concerti!).
Se potete, ascoltatevela mentre io sarò al corso di progettazione sociale delle Acli... dalle 10 alle 18.
Poi, per la cronaca, di corsa a casa, doccia , breve relax e poi via a una cena di compleanno e poi, ancora, potrò finalmente godermi un po' di Notte Bianca, anche se vorrei tirare l'alba e andare al concerto alle 6.00 alla terrazza del Pincio con l'Orchestra della Notte della Taranta e Gianna Nannini. E questo sì che sarebbe uno "sfinimento" piacevole, come la pizzica insegna!
Chii può, intanto, può anche andare al mare, visto che i temporali sono previsti nel pomeriggio, e che adesso sta spuntando un sole niente male e in questi giorni fa ancora caldo...
E' difficile dare un tono alle cose scritte su carta ( o su pagina web), ma vi assicuro che per leggere le righe di cui sopra, ce ne vorrebbe uno ironico (intendo da "Se a 18".).. Sono diplomatica, eh?!?
giovedì, 15 settembre 2005
Ieri, ore 12: appuntamento al Circolo Ufficiali di Palazzo Barberini, la location very chic dove avrà luogo la cena pro vllaggio di Cavite (Manila- Filippine) che stiamo curando noi de La Cometa.
Io, affascinata dai dipinti e dalla regale tappezzeria, mi studiavo la collocazione del concerto di Robert Gatto e Danilo Rea che già si preannuncia molto suggestivo. Pranzo al circolo, in compagnia della principessa P e del suo futuro consorte, rimproverato perchè senza cravatta... Oops!
Per fortuna sono tipi molto alla mano e dal portamento della principessa c'è solo da imparare!
A tavola, per farvi capire, è uscito fuori il discorso sulla mia bisnonna e i suoi quasi 101 anni e ho detto loro che il suo segreto era il peperoncino che lei si portava ai banchetti delle cerimonie avvolto in un tovagliolo. La principessa era esterrefatta! Mi ha chiesto, incuriosita, se avesse mai avuto un'alimentazione particolare (lei è una tutta nutrizionista e personal trainer). Io le ho detto che per quello che ne sapevo, la mia bisnonna era cresciuta a pane & cipolle. Lei ha sgranato gli occhi stupita e se n'è fatta una ragione.
Insomma, la mia esuberanza colpisce ancora.
lunedì, 12 settembre 2005
"Affinché all'odio subentri l'amore ed all'egoismo la condivisione fraterna" (B16 per la Marcia della pace- 11 settembre 2005)
I've a dream: che la pace non abbia colori e neanche contesti precisi. Che sia sempre e per sempre.
C'ero anch'io insieme agli altri 199 mila alla 16ma marcia per la Pace Perugia - Assisi. Si marciava per testimoniare in favore di valori come la giustizia, la lotta alla fame e alla povertà nel mondo, affermando la centralità dell’Onu per realizzare questi obiettivi.
Marcia politica? Certo. Perchè pare che "la pace stia sempre a sinistra". E ci si mette pure Fini a dire "Per la sinistra italiana la pace è minacciata dagli Stati Uniti e dai nostri soldati in Iraq e non dal terrorismo fondamentalista”. Che ha anche ragione (e oggi arriva la notizia del ritiro definitivo da Gaza dell truppe israeliane). Ma perchè ridirlo quando 200 mila persone si mettono a fare oltre 25 km per condividere un valore che non sta nè a destra nè a sinistra, che non è rosso, verde o arcobaleno.
Ma io vi dico che mi piacerebbe pensare che la marcia sia politica ( ed è il motivo per cui l'ho fatta io) perchè non si può essere neautrali a questo mondo. Perchè chi non prende posizioni è spesso solamente indifferente. Non dico che fare la marcia era doverso e indispensabile. Era la mia prima volta, ma per la pace ci prego sempre.
E' importante però saper rispondere e agire sempre in questa direzione e ieri abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, cattolici e comunisti.
Il Vangelo mi insegna a stare dalla parte dei deboli, dei poveri, degli ultimi. Questo è il mio schieramento politico.
E ieri ho visto marciare anche tanti gruppi etnici differenti, peruviani, zingari dell'est, neri africani. Anche loro soggetti di diritti e non più solo oggetti.
