Alta Fedeltà

 

ovvero...
Comunico Ogni cosa Nella testa Ci sia: Incontri,persone e personaggi, Tuffi al cuore e nodi in gola, vita, musica e Amore.
Concita De Simone
Tra musica, cultura, amore, fede e solidarietà. Simpatica per natura, comunicativa per professione, ironica e appassionata per scelta...
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lunedì, 31 marzo 2008
 

"Il nostro stato emotivo è l’estasi.
Il nostro nutrimento è l’amore.
La nostra dipendenza è la tecnologia.
La nostra religione è la musica.
La nostra moneta è la conoscenza.
La nostra politica è nessuna.
La nostra società è un’utopia che sappiamo non sarà mai.
Potete odiarci. Potete ignorarci. Potete non capirci. Potete essere inconsapevoli della nostra esistenza. Possiamo solo sperare che non ci giudichiate, perché noi non vi giudicheremo mai.
Non siamo criminali. Non siamo disillusi. Non siamo dipendenti dalla droga...
".

Questo è un estratto del Manifesto dei Ravers, che si legge qui.

No, non ho smesso di frequentare l'Auditorium o i jazz club, ma recentemente mi sono aperta al mondo dei ravers per dovere di cronaca.

Ho raccolto la storia di un ravers. 28 anni, amico di un mio diciamo "collega".
D. : d puntato, come il suo nome. D come delizioso. Un ragazzo disponibile, schietto, alla mano.
D come droga. Sì, quella che si è preso fin da piccolo ai primi rave cominciati a frequentare alle medie. Quella che gira ancora oggi (e non ho capito se ne faccia ancora uso o no) ai rave che organizza lui.

D come dopotutto... Dopotutto, se per ballare nei locali devi spendere un sacco di soldi, che male c'è ad andare ai rave che costano poco e balli&bevi quanto ti pare?
Dopotutto... cioè quando alle 5 stai fatto e un locale normale chiude, tu mica puoi andare in giro così, no? E allora è meglio starsene al rave e smaltire la sbornia o l'esaltazione da droghe varie...

D. come disarmante la lucidità con cui mi raccontava queste cose.

E mentre parlava e spiegava, tutto compiaciuto, come funzionano i rave, chi e cosa c'è, ecc., io non provavo giudizi, anzi, mi stava e sta pure simpatico.

Mi chiedo: in che pianeta sono cresciuta?
Io, persino in terza media non potevo ancora andare - di pomeriggio- al Mc Donald's piazza di Spagna con la metro.
La scuola era vicino casa, 350 metri a piedi e non avevo necessità di prendere i mezzi.
La mia vita pomeridiana si svolgeva tutta nel quartiere: parrocchia, piscina, casa di F. per fare i compiti e poco altro.

In quarta ginnasio confesso di essere andata un paio di volte in discoteca di pomeriggio, all'insaputo di mia madre.
La prima volta mi fecero sulla mano un timbro all'ingresso... Che paura! Come giustificarmi?

Il massimo della trasgressione fu andare al bowling all'Acqua Cetosa e tornare mezz'ora dopo le 20, che scontai con svariati giorni di clausura.

Poi andò progressivamente meglio. Ma il progresso, comunque, fu lento. Basti pensare che a 16 anni, in prima liceo, il sabato sera potevo tornare al massimo alle 23.30.

Dei genitori di D. so solo che all'inizio si preoccupavano. Adesso lui vive ancora a casa con i suoi. E chissà se hanno smesso di chiederli "a che ora torni?"...

Mia madre ancora me lo chiede. Anche quando esco con Gl, che ormai è accasatissimo da me.

Ma io non mi permetto di fare paragoni sulle reciproche educazioni ricevute.
E i ravers c'erano pure ai miei tempi. Solo che io non li frequentavo.

Che i giovani non siano solo quelli delle parrocchie (il che, lo so da sola, non è sempre sinonimo di garanzia), insomma, l'ho sempre saputo.

