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lunedì, 26 maggio 2008
Da secoli, il lunedì è il giorno dei buoni propositi. Come i miei di oggi:
1) Scrivere sul blog;
2) Ricominciare a osservare la dieta dopo la pausa week end;
3) Chiamare A. e festeggiare finalmente il suo compleanno;
4) Contatti per la rivista e la festa delle Acli;
5) varie ed eventuali.
Almeno sul punto 1 ci siamo.
Anche se non sempre "chi ben comincia è a metà dell'opera". L'ho imparato a miei spese. E Gira e rigira da qualche tempo su queste pagine parlo della stessa -ineffabile- cosa.
L'altro giorno ho intervistato Massimo Ranieri. Più che altro c'ho parlato al telefono mentre lui stava per andare in scena a Napoli e io stavo rincasando, in macchina, dopo circa 30 minuti passati a fare il viale di Caracalla che, normalmente, si percorre in meno di 3 minuti, semafori compresi.
A tutti i vigili che leggono: avevo l'auricolare e sì, confesso, una mano sul volante e l'altra con la penna e l'agenda appoggiata sul sedile del passeggero. Ma tanto si andava così - inesorabilmente - piano, che non rappresentavo un pericolo per nessuno.
Ebbene, come poi ho scritto, Ranieri è quel che si dice un tipo con l'"artéteca", il "friccico", direbbero a Roma, quel quid (drebbero i latini) di brio e vivacità che ti fa affrontare la vita sempre con il sorriso.
Più o meno l'hanno sempre detto anche di me. Ma almeno fino a quando sarò costretta a tenermi il rospo in gola, in pochi se ne accorgeranno...
lunedì, 19 maggio 2008
Ad oggi, la parola più cliccata per approdare al mio blog, nel mese di maggio, è "tramonto"...
La domanda nasce spontanea: la rete è piena di romantici o di pessimisti?
A pensarci bene, ultimamente, sono circondata da un sacco di cose che possono essere lette da "due parti diverse". Opposte, magari, ma non necessarimente in conflitto.
E cosa tramonterà prima? La mia ansia o la mia serenità?
lunedì, 12 maggio 2008
E' come se questa pioggerelina di ieri e oggi stesse spazzando via un po' di roba(ccia) accaduta nelle scorse settimane.
Non parlo di cose politiche e/o sociali. Ma di altre che ti bloccano dentro, e che mortificherebbero l'ispirazione anche a Dante.
Tra le note - è il caso di dire- positive, l'intervista a Paolo Fresu, a parlare di quel mare in cui lui non sa nuotare dove però ci si immerge con la mente...
Ecco, meno male che tante volte si riescono a trovare delle "isole felici" dentro. Quando attaccare è più facile che costruire (distorcendo il pensiero di Zeman che, almeno, si riferiva a un attacco propositivo...).
Quando para occhi, para lumi e para venti impediscono di guardare come stanno veramente le cose.
C'è qualcuno che mi dice che, per fortuna, a me certe cose mi scivolano addosso e mi lasciano indenne.
Purtroppo però, mi capita spesso, in realtà, di assorbirle velocemente, tanto che gli altri non se ne accorgono.
E allora rimangono dentro e si vanno a insinuare in angoli nascosti. E, ogni tanto, mi ribolle il sangue e allora tornano a galla....
Mhm... quasi quasi mi do all'horror...
lunedì, 05 maggio 2008
Intervista esclusiva a Zdnek Zeman
di Concita De Simone
....Tanto schietto da risultare burbero, mister Zeman, il tecnico boemo oggi 61enne, è uno che ha letteralmente speso la sua carriera per salvaguardare il gioco del calcio, pagando di persona la sua lealtà. Come nel clamoroso caso delle denunce di doping, iniziate nel 1998, con una metafora -“Io vorrei che il calcio uscisse dalle farmacie e dagli uffici finanziari”- e finite con un processo conclusosi nel Marzo 2007 con la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato l'assoluzione, in Appello, degli imputati Agricola (medico sociale della Juventus) e Giraudo (dirigente della medesima squadra) dalle accuse legate al doping e che però ha annullato la sentenza di assoluzione, sempre pronunciata dalla Corte d'Appello, riguardo l'abuso di farmaci. Ma il reato era ormai prescritto e non è stato quindi istruito un nuovo processo.
Non solo Lazio (1994- 1997) e Roma (1997-1999) ma anche Foggia, Parma, Messina, Palermo, Napoli, Salernitana, Avellino, Lecce e Brescia nel suo curriculum di allenatore. Poche grandi vittorie nel palmares, ma molte soddisfazioni, con un modulo (il 4-3-3) preso a modello da tanti altri allentaori. Giocare bene e far divertire il pubblico, perchè: “Non c’è nulla di disonorevole nell’essere ultimi. Meglio ultimi che senza dignità”.
Ed eccolo Zeman, tanto sintetico nelle sue risposte, quanto efficace e tagliente. Uno che va letto oltre le righe, coerente con se stesso e con il personaggio che conosciamo.
Zeman, lei è il mister del 4-3-3, la tattica del pressare la palla e coprire gli spazi. Che effetto le fa sapere che questa tecnica di gioco è applicata anche in campi insospettabili come la politica o la vita di un’associazione come le Acli?
Sono delle cose diverse. Il calcio e un gioco. E nel calcio ci sono due fasi, una offensiva e l’altra difensiva. E siccome é difficile costruire qualcosa, è piú facile stare lì a difendersi.
Lei è un fautore dell’organizzazione che domina sull’improvvisazione. Quanto penalizza il contrario?
E’ una cosa comune. Cioè, si fanno le cose con molta superficialità, perche, magari, ci sono altri interessi sotto. Nel calcio bisogna cercare di far partecipare tutti. Anche se oggi é un gioco sempre piú individuale.
Quanto la ha infastidito rendersi conto che gli interessi economici prevalevano anche nel gioco del calcio?
E’ giusto, visto che c’e’ tanto interesse, tener conto dei soldi il problem ae’ di coem vengono tulizzato e eprche
Si può parlare di etica del lavoro nel calcio e qual è?
Nel calcio l’etica è il saper stare in gruppo, rispettare i ruoli e rispettare anche il pubblico, i tifosi.
10 anni fa lo scandalo del doping e alcune sue dichiarazioni forti, precise e compromettenti. Ma nella vita, secondo lei, vincono i furbi o gli onesti?
Vincono i più bravi, e questi devono essere onesti, senno non sono bravi.
“La popolarità del calcio si deve al fatto che in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma oggi il calcio è sempre più un’industria e meno un gioco”, lei dichiara nell’homepage del suo sito. Il calcio e, più in generale lo sport, può essere ancora un valore?
Quella è una frase di qualche tempo fa. Oggi si vedono sempre meno bambini con il pallone per la strada. Si vedono sempre meno bambini con il pallone per la strada. Ecco, si spendono tanti soldi, ma si fa poco per creare possibilità e strutture per i bambini. Comunque, sì, può essere un valore, perché si imparano tante cose utili per la vita, come la socializzazione, il rispetto delle regole. Finché non imparano qualcos’altro…
Lei crede in Dio?
Sì. Sono cattolico. Ma non ho mai pregato per le partite, non si prega per queste cose, ma per ben altro.
Esattamente 40 anni fa arrivava per la prima volta in Italia? Come vede il fenomeno dell’immigrazione oggi?
Io sono arrivato e avevo dove stare, mi ospitava mio zio, in Sicilia, ma se non avessi avuto parenti in Italia sarebbe stato difficile. Oggi si viene qui senza prospettive, e ci si ritrova facilmente nell’illegalità.
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