Ho visto però anche i furbi che quando abbiamo trovato 2 bagni chimici (M e F) fuori a un bar (che, casualmente, aveva i bagni fuori servizio), prima di Bastia e abbiamo fatto 3 quarti d'ora di fila per non farla proprio tra i campi di girasole e alla fine, siccome i maschi erano di meno, abbiamo fatto una fila quasi unica e noi donne andavamo anche di là, arrivavano ragazzette e signore che si mettevano direttamente dalla parte degli uomini e hanno fatto solo 10 minuti di fila. Ho provato a dire "C'ero prima io"... Perchè per me la giustizia è anche questa, quella che si vede nelle piccole cose. E mi sono sentita rispondere "Noi siamo tutti insieme", perchè la sua amica, arrivata con lei, aveva fatto la furba per prima. Complimenti.
Interessanti i punti di ristoro equo e solidali, con pane e nutella di cacao equo e varie ed eventuali, anche se forse ce n'erano fin troppi e sembrava una continua festa dell'Unità. E che dire di quelli che vendevano lo zaino della marcia a 10 euro? Non ho capito a chi andassero questi soldi, però mi è sembrata una bella speculazione. Come quando a S. Maria degli Angeli, all'arrivo ad Assisi, dopo il violento acquazzone che ci ha sorpresi sul prato, un tipo si è messo ad urlare ("Magliette asciutte!- Comprate le magliette asciutte")... ed erano le magliette eque... Da un ambulante con i sandali mi sarei aspettata una distribuzione di magliette ai + bisognosi-senza ombrello.
I've a dream: che l'anno prossimo possa scrivere delle cose diverse.
venerdì, 09 settembre 2005
Qui Orvieto. So che sarebbe meglio che non scrivessi niente, perchè a quest'ora dovrei essere al centro congressi a seguire una delle relazioni... Ma siccome il mio nuovo capo mi ha precettato a distanza per una cosa urgente... mi sono imbucata in un internet point per lavorare. E visto che le Acli sono le associazioni cristiane dei lavoratori italiani, mi perdoneranno!
A parte gli approfondimenti su bios e polis, si viene al convegno di studi per fare pr. E io, a quelle politiche, c'ho aggiunto anche quelle professionali e sono passata in sala stampa a salutare 2 illustri colleghi RAI e Avvenire.
Cmq, a parte tutto, in questo momento sono in un posto molto carino, circondata da turisti stranieri. Pare che sia segnalato dalla guida del Gambero Rosso come il secondo caffè migliore d'Italia. Qui nella zona internet le pareti sono tappezzate di giornali e le luci soffuse... E invece di lavorare, visto che a tavola abbiamo gradito parecchio vinello della casa al Pozzo di San Patrizio, me cala la palpebra...
Speriamo di no... qui devo anche darmi un certo tono... sono pure consigliere nazionale!
giovedì, 08 settembre 2005
Nick Hornby a Roma -Concita a Orvieto: quanto rosico!
Lo scrittore londinese, il mio preferito, quello di "Alta fedeltà" per intenderci (sottolineo che l'attrazione è solo letterale e stilistica), sarà ospite del Festival delle Letterature al Campidoglio stasera, mentre io starò facendo pr con le Acli ad Orvieto... Uffa!
Una formula nuova e originale caratterizzerà la serie d'incontri, curati da Maria Ida Gaeta: infatti, lo scrittore straniero protagonista della serata sara' affiancato da un autore italiano, Marco Lodoli, scelto per le tante assonanze sia di ispirazione artistica che di stile di vita. Le letture che i due autori faranno, sia in inglese che in italiano, si incroceranno e saranno commentate dal canto di Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus e dalla musica di Fabio Barovero e Paolo Milanesi.
I musicisti sono stati scelti perche' capaci di mescolare in un mix originale ed energico la Canzone d'Autore italiana tradizionale con le ultime tendenze della musica rock ed elettronica, una miscela di tradizione e innovazione che caratterizzano anche il gusto e lo stile letterario di Nick Hornby.
Insomma, un incontro che mi sarebbe piaciuto moltissimo!