E allora? Cos'è che ancora mi agita?

fedelmente postato da concita | 17:39 | commenti (3) | link |


giovedì, 20 marzo 2008
 

Bella scoperta.

(Adnkronos Salute) - Altro che oppio dei popoli. Secondo uno studio firmato da un team di ricercatori della Paris School of Economics sembra che nella religione si celi uno dei segreti della felicità. I credenti, infatti, sarebbero più abili nel fronteggiare shock e traumi legati, ad esempio, a un licenziamento o un divorzio. Almeno secondo i dati relativi a migliaia di cittadini europei, presentati alla conferenza della Royal Economic Society, in corso all'University of Warwick (Gb), dal team diretto da Andrew Clark, della Paris School of Economics. Numeri che rivelano come chi crede sia, in generale, più soddisfatto della vita.

Clark e Orsolya Lelkes dell'European Centre for Social Welfare Policy and Research hanno usato le informazioni di uno studio sulle casalinghe, per confrontare le attitudini di cristiani cattolici e protestanti in tema di felicità e problemi della vita, come ad esempio la disoccupazione. E confrontarle con quelle di persone non religiose. Ebbene, sembra che la religione possa offrire un 'cuscinetto' protettivo contro le delusioni della vita. "Abbiamo iniziato a lavorare sul perché alcuni Paesi europei avessero benefit più generosi per i disoccupati - racconta Clark alla Bbc online - ma la nostra analisi suggerisce che le persone credenti risentano meno delle insidie psicologiche dovute alla mancanza di lavoro, rispetto a chi non crede. E sono anche più soddisfatte della propria vita". Inoltre, nonostante questo gruppo si opponga più strenuamente ai divorzi, a livello psicologico risente meno di una separazione, quando questa si verifica. Insomma, è come se le persone religiose sperimentassero piccole ricompense quotidiane, che le aiutano a fronteggiare i problemi di ogni giorno.

I ricercatori avvertono, comunque, che a regalare il sorriso ai credenti potrebbe contribuire anche uno stile di vita peculiare, basato su un nucleo familiare stabile e sulla costruzione di relazioni solide.

Non so quanto sia prestigiosa questa Paris School of Economics, ma voglio sperare che non ci abbiano messo tanto a fare questa indagine, perchè sarebbe bastato un click sui blog cattolici per rendersene conto.

Non ho mai pensato di definire la mia fede un "cuscinetto". Cuscinetto ci chiamo quella rotondità sulla coscia sinistra.

Ma che la preghiera, il raccoglimento, il discernimento guidato dalla fede mi dessero serenità, sì, certo.
Tant'è che quando mi sento più inquieta è prechè mi sento anche più stanca dentro.

"La vita è felicità. Meritala", diceva già in maniera molto laica (Santa) Madre Teresa di Calcutta che chissà se la conoscono questi della Paris School of Economics.

In un Paese come il nostro, dove, purtroppo, la felicità è associata al potere d'acquisto, e ci si va a meritare la felicità più nel Lichtenstein che a Lourdes, questa della Scuola di Economia di Parigi, potrebbe davvero essere una scoperta sensazionale per tanti miscredenti spendaccioni.

E allora, in questi giorni di triduo pasquale, tempo di meditazioni e penitenza, tutti si meritano una preghiera per la felicità.

E io resto ottimista non solo per natura, dunque, ma anche per fede, perchè per me c'è sempre una Speranza superiore.
Magari al "settimo piano" in Rai.

ps. E tu, Gl, tanto amore mio che oggi compi 3... anni, quand'è che vorrai consacrare la nostra felicità?

 

fedelmente postato da concita | 08:59 | commenti (1) | link |


venerdì, 14 marzo 2008
 

locandina del film COME SPOSARE UN MILIONARIOC'è una domanda che mi gira da un po' nella testa: "Come può un giovane mettere su famiglia e affrontare un mutuo con la precarietà nel mondo del lavoro?".

Ma poi, ecco la soluzione: "Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun'altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo".

