C'è gente che si diverte ad andare ad incendiare di notte garage e palazzi e a lasciare senza casa 160 famiglie fino a Natale.
C'è gente costretta (?) ad abbandonare nei cassonetti due bambini per ripararli dalla pioggia mentre si prostituisce (?).
C'è gente in Iraq e India che, 2009 anni dopo, perseguita ancora i seguaci di Cristo, colpevoli di predicare l'uguaglianza tra le genti.
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C'è gente su Facebook che si è rituffata nei ricordi, che sta lì tutto il giorno a smanettare per ritrovare chissà chi; e chi riscopre una focosa coscienza civile e inonda la rete di petizioni virtuali - dai diritti degli animali a quelli degli unviersitari- che ormai passo più tempo a "ignorare" le richieste di adesioni che mi arrivano lì, che non a leggere la posta elettronica ordinaria.
C'è gente invece che ancora passa il tempo sui blog e siccome non ha niente di meglio di fare, sceglie bersagli virtuali da colpire nell'anonimato, sputando sentenze e opinioni varie, rischiando però di cadere nel ridicolo (vedi i commenti al mio post precedente), e di navigarci da solo/a in tutto quel fango gettato.
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C'è gente, dulcis in fundo, che riscopre l'amore, che sa ancora guardarsi con occhi nuovi, che si rafforza nelle difficoltà, che combatte le calunnie con gli abbracci, che perdona, che sogna, che ama.
Chi pensa che musicalmente, in Italia, si sentano un po' sempre le stesse cose, della serie cambiano i nomi ma non la sostanza e anche Ligabue, che è tra i pochi che ancora vendono i dischi, fa un po' sempre le stesse canzoni, non ha mai sentito Jhon De Leo.
Dire istrionico e versatile è poco. Dopo averlo intervistato l'altro giorno, ieri l'ho anche visto dal vivo in concerto e mi sono realmente divertita.
Lo avevo definito un "fumetto parlante", ma lui va anche oltre, fino ad autoironici monologhi con un ventriloquo che non c'è.
Ai Sanremi (2), nonostante i premi, non aveva mai sfondato tra il pubblico con i Quintorigo, rimanendo una godibile presenza negli I Pod di pochi. Eppure è sempre stato originale, con quella sua voce-strumento portentosa, che lo fa essere un po' rumorista, un po' scat (la tecnica jazz per cui non si cantano parole ma fonemi improvvisati).
E poi gli strumenti giocattolo, usati da tutti suoi musicisti (anche loro bravi e polivalenti): che spasso!
L'intervista era iniziata con un po' di amarezza, perchè, nonostante tutto, non si sente libero di fare veramente-musicalmente come gli pare. Tv, mercato, manager non glielo permettono. Insomma, per il momento osa fino a un limite che però gli va stretto. Figuriamoci, allora che potrebbe combinare!
E di musicisti che si divertono a fare quello che fanno (suonare), ne ho visti anche al concerto di Giovanni Tommaso (che pure avevo intervistato), che ha festeggiato i suoi 50 anni di carriera portando sul palco, sul filo dell'amarcord, artisti ormai imbiancati dalle facce buffe e dalle mani ancora vivaci.
Insomma, dopo le ultime riflessioni sui lavoratori che mettono a rischio la propria vita ignorando le misure di sicurezza, mi piace parlare di lavoratori (lo so, c'è chi crede che fare il "musicista" non sia un lavoro, ma io no!), capaci di trasmettere ben altri brividi.
Tutta un'altra musica...