Comincio a pensare che faccio troppe cose nella vita. Non mi dispiace affatto andare a Orvieto... però, si è capito, anche questo, oltre a quelli politici, sarebbe stato un incontro interessante. Quasi quasi...
mercoledì, 07 settembre 2005
Alta fedeltà continua a fare, anzi, ad essere una notizia. Tra poco ( alle 15.30) la sottoscritta sarà ospite di Stop su 105live la Radio Vaticana in diretta per parlare del medesimo, dopo il successone di domenica scorsa in A Sua Immagine.
Peccherei di ipocrisia se dicessi che mi dispiace. Però la cosa comincia a diventare troppo grande per il mio piccolo e modesto blog!
Mentre scrivo (dalla radio vaticana), ascolto... un gran temporale che sta arrivando dopo aver oscurato il cielo che mi sembra quello che si vede nei cartoni animati sulle case abitate dalle streghe cattive: tutto grigio/fulminie saette. E non c'è niente da fare, questo tempo mi riduce l'attività cerebrale e mi abbassa l'umore. Va beh, lo so, ultimamente se la sono vista peggio da altre parti e a Roma, il massimo che accade è il traffico in tilt, i tombini allagati e qualche ramo sulle macchine nella peggiore delle ipotesi.
Domani partenza per Orvieto, per il convegno di studi delle Acli su “Bios & Polis. La vita nuova frontiera della questione sociale”, un modo per non archiviare i recenti referendum sulle tecniche di fecondazione assistita, ma soprattutto un’occasione per riflettere su un futuro che è già tra noi... con un bel carnet di ospiti politici/scientifici/cultuirali/ecclesiastici, (cliccasi per il programma).
Domenica tutti alla marcia Perugia Assisi. Io nella pace ci credo davvero. Non solo quella di quando manca la guerra.
Credo nella pace che riusciamo a costruire intorno a noi,
quando il rispetto per il prossimo è uno stile di vita,
quando il nostro impegno di cittadini attivi fa la differenza,
quando prima di accusare gli altri per quello che non fanno, guardo cosa faccio io,
quando prima di recriminare contro questo o quel governo, pretendo da me stessa che la prima a fare qualcosa di buono sia io,
quando la democrazia è anche nei piccoli gruppi che mi stanno intorno,
quando non mi rassegno alla legge del più forte dimostrando di non sgomitare per arrivare ai miei obiettivi e senza togliere niente a nessuno, quando predico bene e razzolo altrettanto.
Mentre apro il sito del tavolo della pace, mi compare questa: 
Ecco, io spero di non trovarmi in mezzo a bandiere politiche domenica. perchè niente di quello in cui io credo e che ho detto prima, ha a che fare con i colori della politica partitica. Dovrebbe essere una regola per tutti.
Io, con le Acli, faccio politica, ma quella di servizio, rivolta ai cittadini. La coscienza critica non mi è mai mancata, e con i miei vari impegni aclisti (dai giovani alle donne), si è accentuata ritrovando vigore e passione.
Quando si parla di pace, mi viene sempre in mente GPII e la sua grande intuizione di sottolineare che non c'è pace senza perdono.
"Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono: questo monito non mi stancherò di ripetere a quanti, per una ragione o per l'altra, coltivano dentro di sé odio, desiderio di vendetta, bramosia di distruzione" (GIOVANNI PAOLO II dal messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace per l'anno 2002).
Proviamo a rinunciarea gli slogan politici e teniamo a mente queste parole...
ps. Intanto, se volete c'è spazio per continuare a intervenire sul post della scorsa settimana "Perchè Dio permette tutto questo" (e quando si parla di ingiustizie ci si continua a interrogare). Scrivete qui...
martedì, 06 settembre 2005
Quanto sta accadedendo in questi giorni e su queste pagine virtuali ma estremamente reali (passatemi l'ossimoro), è davvero un grande dono. Ma non per me, piuttosto per l'immagine di Chiesa Giovane!
Tanti giovani cattolici si sono scatenati in accurate riflessioni su Dio, sul male, la sofferenza ma anche la gioia dell'annuncio. E' l'impegno che dovremmo prenderci ogni giorno.
Troppe volte noi cristiani non riusciamo ad essere realmente gioiosi, ma facciamo pesare le regole non scritte della nostra fede, avallando quanti pensano che il cristianesimo sia una serie di divieti morali.