Non c'ero io a Tg2 Punto di Vista di ieri, ma, visti i complimenti per il sorriso, la risposta mi calza a pennello!

No, no, qui c'è poco da scherzare. La colpa è mia - e di tutti quelli che si sono indignati- che non abbiamo abbastanza humor o è di Silvio Berlusconi, così sfacciatamente sfrontato?

Certo, anche Mariyin Monroe ci aveva spiegato "Come sposare un milionario"... e invece noi precarie ancora non c'abbiamo capito niente, eh?

In un momento come quello che viviamo, insomma, vale ancora l' "essere ricchi dentro", come hanno insegnato a noi ragzze cattoliche?
O è meglio cercarsi un "ricco fuori" che dentro ha solo "un buon partito"?

Ps. Gl, amore mio, tu sei super partes, non ti preoccupare!

Ps2. Ma la Toffanin, fidnzata cn Piersilvio, se non erro, che ne pensa che il suocero l ha dato dell'opportunista?

fedelmente postato da concita | 10:57 | commenti (1) | link |


sabato, 08 marzo 2008
 

L'essermi "politicamente impegnata" sul blog, mi spinge a dire qualcosa proprio oggi, 8 marzo, festa della donna.

Non sono una femminista, ma sono per la femminilità.

Non ho mai amato le uscite di sole donne, anche a costo di risultare impopolare tra le mie amiche.

Non sono contraria alla legge 194 ma sono per la tutela della maternità (e, personalmente, contro l'aborto).

Non mi garba il servizio sulla "pillola del giorno dopo" che ho visto ieri sera a Le Iene, dove i medici obiettori apparivano dei cattivi che non fanno bene il proprio mestiere.

Non sopporto l' "ideologia di gender , chi vuole fare la "rivoluzione di genere", nè chi vuole cancellare le differenze tra uomini  e donne. Le identità maschili e femminili non possono essere liquide, confuse. Mi preoccupa che ognuno sia libero di scegliere arbitrariamente la propria identità sessuale, a prescindere dalle evidenze biologiche.

Non mi piace questa tendenza che minaccia e mette in questione particolarmente la figura della madre e del padre, e di conseguenza l'istituzione del matrimonio eterosessuale e la famiglia biparentale, spalancando la porta all'avvento di una società asessuata, senza uomini e senza donne.

Non è libertà il superamento dei vincoli naturali: è solitudine.

Non penso affatto che le conquiste per le donne si siano esaurite con il secolo scorso. Certo, il Novecento c'ha dato tutela, diritti e opportunità. Il voto alle donne del giugno 1946, la legge di tutela della maternità 1204 del 1971, la 125 del 1991 sulle pari opportunità, la 215 del 1992 sull’imprenditorialità femminilità Ma è una “rivoluzione incompiuta”.

Non si possono ignorare le varie difficoltà: della conciliazione dei tempi del lavoro e della famiglia, dell’esprimere liberamente attitudini, professionalità e competenze, di arrivare a incarichi prestigiosi per motivi di merito. Per non parlare dei Paesi dove le donne non vengono considerate neanche "essere umani".

Buon 8 marzo a tutte e a tutti... e a "tutt".

fedelmente postato da concita | 11:02 | commenti (1) | link |


giovedì, 06 marzo 2008
 

Alta Fedeltà: la politica e la città (di Roma)

Questo è come l'Ansa ha riportato una cosa cui ho assistito personalmente stamattina:

VATICANO: OPERAZIONE ANTI-AMBULANTI DELLA POLIZIA
(ANSA) - CITTA’ DEL VATICANO, 6 MAR - Nuova operazione anti-ambulanti abusivi della polizia italiana oggi in Via della Conciliazione. Le forze di sicurezza hanno inseguito e fermato alcuni delle decine di extracomunitari africani che vendono le loro mercanzie sotto i propilei e lungo la grande arteria che dal Vaticano porta al lungotevere. Quasi ogni giorno, nonostante le lamentale vaticane e i ripetuti interventi della polizia, si crea una specie di mercato abusivo proprio a ridosso
di piazza San Pietro. ’Occorrerebbe fare una campagna di sensibilizzazione con i turisti e con gli italiani perche’ evitino di comprare prodotti contraffatti dagli ambulanti’, ha osservato un vigile. ’Dietro a questo commercio - ha aggiunto - vi e’ un giro malavitoso. Ma purtroppo, ad essere fermati, sono
solo i pesci piccoli’. (ANSA).