Professiamo una fede di libertà e poi non sappiamo (o non vogliamo) rispondere a quanti ci tacciano di bigottismo.
All'opposto (e, purtroppo, ne conosco tanti), ci sono le esasperazioni di chi si sente di avere la Verità assoluta in pugno, dimenticando che il comandamento dell'Amore è ststo dettato dall'Umile Cristo.
Mettiamo in circolo tutto questo entusiasmo post Gmg! Quello che faccio nel mio piccolo io non è poi così raro.
Siamo in tanti, facciamo sentire sempre di più. La facciamo o no 'sta rivoluzione del male in bene?
Siamo sale della terra, luce del mondo non solo sulle pagine romantiche del Vangelo!
"Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla.
In vaste parti del mondo esiste oggi una strana dimenticanza di Dio. Sembra che tutto vada ugualmente anche senza di Lui. Ma al tempo stesso esiste anche un sentimento di frustrazione, di insoddisfazione di tutto e di tutti. Vien fatto di esclamare: Non è possibile che questa sia la vita! Davvero no. E così insieme con la dimenticanza di Dio esiste come un boom del religioso. Non voglio screditare tutto ciò che c’è in questo contesto. Può esserci anche la gioia sincera della scoperta. Ma, per dire il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la religione cercata alla maniera del “fai da te” alla fin fine non ci aiuta. È comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi.
Aiutate gli uomini a scoprire la vera stella che ci indica la strada: Gesù Cristo! Cerchiamo noi stessi di conoscerlo sempre meglio per poter in modo convincente guidare anche gli altri verso di Lui" (B16 all'omelia di Marienfeld, Colonia, domenica 21 agosto 2005, XX Gmg)... (CONTINUA)
domenica, 04 settembre 2005
Sono una donna, non sono una santa. Però sono una donna cattolica e adesso lo sanno anche quelle migliaia (milioni?) di persone che erano sintonizzate su RAI UNO stamattina a vedersi A Sua Immagine.
Il conduttore sapeva di "Alta Fedeltà" e lo ha spiattellato davanti alle telecamere per parlare di pudore, fatti in piazza e sentimenti.
In realtà ho visto che la cosa ha già sortito i suoi effetti (per ora positivi) e le visite sono aumentate.
Però ho la grande responsabilità di continuare ad essere una donna cattolica.
E lo farò come ho sempre fatto. Con pregi e difetti, vizi e virtù, peccati e opere di bene.
La teologa in studio mi ha appoggiato citando "Le Confessioni" di S. Agostino; io ho detto che per me non è una vetrina ma un modo di condividere quello che penso/provo/vivo.
E il tutto, non è partito dall'ultimo post su Dio, come ci si potrebbe immaginare in un programma cattolico della prima rete nazionale, ma da quello precedente, dove cito Giovanni. Oops!
Però me la sono cavata, con sincerità ed esuberanza che hanno conquistato il pubblico in sala, costituito da simpatici ragazzi/preti della prov. di Lecce che si sono appuntati l'indirizzo e mi verranno a trovare virtualmente. Modestia a parte, sono piaciuta anche ad autori e redazione... Ma non mi monto la testa, tranquilli.
Per la cronaca rosa, ieri sera ero al concerto di Elton John, ospite stampa ergo nel salottino buono di Colle Oppio. Bel concerto, molto ritmo (ma povero Colosseo!), vips e non, varia umanità (e non).
Cmq intanto prosegue lo scambio di contributi sulla questione "Perchè Dio permette tutto questo".
Grazie a quanti hanno già scritto. Vi invito a continuare con sincerità, anzi... con alta fedeltà alle cose che pensate...
venerdì, 02 settembre 2005
Un commento di Psicovirginio di ieri, merita più di una sintetita risposta e mi dà occasione per dire la mia su una delle provocazioni più frequenti sia di chi non crede, sia, purtroppo, di chi crede: "Perchè Dio permette tutto questo?".
Scrive Psico: "...di Spirito Santo ce ne sarebbe bisogno anche altrove. E invece, dov'è? E' una domanda che non dobbiamo smettere di farci. E le risposte di chi crede sono spesso insoddisfacenti. In pochi giorni abbiamo assistito a due ecatombi che hanno fatto più morti dell'11 settembre. A luglio, poi, gli attentati di Londra e Sharm El Sheik. Prima ancora a dicembre lo Tsunami. Un anno fa Beslan. E' normale? A me sembra che un tempo le cose andassero meglio. Siamo capaci anche oggi di dare una ragione alla nostra speranza?"
Ecco, sta tutta qui la questione: I cristiani di oggi, vogliono dare una ragione alla speranza? Quello che dico sempre io è che se solo tutti quelli che si professano cristiani, fossero realmente tali (una vita conforme al Vengelo, protesi alla santità, in ricerca della grazia... Per dirla in parole spicciole: "Ama il prossimo tuo come te stesso", lavare i piedi agli ultimi, porgere l'altra guancia, "Sia fatta la Tua volontà" e non la nostra, mettere Cristo al centro della vita e non se stessi, ecc...), sicuramente le cose sarebbero diverse. Non mi aspetto delle risposte cristiane da chi non lo è!
E' vero, davanti alla sofferenza, alla morte, alle perdite di innocenti, ci si pongono sempre domande con grossi punti interrogativi -ed è bene che le cose che accadono non ci lascino indifferenti, ma il dubbio deve essere costruttivo-.
11 Settembre, Medio Oriente, Beslan, Tsunami, uragani devastatori... tutte occasioni per diffondere cinismo e disprezzo anche per Dio, accusato di essere impotente.
Mi è capitato di trovarmi in situazioni di estrema povertà (vedi i viaggi in missione in India e Madagascar), tra i lebbrosi, negli orfanatrofi e nei centri per bambini malnutriti, oppure tra i cristiani in Terra Santa.
Vi assicuro che tra loro, nel cuore delle tragedie, non si discute su Dio, anzi, c'è una forte coscienza di fede. Non ci sono presuntuosi, si è tutti più uniti. C'è la grande consapevolezza, che qui spesso dimentichiamo, di essere VIVI! E la gratitudine per Dio.
La vita e la morte sono nelle mani di Dio, che non ci abbandona mai.
Davanti alle tragedie si diventa più piccoli. Ricordo bene come mi sono sentita mentre visitavo un ospedale in India e c'era una bambina in fin di vita che piangeva disperata, o in Madagascar, davanti a un bambino di 5 anni tutto ossa che non risuciva neanche a stare in piedi da solo. Ricordo di aver invocato lo Spirito Santo per darmi la forza di reagire e portare speranza, io che avevo tutto nella vita, soprattutto la Vita!
Se avessimo veramente fede, davanti alla morte, dovremmo poter ribaltare la domanda dei provocatori: Dio non permette la morte, ma la Vita Eterna, richiamando a se quanti lasciano questo mondo.
So benissimo che non è facile. Ho perso mio padre per un tumore quando io avevo 7 anni e 3 mesi, mio fratello poco meno di 6 e mia madre 29. Che senso aveva una morte così prematura e la nostra sofferenza?
Quello di tenerci uniti. E se oggi sono quella che sono è perchè mio padre continua a darmi la sua grande gioia di vivere, da bravo salernitano nato e cresciuto sulla costiera amalfitana!
Il distacco, il dolore sono la cosa più difficile da accettare. Ma, soprattuto noi che abbiamo fede, dobbiamo capire - e far capire- che le sofferenze non sono conseguenze di peccati, o della cattiveria di Dio. Giobbe insegna.
Nella lettera di s. Giacomo (1 - 2,9) si legge:
(2) Considerate una grande gioia, fratelli, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, (3) sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. (4) E la costanza compia in voi un'opera perfetta, affinché siate perfetti e completi, di nulla mancanti. (5) Ma se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, che dona a tutti liberamente senza rimproverare, e gli sarà data.(6) Ma la chieda con fede, senza dubitare, perché chi dubita è simile all'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. (7) Non pensi infatti tal uomo di ricevere qualcosa dal Signore, (8) perché è un uomo dal cuore doppio, instabile in tutte le sue vie.
Oppure, nella lettera di S. Paolo ai Romani (5 - 3,4): "ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che
l'afflizione produce perseveranza, (4)
la perseveranza esperienza e
l'esperienza speranza".
"La vera rivoluzione parte dai Santi, da Dio", ha detto B16 alla veglia di Marienfeld a Colonia. Mettiamoci in moto!