La cosa si è svolta a Vicolo dell'Inferriata, proprio sotto la
redazione Rai dove lavoro.

A un certo punto, verso mezzogiorno, abbiamo sentito il classico fischietto dei vigili e io mi sono subito subito preoccupata della macchiana che avevo parcheggiato impunemente lì sotto.
Poi, però, abbiamo sentito urlare e ci siamo affacciati.

La scena era un gruppetto di immigrati, con tanto di merce abusiva, che sfuggivano a una squadra di vigili. Ma non solo volate solo urla. Abbiamo visto anche violente spinte e non voglio dire "pestaggi".

Un nordafricano è finito a terra. E ci è rimasto parecchio.

Nel frattempo io sono accorsa sul posto. Più che altro per la mia macchina: tutti quei vigili insieme erano davvero pericolosi.

Ho attraversato il tumulto, mentre una telecamera che spuntava dalla finestra di Anno zero, subito tacciata, riprendeva la scena.

Provavo una sensazione ambivalente: da una parte il desiderio di salvarmi da una multa; dall'altra il desiderio di difendere quegli immigrati. In mezzo, i vigili.

Lo so, gli ambulanti abusivi sono illegali, quelle borse di Prada gialle sono false, quegli occhiali di Gucci idem. Ma quelli, appunto come dice il vigile all'Ansa, sono "pesci piccoli" e non c'è bisogno di menargli.

In un Paese civile come il nostro, è possibile assistere ancora a queste scene?

fedelmente postato da concita | 15:32 | commenti (6) | link |


lunedì, 03 marzo 2008
 

Alta Fedeltà: la politica e la città (di Torino)

TORINO: BADANTE TROVA PORTAFOGLIO E LO RESTITUISCE, PROPRIETARIO LE REGALA I SOLDI
=

Torino, 3 mar. (Adnkronos) - Un atto di onesta’ ripagato con un gesto di generosita’. La vicenda, accaduta a Pino Torinese, ha come protagonista una badante romena che ha trovato per strada un portafogli contenente 450 euro e lo ha restituito avvisando subito i carabinieri e vedendosi alla fine regalare l’intera somma dal proprietario del portafogli commosso dal suo gesto e dalla sua storia.
La donna che vive con il marito che lavora saltuariamente come manovale, infatti, guadagna 800 euro al mese che invia in Romania per mantenere i due figli minorenni.

La badante ha notato a terra un portafogli da cui usciva una banconota da 50 euro e, per paura di essere accusata di furto, ha subito chiamato i carabinieri decidendo di non andare lei stessa a consegnarlo alle forze dell’ordine. Ai militari la signora ha spiegato di aver subito deciso di dare l’allarme mettendosi nei panni di chi aveva perso il portafoglio e pensando che questa persona avrebbe potuto essere in serie difficolta’ economiche.

Quando ha scoperto come erano andate le cose, il proprietario del portafogli, un medico torinese, commosso da quel gesto ha consegnato l’intera somma in una busta e, dopo aver chiesto di incontrare la badante, gliel’ha consegnata ringraziandola per la sua onesta’.

Mi piace l'idea di segnalare una così buona notizia che ha per protagonista un'immigrata, per di più rumena (che di solito finiscono solo in cronaca nera).

E mi chiedo: in un città come Roma (ma anche come Torino, Genova, Napoli, Catania, Sassari....), chi di noi, trovando accidentalmente a terra un portafogli con 450 euro restituirebbe tutto, senza tenersi i soldi?

 

fedelmente postato da concita | 15:36 | commenti (1) | link |


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