Impariamo a trasformare il male in bene. "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male" ha detto GPII per la Giornata Mondiale della Pace dello scorso gennaio. Ricordiamocene sempre.
giovedì, 01 settembre 2005
Lo ammetto: sono in un periodo di grazia. Che diciamo pure che era iniziato con il nuovo contratto per il nuovo lavoro; è proseguito con l'inattesa proposta di lavorare per il sito della Gmg, che ha portato con sè i vari articoli su Avvenire, la telecronaca a Sat2000, un'amicizia speciale, e anche quella con il collega di La7... etc etc. comprese le altre proposte che continuano ad arrivare...
Periodo che oggi, neanche un paio di ore fa, ha avuto il suo coronamento, quando Giovanni (G.), mi ha chiamata e siccome passava da queste parti mi ha chiesto di incontrarci per un caffè. Ci siamo visti, salutati, raccontati. E io gli ho detto che adesso sono serena. Sono sempre stata sincera con lui. Lui, che non era quello che volevo ma ci stavo bene insieme. Ma ero irrequieta per questa cosa. Adesso, frutto del periodo di grazia, penso che non ci frequenteremo più. Gliel'ho detto nella maniera più naturale possibile, dopo aver raccontato in un turbinio di parole ed emozioni, le mie ultime settimane di vita. Lui, galante e prodigo di complimenti come al solito, non ha potuto che prenderne atto, seppur a malincuore, come mi ha detto.
E quando poi, sotto casa, mi ha salutata, stringendomi e inchiodando la sua bocca sulle mie guance (e un po' anche sul collo), probabilmente ha pensato a tutt'altro che al mio stato di grazia...
Adesso mi sento molto sollevata. Qualcuno la chiama "energia positiva". Altri "karma dalla parte giusta". Io lo chiamo Spirito Santo che soffia su di me. Ci sono un sacco di altre cose belle in questo momento. E pazienza che non siano quelle sentimentali.
Ma, così, ho la forza di pregare molto anche per gli altri.
Il mondo è in lutto da parecchie parti, vedi l'uragano Katrina o la tragedia a Baghdad nei pressi della moschea sciita di Al Kazimiyah. Vite che si infrangono tra le onde o sotto a un ponte. E qua magari la cosa neanche ci sfiora. Basta coprirsi gli occhi durante il telegiornale.
Penso molto al mio futuro in questi giorni e prego, intanto, per quelli che non ce l'hanno più, per quelli che non vorrebbero più averlo, per quelli che lo stanno ritrovando.
New Orleans...

«A New Orleans le vittime sono centinaia»
Il sindaco: «Non contiamo più i cadaveri, forse sono anche migliaia. Ora concentriamoci sui sopravvissuti» Nel Mississippi altri 125 morti
Di Paolo M. Alfieri
Èuna avvilente agonia quella di New Orleans, è un abbandonarsi lento ma inesorabile all'abbraccio luttuoso delle acque che tutto sommergono e tutto distruggono. I salvati, scampati alla furia di Katrina, l'uragano che tre giorni fa ha devastato Louisiana, Mississippi e Alabama, aspettano ora di sapere quanti brandelli della propria vita sono sopravvissuti al vento, alle piogge e alle inondazioni.
C'è gente che ha perso tutto. Case, negozi, parenti. Sono 30 gli edifici crollati solo nel vecchio centro di New Orleans, migliaia le abitazioni le cui fondamenta stanno marcendo, tantissimi i cadaveri che galleggiano su strade trasformatesi in sconfinati canali di morte.
Ieri ha ceduto anche un altro degli argini edificati per difendere una città costruita troppo ottimisticamente al di sotto del livello del mare. Così anche quei quartieri che si erano finora salvati dall'allagamento si trovano ora sotto tre metri d'acqua. Durante la giornata il livello del flusso è sembrato a un certo punto stabilizzarsi, ma è troppo presto per mostrarsi fiduciosi.
Il cielo della città è tutto un vorticare di elicotteri della Guardia nazionale, della Guardia costiera, della Protezione civile. Si soccorrono coloro che ancora aspettano, ai piani alti degli edifici, di sfuggire alla morte. Erano già 1.200, fino a ieri, le persone strappate alle acque in questo modo. Si scaricano migliaia di sacchetti di sabbia per attutire le falle nelle barriere protettive che hanno ceduto, ma è un palliativo che non lenisce il flusso dell'inondazione. In lontananza spuntano anche bagliori d'incendio. Capannoni, depositi, strutture che erano scampate alle acque cedono ora alle fiamme, divampate probabilmente per delle fughe di gas.
Due milioni di persone sono ancora prive di acqua potabile e di collegamenti telefonici, le connessioni stradali sono impossibili e comunque sconsigliate. Il rischio di epidemie è altissimo, l'elettricità un miraggio. Per mantenere in funzione le apparecchiature sal va vita dei pazienti più gravi, il Tulane University Hospital è dovuto ricorrere a generatori portatili alimentati con la benzina travasata dalle automobili dei dipendenti.
È il disordine a regnare ormai in gran parte della città. La Guardia nazionale è stata dispiegata nel Quartiere francese, quello degli alberghi turistici e dei caffè all'aperto, simbolo e vanto della New Orleans troppo «facile», per porre un freno alle razzie degli sciacalli, ma quelli che inizialmente erano solo episodi marginali si sono trasformati col passare delle ore in razzie di massa. Centinaia di persone attraversano le (poche) aree praticabili della città con carretti e grandi sacchi di plastica arraffando gioielli, vestiti, televisori, ogni bene possibile dai negozi spalancati dalla furia del vento.
A presidiare alcune zone sono anche cittadini armati, e non mancano commercianti seduti, fucili in mano, davanti ai loro negozi. Uno di essi ha affisso un cartello, «You loot, I shoot», «Tu saccheggi, io sparo», che rende meglio di ogni dichiarazione ufficiale il clima d'anarchia che prevale su questa immensa distesa d'acqua.
Ci vorranno settimane prima che la situazione torni alla normalità, tre, forse quattro mesi prima che i residenti possano ritornare nelle proprie case, secondo quanto ha dichiarato il sindaco, Ray Nagin. L'80% dei 500mila abitanti aveva abbandonato New Orleans prima dell'arrivo di Katrina, ma come si farà a tenerli lontani così a lungo? E dove andranno tutti quelli che invece hanno affrontato l'uragano restando in città?
Per ora si sa solo che i 26 mila che si erano rifugiati nel Superdome, l'enorme stadio di football dei Saints, verranno trasferiti nell'arena dell'Astrodome a Houston, dopo che le condizioni di vita nel complesso sportivo cittadino sono diventate drammatiche. A Baton Rouge, 120 Km da New Orleans, sono stati evacuati anche più di 7mila detenuti da un centro penitenziario.
Le operazioni di soccorso per gli Stati colpiti sono coordinate dal Pentago no con un centro operativo a Camp Shelby, nel Mississippi, mentre la marina militare ha disposto l'invio di tre navi verso le coste del Golfo del Messico con acqua e rifornimenti per i sopravvissuti. George W. Bush, che ha ricevuto un messaggio di solidarietà dal presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi, visiterà in settimana le aree disastrate.
Impossibile stimare il numero delle vittime di questa tre giorni di distruzione. Le autorità della Louisiana ammettono di non aver nemmeno cominciato a contare i cadaveri. «L'ultima volta che ho visto Philip si teneva a galla stretto al tronco di un albero», racconta Cherrenonda Lee, 44 anni, che ricorda la furia dell'acqua trascinare via suo marito. «Lui è un nuotatore, ma batteva la testa dappertutto - continua - Dov'è che si riconoscono i corpi?».
Ovvio, pero', che in situazioni come queste si pensi prima di tutto a chi, invece, ce l'ha fatta. Come Karolyn Bell, che stringendo al petto il suo bimbo di appena 4 giorni, è riuscita a mettersi in salvo tra devastanti raffiche di vento.
In Mississippi, per ora, i morti sono 125, ma è quella che viene definita una «stima minimale». A New Orleans il sindaco parla di «centinaia, forse migliaia di vittime», un bilancio che rende in tutta la sua drammaticità la dimensione di una tragedia epocale.
E prego per loro, per quelli che non ci sono più, per quelli che rimangono. Che la musica e le nostre preghiere li accompagnino...
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